Forlì, quasi 100mila euro dai giovani: come funziona il premio della Serie C

Nel campionato del Forlì c’è un risultato che si misura in euro e racconta una parte importante del progetto biancorosso. Dopo le prime nove giornate, il club attende poco meno di 100mila euro dalla prima tranche dei contributi Lega Pro per l’impiego dei giovani, contro i 91.150,23 euro dello stesso periodo del 2025/2026. È il riscontro economico di una scelta che coinvolge la costruzione della rosa, il lavoro di Campedelli e la crescita dei ragazzi.

Per comprenderne il peso basta guardare alla scorsa stagione, quando il Forlì aveva ottenuto oltre 619mila euro dai contributi per il minutaggio dei giovani. Una cifra che mostra quanto la valorizzazione possa incidere sulla sostenibilità del club. Dare spazio ai ragazzi può produrre risultati sportivi e risorse per sostenere il progetto: due esigenze che la dirigenza deve far convivere nella costruzione della squadra.

Ma come funziona?

Il premio è accessibile ai club associati dei tre gironi, rispettando liste e tesseramenti. Nel 2026/2027 valgono i giovani dal 2005, più due classe 2004 per gara. La soglia ordinaria è 271 minuti complessivi, il massimo 450: tre presenze intere danno 270. Con 1.897 minuti in sette gare si recuperano gli incontri sotto soglia e il minutaggio della lista vivaio vale comunque. I coefficienti sono 0,60 per i 2004, 1 per i 2005, 1,20 per i 2006 e 1,40 dal 2007. Il vivaio ha maggiorazioni del 200% sui primi 60 minuti complessivi, del 400% sui successivi; alternativamente, tre stagioni di tesseramento valgono il 75% e gli acquisti definitivi il 30%. I bonus non si sommano; in più, i prestiti da A e B richiedono condizioni economiche specifiche. Il fondo è ripartito proporzionalmente, senza tariffa fissa: conteggi ogni sette giornate fino alla 35ª, poi conguaglio (fonte: Regolamento Ufficiale Lega Pro 2026/2027).

In termini concreti, per ottenere parte di questo premio non basta avere tanti ragazzi nella rosa: bisogna farli giocare, rispettando i requisiti previsti dal regolamento. Il tempo trascorso in campo è fondamentale, perché i minuti dei giovani vengono sommati: se quattro ragazzi giocano un’intera partita, la squadra totalizza 360 minuti. Non tutti i minuti, però, hanno lo stesso valore. Il sistema premia maggiormente i calciatori più giovani e quelli formati nel settore giovanile della società. Anche aver acquistato un ragazzo a titolo definitivo può aumentare il contributo. Per questo i minuti ponderati sono diversi da quelli effettivamente giocati: rappresentano il risultato del conteggio dopo l’applicazione dei bonus.

Infatti, non esiste un prezzo fisso per ogni minuto. La somma spettante a ciascun club dipende dalle risorse disponibili e dal minutaggio riconosciuto alle altre società. La Lega effettua i conteggi ogni sette giornate, fino alla trentacinquesima, e alla fine della stagione verifica gli importi con un conguaglio. Ecco perché il Forlì può ricevere più soldi rispetto all’anno scorso pur avendo totalizzato meno minuti ponderati: il valore economico di quei minuti può cambiare da una stagione all’altra. Dunque, due squadre che impiegano i giovani per lo stesso tempo possono ottenere contributi diversi: conta anche quali ragazzi hanno giocato e quale percorso hanno alle spalle. Far crescere un calciatore del proprio vivaio viene premiato maggiormente. Il conteggio finale stabilisce poi quale parte del fondo spetta a ciascun club: una somma che può cambiare anche in base all’impiego dei giovani nelle altre squadre.

Si comprende così perché l’importo ricevuto non possa essere letto come una misura automatica dell’utilizzo dei ragazzi. Il Forlì ha totalizzato 7.012 minuti ponderati, corrispondenti a 3.052 effettivi, contro i 7.766,14 ponderati dell’anno precedente. Il contributo cresce mentre l’indicatore scende: per interpretare il confronto occorre considerare anche il valore del minuto nella ripartizione, senza attribuire l’aumento soltanto alle scelte del club.

Giovani e conti: la strategia per il futuro

Ogni società integra questa opportunità nei propri obiettivi, decidendo quanto spazio assegnare ai giovani e quale equilibrio costruire con i giocatori esperti. La prima tranche conferma il valore economico della scelta, ma non basta a stabilire quanto il club abbia fatto meglio degli altri. Per una società con risorse contenute, centinaia di migliaia di euro possono alleggerire il fabbisogno stagionale e contribuire alla copertura dei costi della squadra e dell’organizzazione. Senza il bilancio del Forlì non è possibile quantificarne l’incidenza precisa, ma l’ordine di grandezza rende evidente il valore della programmazione.

Il Direttore Sportivo Matteo Mariani di recente ha sottolineato che rispetto al passato il Forlì dispone di più giovani di proprietà e meno in prestito. La loro crescita può quindi produrre un beneficio ulteriore rispetto al contributo, rafforzando il patrimonio sportivo e aprendo eventuali prospettive di mercato. La valorizzazione acquista così un orizzonte più lungo della singola stagione: un ragazzo che diventa affidabile può rappresentare una risorsa tecnica duratura, prima ancora di un’opportunità di cessione.

Il compito di Campedelli è dare sostanza a questa scelta. Servono ragazzi capaci di assumersi responsabilità, imparare dagli errori e trovare continuità, con il sostegno dei compagni esperti. L’ambiente deve riconoscere i tempi della crescita, chiedendo progressi senza trasformare ogni difficoltà in una bocciatura. Il giudizio dovrà tenere insieme rendimento individuale e competitività collettiva. I contributi aiutano a sostenere il progetto; la permanenza fra i professionisti permette di continuarlo. È su questo equilibrio che il Forlì deve costruire il proprio futuro.