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Il mese di marzo è un periodo particolare per un amatore: l’inverno lascia spazio ai primi giorni tiepidi che anticipano la primavera. Fattore indispensabile per determinare la preparazione, il grado di forma di un’atleta. Il lavoro, le giornate corte, le intemperie spesso rendono complessa la preparazione in vista della prima Gran Fondo, per questo a marzo sono più le insicurezze che le certezze.

Da ben 25 anni, nonostante queste variabili, si è collocata una Gran Fondo che dal suo nome si evincono tanti aspetti: impegno, intensità, blasone. La “Davide Cassani” è senza alcun dubbio la prima corsa con gli ‘attributi’; altimetria, tipologia del percorso, spesso lista dei partecipanti, la rendono una ‘Classica’ di inizio stagione. Passare attraverso questa gara, farne una tappa fissa, spesso pone il livello di quello che attenderà l’amatore nella sua stagione agonistica.

La partenza sarà da Faenza, nello specifico dalla Piazza del Popolo, nel cuore della cittadina manfreda, domenica 17 marzo. Alle ore 9.30 scatterà la competizione, che permetterà agli appassionati di scegliere tra due percorsi: il lungo da 135,3 km oppure il medio da 86,2 km. Dislivelli importanti – specie per il lungo – rispettivamente di 2784 e 1474 metri. Il tracciato prenderà la via di Modigliana, verrà affrontata una prima parte interlocutoria di 20 chilometri circa, che scalderà i partecipanti in vista delle insidie del percorso. Arrivati a Modigliana, il gruppo si dividerà tra le due opzioni: lungo e medio si distingueranno praticamente subito.

Il lungo – che andremo a descrivere nel particolare – affronterà la prima salita di giornata, il Monte Chioda: 10km circa per raggiungere una quota di 656 metri. Il Chioda non è una salita dura, ha pendenze agevoli, specie superato il quinto chilometro, qualche punta all’11% verso il quarto, ma poi diventa una lunga strada dove spingere rapporti lunghi diventa importante per garantirsi velocità e buona media. Si scollina, potendo ammirare un paesaggio unico, caratteristico, il tipico medio appennino romagnolo, con prati e boschi. Colline medio-alte, dai disegni morbidi.

Discesa spedita, poche curve insidiose, fondo che alterna tratti quasi perfetti a qualche crepa che necessita circospezione. Si finisce quindi a Rocca San Casciano, dopo 10,5km di discesa. La strada riprende subito a salire; la via che porta la carovana a Portico di Romagna è tutto tranne che piatta. Si guadagnano circa 150 metri in 7km, si oltrepassa il Borgo e dopo 400 metri si imbocca il Monte Busca (704 metri, la vetta più alta). La Busca è una delle salite più belle e divertenti del nostro circondario, dove le curve rotonde, il pendio medio, permettono di avanzare convinti sino alla cima. Un passaggio al 10% è l’unico momento insidioso, per il resto è una salita da passisti, dove la forza determina selezione.

Oltrepassato il Monte Busca, la discesa è meno liscia e pulita del Chioda, addirittura vi si registrano due tratti di strada bianca. La manutenzione carente di certe strade porta i chiari segni. Il disegno dal canto suo è molto sinuoso, invitante, stimolando delle percorrenze veloci. Raggiunta Tredozio, i concorrenti avranno 10km di fondo valle che nella sua quasi totalità scenderà leggermente sino a Modigliana. Raggiunta la cittadina, sarà il Monte Casale a imprimere nuovamente un cambio di ritmo alla corsa. In pratica da questo punto il percorso lungo ricalcherà il medio, strada che quindi qualche ora prima è stato affrontato dai partecipanti del tracciato più soft.

Il Monte Casale (490 metri), od anche Monte Corno, è l’erta più arcigna della Gran Fondo. Sono poco più di 3km, ma le pendenze non scendono mai sotto l’8%, con passaggi costanti oltre il 10 ed alcune punte sul 15. A questo punto una salita così cattiva può dividere i più preparati, da quelli meno allenati. Può essere il crocevia della gara: anche se non lunga, è una salita dove le energie si vanno a sfumare ed a prevalere è colui che ha saputo gestire le energie e mantenuto quel grado di lucidità per dare un’accelerata.

Discesa velocissima, 4,5km, ripida per certi tratti ed anche tecnica, specie sul finale. Prima di entrare a Brisighella si dovrà oltrepassare uno strappo di 400 metri che sarà ostico per la sua posizione poco invitante. Uscendo da Brisighella, passata la stazione della ferrovia, si tenderà a destra, imboccando il Monticino (283 metri), senza dubbio la salita più agevole della giornata. Sono 3km, due relativamente impegnativi, con punte al 10%; essendo breve, non sarà così determinante nel recare grossi grattacapi. Va certo gestita, ma è un contorno, prima delle ultime battute, delle ultime insidie. Un aneddoto: questa era la salita sulla quale Davide Cassani testava le sue gambe in vista degli appuntamenti importanti. Una piccola palestra, uno specchio che ogni grande corridore ha per valutarsi.

Si scenderà quindi in maniera agevole, tornanti ampi, asfalto in buono stato, visibilità ottima: una formalità trovarsi in fondo e voltare a sinistra verso Zattaglia. 4 km di mangia e bevi per imboccare il Colle Albano (438metri), 6km di salita dolce, da rapporto, da grande velocità. Si fanno spesso i distacchi su salite così, perché chi ha perso energie non riesce a mantenere alta l’andatura, mentre i più brillanti avranno potenza da scaricare sui pedali. Arrivati in alto, saranno in pratica concluse le salite, 5 per il lungo e 3 per il medio. Come per le altre discese, anche qui gli accorgimenti sono i soliti: attenzione alle zone d’ombra che possono nascondere qualche buca o crepa. La visibilità è sempre ottimale, quindi leggendo bene l’arco di ogni curva si può disegnare una bella calata.

Si raggiungerà così Casola Valsenio, per poi seguire le indicazioni Riolo Terme – Castel Bolognese – Faenza. 11km di apparente discesa, utili per recuperare qualche cartuccia, sfruttando se possibile, le ruote di qualche compagno di viaggio. Approdando a Riolo Terme si verterà verso Villa Vezzano. Questa è una fase delicata, dove si salirà con improvvise, ma brevi strappate, e qualche concisa discesa. 5/6 chilometri per arrivare all’attacco dei Monti Coralli. Non è una vera salita, è una collinetta che, divisa in due fasi, può spaccare le gambe a chi non ne avrà più tanta da spendere o determinare il vincitore. Sono onde più che salite, ma fanno male e prosciugano. Superati i Coralli, mancheranno solo 6 chilometri al traguardo. E’ ormai fatta, le insidie si concludono con questo ultimo capitolo, con queste ultime stilettate. Ora non resta che seguire le frecce e portare il proprio pettorale, la propria bici, il proprio orgoglio al traguardo.

Percorso lungo o medio poco importa: a marzo non sono scontate certe fatiche, le giornata per allenarsi non sono state tantissime, quindi una Gran Fondo come la “Davide Cassani” va affrontata con la giusta parsimonia, il giusto piglio, senza il desiderio di strafare. Rispettando noi stessi, le nostre gambe e ricordandoci sempre che il nostro territorio ci dona tesori più o meno celati che vanno gustati anche in una domenica di marzo, senza l’obbligo di finire tutte le energie.