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Nel pomeriggio di martedì è giunta una positiva notizia per tutto il mondo sportivo del nostro Paese e per i suoi appassionati. Il governo italiano ha infatti dato alla Federcalcio la disponibilità per la presenza del pubblico allo stadio Olimpico di Roma per le partite degli Europei di calcio al via il prossimo 11 giugno. L’assenso è arrivato direttamente dal ministro della Salute, Roberto Speranza, che ha ora ‘incaricato’ il Comitato tecnico-scientifico di stilare tutti “i protocolli che consentano di svolgere in sicurezza gli eventi”. Si trattava di un atto dovuto per non ‘perdere’ l’evento continentale che si svolgerà in forma itinerante: la Uefa non consentirà lo svolgimento di partite in Paesi che non permetteranno l’accesso ai tifosi.

Mentre la campagna vaccinale prosegue – a vele più o meno spiegate – e ci si avvicina alla bella stagione, il calcio, insomma, intravede la luce in fondo al tunnel. Se non altro può ora contare su una data ben definita in virtù della quale ipotizzare scenari anche e soprattutto in vista del campionato 2021/22. Come giusto che sia, a questo punto anche tutte le altre discipline sportive ‘sognano’ il ritorno del pubblico sulle tribune degli impianti. Tra queste, pure il mondo del basket nostrano.

Provando a pesare il tutto, c’è una rilevante discriminante che differenzia la palla a spicchi dal ‘pallone’ e potrebbe finire per creare figli e figliastri. Vale a dire il fatto che lo stadio è un ambiente aperto. In quanto tale – come oramai abbiamo colto dopo 13 mesi di pandemia –, con tutti i distanziamenti e le mascherine del caso, è esposto ad una minor circolazione del Covid-19 e dunque a un minor rischio correlato. I palasport, al contrario, sono luoghi chiusi. Nei quali si potrà in qualche modo favorire un maggior ricambio d’aria costante, con la conseguente (fondamentale) ‘pulizia’ dell’ambiente, ma sempre luoghi chiusi restano.

Al tempo stesso, però, un altro importante aspetto va considerato. E, in questo caso, farebbe il gioco del basket e dei tifosi. Circa un mese fa, l’esecutivo aveva dato l’ok alla riapertura di luoghi culturali come cinema e teatri a partire dal 27 marzo (simbolicamente in occasione della Giornata mondiale del teatro) nelle regioni bianche e gialle. Allora, le porte in realtà non riaprirono, poiché non vi erano zone classificate in una fascia di rischio così bassa. Ma oggi, a quanto pare, il governo sarebbe intenzionato a fissare le prime aperture tra fine aprile e inizio maggio – sempre nelle regioni in cui la situazione epidemiologica lo consentirà – tenendo ben ‘salde’ anche quelle di cinema e teatri, con tutti i rigidissimi protocolli del caso (capienza intorno al 20%, mascherine FFP2 obbligatorie e quant’altro). Eventi e manifestazioni al chiuso, dunque, proprio come le partite nei palasport.

Non resta che attendere, come da parecchi mesi a questa parte, e capire come evolveranno le cose. Facendo i conti della serva, ipotizzando un via libera ‘standardizzato’ dall’11 giugno anche per gli altri sport, la Pallacanestro 2.015 sarebbe a quel punto impegnata nei playoff di serie A2. Per la precisione negli impegni delle semifinali della post-season (tra gara 2 gara 3, indicativamente: non è stato ancora diramato alcun calendario oltre la seconda fase). Sempre che la corsa degli uomini di Dell’Agnello non si fermi malauguratamente nei quarti di finale. Chissà se in via Punta di Ferro, per qualche decisiva partita…