Forlì, esame Avellino. «Niente paura, possiamo giocarcela»

Alla vigilia della trasferta irpina, il pensiero della squadra va ad Andrea Baccarini, direttore sportivo dei Raggisolaris Faenza, scomparso a 49 anni. Poi l’analisi della sfida a una delle formazioni più attrezzate del campionato: «Non siamo in gita, si parte da 0-0».

La conferenza stampa si apre nel segno del dolore per la scomparsa di Andrea Baccarini, cofondatore e direttore sportivo dei Raggisolaris Faenza, morto a 49 anni dopo una grave malattia. Una notizia che colpisce profondamente il mondo della pallacanestro romagnola, che perde un dirigente capace di accompagnare la crescita della società faentina sin dalla sua fondazione, nel 2006. Ma oltre al ruolo sportivo, nel ricordo emerge soprattutto la dimensione umana di Baccarini: una persona solare e positiva, destinata a lasciare un vuoto nella famiglia, negli amici e in tutta la comunità del basket che lo ha conosciuto. È questo il pensiero espresso dall’ amministratore unico Gigi Garellli e da coach Nanni con cui si apre l’incontro con la stampa, prima che l’attenzione si sposti sulla trasferta di Forlì ad Avellino.

La settimana biancorossa è trascorsa nel complesso in maniera positiva, tra allenamenti intensi e una squadra concentrata sull’obiettivo. Qualche piccolo acciacco non ha compromesso il lavoro, mentre le prime vittorie hanno dato fiducia senza modificare l’approccio del gruppo. Il messaggio del coach è chiaro: è ancora troppo presto per trarre conclusioni dai risultati, e la priorità resta continuare a lavorare e preparare una partita solida.

Avellino, un’avversaria di alto livello

L’Avellino che attende Forlì è una squadra costruita per stare nella parte alta della classifica, con esperienza, fisicità e un organico profondo. Per il tecnico biancorosso rappresenta un test importante, utile per misurare il livello raggiunto dalla squadra contro una formazione che può ambire alle posizioni di vertice.

Gli irpini hanno dimostrato di saper soffrire e reagire anche nelle difficoltà. Nella gara contro Rimini, osservata dallo staff forlivese, Avellino è rimasta a lungo in svantaggio, arrivando a inseguire di dieci-dodici punti nel terzo quarto, prima di trovare la forza mentale per rientrare e giocarsi il finale. Una rimonta che racconta, secondo il coach, la qualità e il carattere dell’avversaria, capace di restare in partita e ribaltare l’inerzia nei momenti decisivi.

La chiave per Forlì sarà non farsi trascinare sul terreno preferito dagli avversari. Avellino è una formazione esperta, fisica, abituata a una pallacanestro più ragionata e a cercare il contatto. I biancorossi dovranno quindi provare a imporre il proprio ritmo, correre e giocare con energia, evitando che la partita si trasformi in una battaglia lenta e logorante.

«Non siamo in gita: possiamo competere»

Le prime vittorie e l’inserimento di Perkovic potrebbero suggerire di affrontare la trasferta con serenità. Ma il coach allontana subito l’idea di una squadra appagata o semplicemente pronta a godersi l’esperienza. «Tranquilli no. Non abbiamo nulla da perdere, ma possiamo giocarcela. Non giochiamo contro l’Olympiacos e non siamo qui per fare una scampagnata: la partita comincia sullo 0-0. Anche loro hanno due braccia e due gambe. Siamo carichi, in senso positivo».

La fiducia, dunque, non deve diventare presunzione. Il campionato è appena cominciato e una singola partita non può stabilire il reale valore di una squadra. Vincere contro Cividale non significa essere già una candidata alla promozione; allo stesso modo, perdere ad Avellino o a Caserta non vorrebbe dire essere destinate alla lotta per non retrocedere. Con 38 giornate in calendario, la priorità resta costruire un’identità e capire come il gruppo affronta le diverse situazioni di gioco.

Il ritmo e la tenuta mentale

Nelle prime due partite Forlì è rimasta avanti per gran parte del tempo, ma il tecnico sa che arriverà anche il momento di dover inseguire. È una situazione che la squadra dovrà imparare a gestire senza perdere lucidità. Il gioco biancorosso prevede ritmo alto e molti tiri da tre punti: caratteristiche che possono produrre parziali importanti, ma anche consentire agli avversari di rientrare.

Per questo serviranno solidità mentale e capacità di non farsi condizionare dagli errori. Una serie di triple sbagliate non deve diventare motivo di nervosismo, soprattutto quando a prendersi il tiro sono giocatori abituati a costruire e finalizzare quel tipo di azione. Nel corso della stagione le percentuali possono riequilibrarsi: la squadra dovrà essere pronta a restare dentro la partita anche quando il pallone non entra.

Il coach vuole quindi capire come Forlì reagirà quando si troverà in svantaggio. Anche un distacco di dieci punti a cinque minuti dalla fine non dovrà necessariamente far perdere fiducia: con una squadra che tira molto da tre, i parziali possono cambiare rapidamente. L’importante sarà mantenere lucidità e continuare a giocare secondo i propri principi.

Perkovic si inserisce

Tra gli aspetti positivi della settimana c’è l’inserimento di Tony Perkovic. Il giocatore sta prendendo confidenza con i compagni e con le richieste dello staff, troveremo con il tempo situazioni di gioco più adatte alle sue caratteristiche. Il ritmo elevato degli allenamenti sembra piacergli: lavora con intensità e arriva alla fine delle sedute stanco, un segnale che il coach legge positivamente. Il giudizio sul nuovo innesto è netto: Perkovic rappresenta un’aggiunta importante per la squadra.

Anche Marcus sta recuperando rapidamente il tempo perduto. Dopo una decina di giorni lontano dal gruppo per gli impegni con la nazionale e qualche problema alla schiena, sta ricostruendo le intese con i compagni. Il fastidio fisico gli ha impedito anche di partecipare alla giornata di squadra alla diga di Ridracoli, ma il reinserimento procede bene. Si fa apprezzare per la capacità di passare la palla e sta trovando un buon feeling con il gruppo.

Forlì parte quindi per Avellino con fiducia, ma senza illusioni. L’obiettivo non è dare un verdetto anticipato sulla stagione, bensì misurarsi con un’avversaria di livello, confermare i progressi e capire qualcosa in più sulla propria capacità di reggere una partita difficile anche nei momenti in cui l’inerzia dovesse cambiare.