De Risio, Macrì, Farinelli e Coveri: quattro chiavi per leggere il nuovo Forlì

Nove punti allora, nove punti oggi. Se la classifica restituisce lo stesso bottino, il percorso racconta però un Forlì diverso. Dopo le prime sei giornate effettivamente giocate nel 2025/26, compreso l’1-0 subito a Rimini poi cancellato dalle statistiche ufficiali dopo l’esclusione dei biancorossi riminesi, i Galletti avevano raccolto tre vittorie e tre sconfitte, con 6 gol fatti e 5 subiti. Oggi il bilancio parla invece di due successi, tre pareggi e una sola sconfitta, con 12 reti realizzate e 10 incassate.

C’è però un dato che merita una lettura a parte: dopo sei giornate il Forlì non ha ancora mantenuto la porta inviolata. Il dato apre una riflessione: il Forlì di un anno fa aveva trovato prima un equilibrio difensivo più stabile? I numeri sembrano indicare una maggiore solidità nella prima parte della passata stagione, ma la fase difensiva non può essere ridotta al rendimento della sola retroguardia. Il vero banco di prova, per questa squadra, sarà riuscire a trovare maggiore compattezza senza perdere quella capacità di rendersi pericolosa che ha caratterizzato l’avvio di campionato.

La capacità di restare dentro la partita

Se dietro resta ancora qualcosa da registrare, c’è invece un tratto che il Forlì ha già mostrato con continuità: la capacità di non uscire facilmente dalle partite.

Un anno fa, nelle prime sei giornate giocate sul campo, non c’erano state mezze misure: tre vittorie e tre sconfitte. Nessun pareggio. O l’intera posta oppure niente.

Quest’anno il copione è diverso. I tre pareggi raccolti nelle prime sei giornate raccontano una squadra che, anche quando la partita prende una piega complicata, riesce spesso a restare aggrappata al risultato.

È successo già contro la Sambenedettese, si è visto nella serata ad alta tensione contro il Pescara ed è emerso ancora più chiaramente nelle ultime uscite. A Pineto il Forlì ha saputo resistere anche in inferiorità numerica, mentre contro la Torres ha trovato la forza di reagire allo svantaggio iniziale.

Anche la vittoria sulla Vis Pesaro porta con sé lo stesso tratto. Una partita rimasta aperta fino all’ultimo, prima della zampata di Coveri al 92’.

Il Forlì può soffrire, può perdere per qualche tratto il controllo della gara, ma fin qui ha quasi sempre saputo restarci dentro. Ed è forse questo uno degli aspetti più riconoscibili del suo avvio.

De Risio, l’uomo dell’equilibrio

Dentro questa squadra ci sono poi alcuni giocatori che stanno assumendo un peso sempre più definito. Carlo De Risio è uno di questi.

La differenza rispetto alla scorsa stagione parte già dall’estate. Poco dopo il suo arrivo a Forlì, nel 2025, un problema muscolare lo aveva costretto a saltare le prime tre giornate. Il suo percorso era quindi iniziato in salita, tra recupero della condizione e necessità di ritrovare ritmo partita.

Oggi la storia è completamente diversa.

De Risio è dentro il cuore della squadra fin dalla prima giornata e il suo peso va ben oltre ciò che può raccontare un tabellino. È l’uomo chiamato a dare ordine, ad accorciare le distanze e a offrire una soluzione quando il possesso rischia di diventare sterile.

Quando il Forlì si allunga, è spesso lui a provare a ricucirlo. Quando la partita si sporca, è uno dei primi riferimenti ai quali affidarsi.

Un lavoro meno appariscente di un gol o di un assist, ma fondamentale per mantenere in equilibrio una squadra che ama alzare i giri.

Macrì, il cambio marcia del Forlì

Se De Risio tiene insieme i pezzi, Davide Macrì è l’uomo del cambio marcia.

Più che un semplice metronomo, è il giocatore capace di decidere quando aumentare la frequenza. Riceve tra le linee, si gira, porta palla e rompe la prima pressione avversaria. È lì, in quei metri guadagnati centralmente, che spesso il Forlì cambia volto.

Macrì ha la capacità di trasformare un possesso ordinato in un’azione verticale. Quando trova campo davanti a sé, strappa, attacca lo spazio e costringe la linea avversaria a indietreggiare.

È proprio questo cambio di passo a renderlo uno degli interpreti più importanti della manovra biancorossa. Quando il ritmo si abbassa, può essere lui a riaccendere la partita; quando invece si apre uno spazio tra centrocampo e difesa avversaria, ha nelle gambe la capacità di attraversarlo e guadagnare metri.

In una squadra che vive molto di accelerazioni e cambi di ritmo, Macrì è spesso l’interruttore che alza i giri del motore.

Farinelli, tutta la fascia sulle spalle

Diverso ancora il compito di Nicola Farinelli.

Rispetto alla passata stagione non è cambiato soltanto il sistema, ma soprattutto il lavoro richiesto. Oggi il suo raggio d’azione copre praticamente tutta la corsia.

Deve accompagnare, dare ampiezza, attaccare lo spazio, ma anche abbassarsi, stringere e garantire copertura quando il Forlì perde il pallone.

È un ruolo fatto di chilometri, letture e continui cambi di direzione.

Farinelli era già un giocatore importante un anno fa, ma oggi gli viene chiesto di incidere in maniera diversa. Meno presenza fissa negli ultimi metri, più responsabilità nella gestione dell’intera fascia.

Un cambiamento che lui stesso ha raccontato dopo la gara con la Torres, sottolineando come nel nuovo ruolo stia trovando sempre maggiore confidenza.

Coveri, reti che spostano gli equilibri

Poi c’è Valentino Coveri, probabilmente il volto più immediato di questo avvio.

Perché alla fine una squadra può costruire, correre, trovare linee di passaggio e restare dentro la partita, ma serve sempre qualcuno che metta il punto esclamativo.

Coveri lo sta facendo con continuità.

Ha trovato il gol contro il Pescara in uno dei momenti più delicati della gara, ha deciso la sfida con la Vis Pesaro nel recupero ed è tornato protagonista contro la Torres con la rete del pareggio.

Non soltanto gol, quindi, ma gol pesanti.

Il 92’ contro la Vis racconta forse meglio di tutto il momento dell’attaccante: presenza, freddezza e capacità di comparire quando la partita sembra aver già scelto la propria direzione.

L’attaccante è diventato uno dei riferimenti principali quando serve trasformare una buona prestazione in qualcosa di concreto.

Quattro uomini per leggere il nuovo Forlì

De Risio dà equilibrio, Macrì cambia marcia, Farinelli garantisce ampiezza e sacrificio, Coveri mette il sigillo.

Quattro funzioni differenti, ma complementari. E la particolarità è che tutti e quattro facevano già parte del Forlì della passata stagione. Gli interpreti, dunque, non sono nuovi: a essere cambiati sono soprattutto il peso specifico, le responsabilità e il modo in cui vengono utilizzati.

Coveri, un anno fa, trovava spazio soprattutto a gara in corso, raccogliendo scampoli di partita e cercando di sfruttare i minuti concessi. Oggi è diventato uno dei riferimenti offensivi e i suoi gol hanno già inciso direttamente sul cammino dei biancorossi. De Risio, invece, aveva iniziato la stagione frenato dal problema muscolare accusato poco dopo il suo arrivo a Forlì, che lo aveva costretto a saltare le prime tre giornate e a inseguire inizialmente la condizione.

Anche per Macrì e Farinelli lo scenario era differente. Nel 4-3-3 della passata stagione erano chiamati soprattutto a lavorare sugli esterni, con compiti e zone di campo diverse rispetto a quelle occupate oggi. Adesso Macrì può accentrarsi maggiormente, ricevere tra le linee e diventare il cambio di passo della manovra, mentre Farinelli è chiamato a percorrere l’intera corsia, unendo spinta e ripiegamento.

Stessi volti, insomma, ma un’altra musica. Ed è forse proprio questo l’aspetto più interessante del confronto: non stabilire quale Forlì sia migliore dopo appena sei giornate, ma osservare come giocatori già presenti un anno fa abbiano assunto oggi funzioni e responsabilità profondamente diverse. Anche attraverso questa trasformazione passa il nuovo volto dei biancorossi.