FORLì, ABBIAMO DIMENTICATO QUALCOSA?

80 anni quest’anno! Cara Pallacanestro forlivese, anzitutto come sta? ”Abbastanza bene grazie, a parte gli acciacchi dell’età tutto bene.”

Chissà quanti auguri, quanti riconoscimenti…  ”Veramente non mi ha detto niente nessuno, ma i giovani hanno tanto da fare… si saranno dimenticati.”

Abbiamo dimenticato qualcosa di importante! Proprio in questi mesi di ottant’anni fa, una squadra iniziava a prepararsi per la primissima partecipazione ad un campionato.

Forlì usciva da una guerra durissima. La città era stata liberata il 9 Novembre 1944 ma i mesi successivi e l’intero anno 1945 hanno segnato l’inizio della difficile ricostruzione materiale, sociale e politica. I tedeschi in ritirata fecero saltare edifici chiave come la Torre dell’Orologio che crollò sul Teatro Comunale, il campanile del Duomo, la Chiesa di San Biagio. La Piazza Saffi ed il Viale della Stazione furono distrutti dai bombardamenti.

In questi mesi del ’45, sul campo in terra battuta della parrocchia di Ravaldino, si giocò un torneo a cui partecipavano le squadra di Santa Lucia, Romiti, San Mercuriale, Cappuccini e appunto Ravaldino. In quell’occasione il Parroco Don Mario Forani effettuò il primo reclutamento che consentì poi nel ’46 di giocare la prima partita ufficiale in Aprile. Due squadre in campo: Juventus Forlì e Fortitudo Bologna. Per la cronaca la partita fu disputata su un terreno ghiacciato e non perfettamente livellato e finì con un rocambolesco pareggio di 26 a 26, sancito da un tiro a fil di sirena segnato dai felsinei. Cinque anni più tardi il nome cambiò, da Juventus a Libertas.

In questo 2026 ricorreva l’ottantesimo anniversario, traguardo di grande prestigio per non meritare qualcosa. Solitamente in questi casi si organizzano eventi speciali, cene di gala, festeggiamenti in genere. Si creano narrazioni storiche tramite mostre, magari un libro celebrativo con foto d’epoca e traguardi chiave. Siamo ormai ad Ottobre ed i tempi non ci sono più. Una cosa però potremmo pensarla, qualcosa che lasci un segno alla comunità.

Esistono in molti luoghi sportivi percorsi pedonali realizzati all’esterno di stadi, arene, palasport. Sono denominati “walk of fame”, in italiano “cammino della celebrità”. Ci sono tantissimi esempi, in Italia il più famoso è a Roma e si snoda tra il Viale delle Olimpiadi e lo Stadio Olimpico, nella zona del Foro Italico. E’ lastricato da targhe dedicate ad atleti e personaggi che si sono distinti particolarmente.

Personalmente ne ho visto un esempio all’esterno della Wells Fargo Arena, casa dei Sixers, franchigia Nba di Philadelphia. Si tratta di mattoncini incastonati nell’asfalto.

Questa la mia idea per l’ottantesimo della pallacanestro a Forlì: mattoncini commemorativi piazzati nel piazzale antistante il Palafiera, la casa del basket.

Sono in tanti che lo meriterebbero.

Lo meriterebbero Don Mario Forani e Gino Massa, rispettivamente ideatore e primissimo allenatore.

Lo meriterebbero i primi presidenti: l’onorevole Gino Mattarelli, il dottor Romano Tramonti e il professor Achille Galassi.

Lo meriterebbe il dottor Carlo Benzoni, in nome di tutti i giocatori di quel primo periodo di storia. Primo forlivese a giocare in serie A, cresciuto nella Fulgor, fu acquistato dalla MotoMorini Bologna per 12 magliette, 12 pantaloncini, 12 scarpe e 12 palloni per poi tornare alla Libertas dopo essere passato da Imola, Firenze e dal mitico Gira Bologna.

Lo meriterebbe il Professor Dido Guerrieri che per sette anni allenò Forlì. Un vero coach con idee di stampo americano, autore di due promozioni, nel 59 dalla C alla B e nel ’63 in serie A.

Certamente lo meriterebbe Renzo Paganelli, cresciuto nell’Oratorio di San Luigi, che nel ’75 vinse il campionato di A2 e fu premiato come miglior allenatore della serie A. E con lui tutti gli altri tecnici che hanno conseguito promozioni a Forlì: Renzo Ranuzzi (’67) che da giocatore ebbe 20 presenze in Nazionale e partecipò a due Olimpiadi, Ezio Cardaioli (’79), Giancarlo Asteo (’82), Virginio Bernardi (’90), Phil Melillo (’95), Giampaolo Di Lorenzo (’10) e Luigi Garelli (’16).

Lo meriterebbe Maurizio Gherardini, forlivese che ci ha reso orgogliosi di avere un concittadino come lui. Numero uno indiscusso dei dirigenti italiani, unico ad averlo fatto al top in America ed in Eurolega.

Lo meriterebbero l’oriundo Tony Gennari, Steve Mitchell centrone americano di Oklahoma City e Rod Griffin che preferì Forlì alla Nba che lo aveva scelto al primo giro, per poi stabilirsi per sempre nella nostra città.

Lo meriterebbe Gualberto Navoni, che per lunghi anni è stato Presidente provinciale della Federbasket e prezioso punto di riferimento per tutti, oltre ad avere un ruolo decisivo per molti finali nazionali giovanili fra Forlì e Castrocaro. Sempre in quella Fip provinciale è nato Davide Ramilli, forlivese che ha arbitrato diverse stagioni in serie A.

Lo meriterebbero Bob McAdoo, Darryl Dawkins e Sugar Ray Richardson, americani che sono stati stelle assolute in Nba, massimo campionato mondiale e hanno vestito la maglia del basket forlivese.

Lo meriterebbe Marco Bonamico, a Forlì dall’89 al ’93. 154 partite in Nazionale segnando 754 punti totali e vincendo gli Europei 1983 e medaglia d’argento alle Olimpiadi di Mosca 1980. E sempre pensando alla Nazionale lo meriterebbe Francesca Modica, forlivese medaglia d’oro ai Giochi del Mediterraneo nel 2009. Serie A a Faenza e anche Eurolega a Venezia con molte presenze in maglia azzurra.

Sicuramente lo meriterebbe Piero Pasini, il più bravo degli allenatori forlivesi con anni di carriera in tutta Italia, sempre ai massimi livelli. Un altro che senz’altro lo meriterebbe, da decenni specializzato nel settore giovanile, è il Professor Mario Santarelli, in nome di tutti quei tecnici istruttori che hanno portato in palestra migliaia di giovani forlivesi, ricoprendo un importantissimo ruolo sociale oltre che sportivo.

Lo meriterebbero Edelweiss Gagliardi e Roberto Arpaia, alfieri di quella Fulgor Libertas che permise a Forlì di mantenere vivo il fuoco del basket, dopo la cessione del titolo sportivo di Paganelli a Sassari. E a proposito di Fulgor non dimenticherei due allenatori della città: Loris Giovannetti, per anni assistente e poi head coach della squadra in cui c’era McAdoo e Luca Chiadini che a livello giovanile è stato quello che ha condotto formazioni forlivesi ai risultati più prestigiosi con varie partecipazioni a finali nazionali, fino alla categoria Juniores.

Lo meriterebbe Giancarlo Nicosanti, in nome dei soci della Fondazione che ha permesso a Forlì di potere essere ancora sugli spalti del Palafiera a vivere la passione del basket.

E altri ancora: Marisi, Fabris, Tesoro, De Fanti, Rosetti, Di Santo, Solfrizzi, Cordella, oltre a Niccolai che con quel tiro sul tiro a Rimini nel ’95 ci riportò nella massima serie.

Questa la mia proposta dalle pagine di Piazzale della Vittoria per evitare una imperdonabile dimenticanza di questo anniversario.

Spero che il Sindaco e l’Assessore allo Sport prendano in considerazione quella che oggi è un’idea e che a sensibilizzare l’Amministrazione  ed opinione pubblica ci siano, oltre ad altri, Alessandro Gasperini e Marco Catalano, due amici del basket che sono in Consiglio Comunale. Infine un aiuto prezioso potrebbe venire anzitutto da Gabriele Zelli, punto di riferimento come storico locale, divulgatore e animatore culturale. assoluto a Forlì come storico locale, divulgatore e animatore culturale. Inoltre dalla Pallacanestro 2.015, da Marco Bilancioni del Carlino e da Enrico Pasini di Corriere e Panorama.

Per fare in modo che questa idea si concretizzi e divenga realtà.