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Eravamo rimasti sulle pendici dell’Etna, su un arrivo suggestivo, con una sentenza in primo grado da non sottovalutare: Simon Yates nuova Maglia Rosa e Michelton-Scott squadra più pimpante del Gruppo. Il nostro Narratore dal Gruppo e non da meno nostro pupillo Matteo Montaguti, in attesa di iniziare a giocarsi le proprie carte in qualche fuga ben assortita.

Per quello che ci porta in dote in fatto di spunti dalla corsa la Tappa del ritorno sul Continente e quindi la ripartenza dalla Calabria, potremmo quasi sorvolare: poche emozioni, poche sorprese, qualche “illuso” che prova a movimentare la corsa, che nel suo finale ha però già ben delineato un finale allo Sprint: “Nessuna speranza di immaginarsi un’azione a lieto fine, siamo rimasti coperti ed abbiamo recuperato le energie in vista delle giornate a seguire”. Il fatto è che questo Giro è cominciato lontano dalla Terra natia, ha obbligato i corridori ad una serie inimmaginabile di spostamenti post gara e questo indubbiamente va sottolineato “I trasferimenti in questo inizio sono lunghi, impegnativi e costringono un recupero delle energie difficile, come non bastassero le ore in sella!” Quello che si temeva ad inizio Giro d’Italia, valutando bene la partenza da Israele, sta or ora mostrato la validità di quei dubbi. Matteo non è solito fare lamentele, ma diciamo che si percepisce dalle sue affermazioni, un po’ di esasperazione di rincorsa costante, nel dopo Gara; consapevole che durante una Corsa di tre settimane il riposo, con recupero annesso, rappresentano una parte integrante della vita ideale di un Corridore, non nascondendo che è uno degli ingredienti più importanti per ottenere un risultato apprezzabile.

Tornando alla tappa calabra, la settima, abbiamo accennato alla consistente possibilità di avere un nuovo sprint. Così è stato: le occasioni per le ruote veloci non saranno poi tante da qui alla fine, per questo Quick-Step, Wilier Selle-Italia e non meno la Bora-Hansgrohe hanno sigillato la corsa sul finire. Tappa a Sam Bennet, bruciato Viviani che già assaporava la tripletta dopo le due vittorie Israeliane. Per Matteo arrivo in pancia al gruppo, 48 esimo con lo stesso tempo del vincitore, ma impegnato negli ultimi 5 km a tenere davanti il Compagno-velocista Venturini. Non smentendosi mai, nel mostrare quella grandissima dote innata che è la generosità. A fine tappa scambiamo pochissime parole, lo sento concentrato, quasi vi fosse già scritto nella sua mente un piano dettagliato per l’indomani….

L’ottava tappa prevede un nuovo arrivo in quota, meno arduo dell’Etna. Resta comunque la salita di Montevergine un’ascesa di 15km, con pendenze abbordabili, però sarà importante per gli uomini di classifica non esagerare in vista della Tappa del giorno a seguire, senza perdere di vista un’eventuale opportunità, evitando di cadere in grattacapi. Noi però eravamo rimasti a quella percezione, una sorta di premonizione: “Oggi stavo molto bene, tanto che non ho fatto fatica ad entrare nella fuga; diciamo che entrare è stato naturale, meno far si che prendesse il largo, dato che a qualcuno (la Katusha) non andava bene, quindi ho dovuto spendere qualche energia in più per farcela”. Il gruppetto formato da sette, composto da corridori avvezzi alle sortite e scappatelle: “Sembravamo un bel gruppo. Molto forte. Invece non siamo risultati così incisivi! Non ci siamo spaventati dai tanti km che ci distanziavano dal traguardo, però qualcosa non tornava, il distacco non è mai dilatato”. Eri preoccupato per il fatto che ai meno 30 il meteo ha iniziato a fare le bizze? “Quando qualcosa deve andare storto, va storto… la pioggia ha ridotto ancor di più le nostre chance, le squadre si sono innervosite per spingere nelle prime posizioni i propri capitani, il vento a favore ha fatto il resto”. Ai meno 30 il distacco a favore di Matteo e compagni di fuga si aggirava sui 3 minuti, all’imbocco della salita poco più di un minuto: “Come temevo ci siamo poi comportati come amatori; senza offesa, ma non abbiamo pensato a giocarci tra noi la Tappa, ci siamo studiati e poi ognuno per se”. Però il gruppo non risaliva più troppo deciso, il distacco assestato sui 40/50 secondi non scemava, tanto che ad un certo punto Bouwman (Olandese della Lotto-Jumbo) ha abbandonato gli altri 6; a quel punto il gruppetto si è frantumato ed ad inseguire l’olandese è rimasto solo Matteo: “Salivamo distanziati di poche decine di metri, lo tenevo a portata per evitare di doverlo poi portare a ruota fino al culmine; ne avevo per ricucire, ma ho preferito rimanere in disparte… poi ai meno due km mi sono girato ed ho visto il Team Sky che tirava ed a meno di 15” ho avuto un attimo di smarrimento, in pratica ho mollato!” Per inciso, questo Matteo ha evitato di dirmelo e dato che ritengo non sia sua abitudine sottolineare il comportamento ambiguo di qualche corridore, ha glissato sul particolare importante: il primo corridore a rintuzzare definitivamente l’azione di Matteo è stato un suo compagno di squadra, che ha rotto gli indugi del gruppo, ma che in definitiva non ha raggiunto nessun obiettivo, se non quello di vedere un Ag2er superare un altro porta colori francese. Peccato veramente, ma non tutto è perduto. “Mi rimane la consapevolezza che sto bene e che recupero alla grande: quasi non mi sembra di aver fatto tutta questa fatica oggi!” Che bello vederlo correre per vincere, vederlo lottare, stringere i denti e mordere sul manubrio con tutta quella grinta in corpo che lo contraddistingue dalla media del Gruppo! Vincerà un Giovane Venezuelano, che anticipa le “scazzottate” dei Big, con uno scatto ai meno 1,4 dal traguardo: Carapaz è destinato a fare qualcosa di importante da grande. Maglia Rosa in gestione e favoriti tutti a braccetto sul Traguardo Campano.

Dopo Montevergine ed il suo Santuario deposto su una montagna verdissima, il giorno dopo il Giro porterà la sua Carovana in cima al Gran Sasso, all’Osservatorio di Campo Imperatore a 2135 mtr di altezza, dove la neve ancora resiste all’avanzare della stagione calda. “La Tappa era dura e così si è dimostrata (4000 metri di dislivello!), ma per fortuna è partita una fuga, che sinceramente in molti pensavamo potesse scamparla”. La Tappa era dura come detto, era suggestiva e forse allettante in vista del giorno di riposo e di qualche altra frazione più o meno interlocutoria che porterà i corridori verso le Alpi, quindi qualcuno la fuga preferiva annullarla: “Invece la fuga è sempre stata gestita, tenuta sotto scacco, massimo 7 minuti; prima la Scott e poi l’Astana hanno aggredito la corsa ed hanno colmato il distacco; la salita finale era a scalini, andavamo fortissimo anche col vento che tirava contro, sono così rimasto dentro al gruppo dei migliori per fare meno fatica e sfruttare la ruota di chi trainava; arrivando ai meno 6km dove ho deciso di staccarmi per non sprecare forze che faranno comodo e che ad ogni modo non avrebbe avuto senso spendere!” Sul traguardo mirabile del Gran Sasso d’Italia altra conferma per Yates che ha vinto la frazione, aggiudicandosi gli abbuoni e distanziando Froome ed Aru di un minuto; meglio Dumoulin che avrà la Cronometro tra qualche giorno, ma che per ora rincorre l’Inglese che sembra imbattibile.

Tornando alle cose che “contano per davvero”: “Il secondo giorno di riposo me lo godrò con la convinzione che sto bene e che la fiducia non mi manca, voglio riprovarci al più presto, sperando che finalmente una fuga possa avere la meglio!” Oggi era Riposo al Giro, la sgambatina, il relax, il poco mangiare sono delle condizioni immancabili in frangenti che a volte invece che aiutare minano il buon proseguo della Corsa. Oggi non abbiamo ricevuto grandi spunti, evitando di disturbarlo oltre modo. Siamo altresì convinti che domani inizia una nuova fase dalla quale scaturiranno spunti e forse altre emozioni di cui parleremo con grande trasporto.
Matteo sta facendo un Giro d’Italia di grande spessore, presente, cattivo e concentrato, dato che la gamba gira come si deve, soltanto la sfortuna impedirà a Lui ed a tutti noi di gioire per un risultato rilevante.
Forza e Coraggio!