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A di… Allenatore

Stavolta si parte da Phil Melillo. Perchè l’epica si è posata su altre posizioni GPS, vero, ma il progettista silente di quel capolavoro fu questo italo-americano schivo. Che anche nel corso della Reunion, imbacuccato tra un cappellino e la sciarpona, sembrava quasi volersi nascondere, proteggere dinnanzi a tanta rediviva popolarità: riferiscono gli organizzatori che è stato in assoluto il più difficile da riportare al Palafiera. Perchè questo è uno che, dopo Forlì, fece “talora bene”, talora “meno bene”, e quando il “meno bene” cominciava a prevalere sinistramente sul “bene”, spense il cellulare e aprì un’edicola a Roseto degli Abruzzi. Anzichè prostituirsi ad un basket nel quale non si trovava più a suo agio.

B di… Boccio

Non ci fosse stato lui ci sarebbe ancora la FulgorLibertas, col suo cumulo di debiti, di equivoci, e tutte le sue velenose metastasi in circolo per ogni via della città. E se ci fosse stata la FulgorLibertas, l’unica Reunion che avremmo visto sarebbe stata quella con Laganà, Sonego e Rambelli, con rispetto parlando. Onore a Max e alla signora Chirisi (già signorina Antinori, per qualche tempo, in passato). Mvp occulti.

C di… Cavallari

Bob è la tua coscienza che ti parla. Ehi, quell’uomo ti aiuta a vivere! Nel 1994/95 ti insegnò, con l’esempio, che stare al proprio posto e fare in silenzio il proprio dovere, alla fine ti regalerà il meritato momento di gloria: tipo la leggendaria falcata per il sottomano di sinistro più bello di sempre. Oggi ti insegna che prendere un chilo all’anno può tutto sommato far parte del gioco.

D di… Di Santo

Garbatamente (e giustamente) irritato per la mancata menzione nel nostro “Se Capiterà”. Ha cambiato più montature in 48 ore di Sasha Grey ai bei tempi. Solo che quelle di Max erano occhiali. La sua parabola, quella del Brutto Anatroccolo che il 1994/95 eredita dal biennio Telemarket con scarsa convinzione con lui che – capendo, a un certo punto, cosa cambiare e come farlo – converte in pochi mesi la malsopportazione in idolatrìa, andrebbe fatta studiare ai tanti giocatori interlocutori dei giorni nostri.

E di… English

No, non ci siamo, amici del Marini: davvero non ci siamo. Mancava AJ English. E pure Michelini, ora che ci penso. Se si devono fare le cose così, a cazzo, tanto per farle, decisamente meglio lasciar perdere.

F di… Focardi

“La curva impazzisce per te”. Ci piaceva esagerare, in effetti. Snello, oseremmo dire in forma smagliante, oltretutto gentile e disponibile proprio come ce lo ricordavamo. Lo vedi e sembra quasi che dal 1995 ad oggi non sia successo niente. Nemmeno quella retrocessione della Libertas di via dei Mille dalla B1 alla B2.

G di… Gigi Giulianini

Negli anni di Telemarket e Olitalia fu cuore pulsante e polmone inesausto del Basket Club Marini. Poi, esaurito da cotanto attivismo e deluso, come molti altri, dall’evaporazione del 1999, cadde in un infinito letargo. Dopo il mazzo che si è fatto nei 15 giorni appena trascorsi si dice tornerà nella tana. Per altri 15/20 anni. Almeno.

H di… Hill

Prima di firmare English, al Torneo di Cervia di settembre 1994 (sì, quello degli scapaccioni dietro la panchina di Rimini) l’Olitalia provò tal Keith Donovan Hill, individuato nel campionato venezuelano. Un animalino salterino che in verità non mi era spiaciuto. Ma niente, Rovati aveva la sempre la pretesa di capirne più di me e fece altre scelte. Hill, che poi avrebbe giocato in Francia, Spagna, Estonia e Grecia, passando anche fugacemente da Avellino (7 presenze nel 2001/02), poveretto, è deceduto, a soli 47 anni, nell’estate del 2017.

I di… Incomprensioni

Ce ne furono tante, ai tempi, tra i monellacci della curva e i più maturi del Marini. Uniti da una fede, divisi da ignoranze troppo differenti tra loro. Il tempo cancella tutto. E allora Lucio Segreto può perfino esibire con malcelato orgoglio una sciarpa BCM a favore di fotocamera.

J di… Juventude Blancoroja

Un minuto di raccoglimento per i tanti cugini caduti i battaglia.

K di… Kenny

Vedi alla voce Williams.

L di… Livello

Se vai ad un evento del genere, è fisiologicamente inevitabile fare il confronto tra il livello di quell’Olitalia 1994/95 e quello dell’odierna Unieuro. Tra il basket d’A2 di vent’anni abbondanti fa e quello dei nostri tempi. L’unica cosa certa è che da un punto di vista fisico e dell’atletismo è cambiato tutto. In peggio.

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M di… Monti

Da Angelo Biondo schiacciante, su Punto gialla cabriolet e annesso stuolo di giovanissime ammiratrici, a neo-predicatore capitolino della Congregazione dei Cavalieri dello Zodiaco. Comunque tranquillo, Max: dopo quella schiacciata nei denti a Carlton e quella craniata a Semprini, avevamo da tempo deliberato che saresti stato autorizzato a fare ciò che avresti voluto della tua vita. Perfino andare a giocare alla Fortitudo e a Rimini. Revoluscion.

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N di… Niccolai

L’unico, tra quelli a spasso sui legni del Palafiera, più pallido di Riccardo Castelli. A Forlì prenderebbe un’ovazione anche se andasse al Punta di Ferro a prendere le crocchette per il cocker spaniel. Nella circostanza si prende pure il coro dalla curva trevigiana: perché Saturnino si è fatto voler bene ovunque, come confermerebbero sicuramente anche a Pistoia. Impagabile, con quella cravatta che non metteva dai tempi del matrimonio di suo cugino di Pescia… e poi Selvaggia, la storica fidanzata, nomen/omen: sua la minigonna che ha pesantemente provato le coronarie dei maschietti in parterre e nell’anello verde. Ma a Dio (e alla sua fidanzata) cosa vuoi dirgli?

O di… Oriundo

Juan Manuel Moltedo. Per gli organizzatori nel 1994/95 aveva 21 anni (38 per la Questura), comunque poco importa. Tra gli zompi di Williams su alley-hoop di Attruia e il missile fotonico di Niccolai, la vera ‘variabile impazzita’ di quella promozione fu l’uruguagio. Che poi sarebbe tornato a Forlì, per una stagione agrodolce in FulgorLibertas, con Garelli allenatore. Non è stato un caso che il coach-fondatore sia tornato per la prima volta ad una partita della Pallacanestro Forlì 2.015. Apposta per lui. Voleva stringergli le mani. Intorno al collo.

P di… Playmaker

Stefano Attruia, rientrato nella sua Trieste e diventato papà, oggi fa – e con quella parlata calma ed efficace, fa benissimo a farlo – il coach e formatore. Federico Antinori invece, che dava qualche minuto all’altro, all’epoca sembrava uno dei quei giovani attori romani, tipo quelli della generazione dei Ricky Memphis, hai presente Ultrà e Soldati 365 all’Alba? Ciò detto, parlando di cose serie, Antinori in primavera sarà il capo-clan nella seconda stagione di Suburra.

Q di… Quattromila

Un quarto di secolo dopo fai ancora 4.000. Se pensi che nel mezzo ci sono stati Ferroni, Benzi, Bernabei, Volcan, Battoia, Volpato, Fiasco, Maiocco, Millina, Arpaia, Licartowsky, TJ Coleman, Soloperto, Eliantonio, Giannelli, Grazioso, Alberto Bucci, Frattin … concludi che la nostra passione è davvero indistruttibile.

R di… Rovati

Quel combinato disposto sfilato al Palafiera per l’infinita ovazione lo mise in piedi lui, Angelone. Dirigente capace, sopraffino intenditore di basket, capobranco scorbutico, livelli paraculistici a quota Virginio Bernardi, ai tempi adepto convinto dei triplici insegnamenti della vicina Fusignano (Occ, curaz e bus del cul). Passò in dieci anni dal delirio con cui Forlì può inebriarti a fare il consulente personale di quel brillante e godibile politico che risponde al nome di Romano Prodi. Solo Giovanni Lindo Ferretti ha avuto un percorso esistenziale simile.

S di… “Se capiterà”

C’è gente che sa ancora a memoria la Donna Cannone di De Gregori o Quel Ragazzo della Curva B di Nino D’Angelo, mentre ha totalmente scordato le parole di “Se Capiterà”. Ecco perché Forlì non è pronta ad un compiuto ritorno al basket che conta.

T di… Terribile

L’acustica del Palafiera. Di sotto si sente male. Di sopra niente. Quando nel 2177 qualcuno l’avrà preso in gestione l’impianto è pregato di intervenire a tal proposito. All’intervallo, la scintillante verve di Benzo (che perdoniamo anche se non ci ha detto le percentuali da 2 di Casprini alla fine del girone d’andata) avrebbe meritato di meglio.

U di… Unieuro

Tutto bello, tutto fichissimo. Peccato che gli atleti della Pallacanestro 2.015 non capissero esattamente cosa stava succedendo intorno a loro. Cosa fossero quelle correnti elettriche vaganti che aleggiavano nell’aria. Hanno provato, a sintonizzarcisi. Senza riuscirci. Non era facile, va detto.

V di… Volontà

L’Olitalia 1994/95 NON era in pole-position per la promozione. Era, questo sì, e con Niccolai e Attruia nel motore sarebbe potuto essere diversamente?, una squadra costruita per stare tra le prime. La Rimini di Myers e la Polti Cantù erano ampiamente più quotate. Ma quella Forlì volle fortissimamente salire, in barba ai pronostici. Qualcuno trascriva queste righe su un post-it e a giugno (alla vigilia della agoniate 3 promozioni) incolli il fogliettino giallo sul monitor del pc di Nicosanti in via Schiapparelli.

W di… Williams

Sul piano estetico pressochè identico al vertiginoso americano che quasi un quarto di secolo fa veleggiava tra i canestri del Palafiera. Di diverso qualche placca dorata sugli incisivi e il sesso (cambiato, nel frattempo) del suo personal trainer king-size. Certo, vederlo senza una Beck’s in mano era oggettivamente inquietante.

Z di… Zanna

Una delle sue frasi-cult di Panorama Basket ‘prima maniera’ era: “Forlì deve fare una semifinale playoff con la Benetton Treviso”. Siccome non erano playoff e siccome non si chiama più Benetton, l’infame non è venuto.