Da Miramari a Campedelli: com’è cambiato il Forlì in un anno

A distanza di un anno il Forlì ha cambiato allenatore, diversi interpreti e soprattutto modo di stare in campo. Il passaggio da Alessandro Miramari a Nicola Campedelli non ha comportato una rivoluzione totale: una parte del vecchio gruppo è rimasta, ma attorno a quel nucleo la società ha costruito una rosa duttile, capace di cambiare sistema e interpreti a seconda delle esigenze. Dopo 6 giornate, un primo confronto tra il Forlì della passata stagione e quello attuale permette di individuare una linea di continuità, ma anche alcune differenze.

PIÙ GOL, MA ANCHE PIÙ RISCHI

I numeri non dicono tutto, ma aiutano a sintetizzare il cambiamento. Il Forlì di Miramari, dopo le prime cinque gare disputate, aveva costruito i suoi 9 punti attraverso tre vittorie e due sconfitte, con 7 gol fatti e appena 3 subiti. Quello di Campedelli ha raccolto gli stessi 9 punti in sei partite, ma con 2 vittorie, 3 pareggi e 1 sconfitta, segnando 12 reti e incassandone 10. Il dato più significativo è dunque il rapporto tra produzione offensiva e solidità difensiva. Il Forlì attuale segna di più, ma concede anche di più: il 6-3 rifilato al Pescara è l’esempio più evidente, così come i tre pareggi terminati tutti con almeno un gol subito. L’anno scorso, alla vigilia della sesta gara contro la Vis Pesaro, il Forlì era sesto in classifica con 9 punti, i ragazzi di Campedelli, invece, dopo sei giornate hanno lo stesso bottino, ma attraverso un percorso differente.

IL FORLÌ DI MIRAMARI: IL 4-3-3 COME RIFERIMENTO

Nella passata stagione il Forlì di Miramari aveva un’identità tattica ben definita. Il sistema di riferimento era il 4-3-3, Martelli era il portiere titolare, Manetti e Cavallini garantivano fiato e spinta sulle fasce, mentre in mezzo al campo De Risio rappresentava uno degli elementi di maggiore esperienza. Sugli esterni trovavano spazio giocatori duttili come Macrì e Farinelli, mentre davanti Petrelli era la principale soluzione offensiva. La differenza più evidente rispetto a oggi riguarda però la collocazione di alcuni giocatori. Coveri, allora giovane attaccante esterno, oggi è diventato uno dei principali riferimenti offensivi della squadra, con 4 gol in 6 partite, già oltre le 3 reti segnate nell’intero campionato scorso. Petrelli, invece, continua a essere una presenza importante, ma in una struttura nella quale può avere accanto un’altra punta.

CAMPEDELLI E UN FORLÌ CHE CAMBIA PELLE

Il Forlì di quest’anno è una squadra più camaleontica. Campedelli ha nel 3-5-2 il suo sistema di riferimento, modificando gli interpreti a seconda delle esigenze. Theiner ha preso il posto di Martelli tra i pali, mentre Onofri, Munaretti e Diop sono entrati nelle rotazioni difensive; Palomba, già presente nella squadra di Miramari, è invece rimasto uno dei punti di continuità del reparto. In mezzo, accanto al confermato De Risio, c’è Scaccabarozzi, coivolto sia come titolare sia a partita in corso, mentre Macrì, diventato capitano, continua a essere utilizzabile in più zone. Sulle corsie, Farinelli, spostato come quinto, e il giovane Mattioli garantiscono ampiezza e corsa. Davanti, la coppia formata da Petrelli e Coveri sintetizza bene il cambiamento: due giocatori già conosciuti, ma utilizzati all’interno di una struttura diversa.

PIÙ DUTTILITÀ, PIÙ SOLUZIONI

La differenza tra i due Forlì, dunque, non sta soltanto nei nomi. De Risio, Macrì, Farinelli, Palomba, Petrelli e Coveri rappresentano il filo conduttore tra le due squadre, ma è soprattutto il loro utilizzo a essere cambiato. Anche Mattioli, arrivato in estate, rappresenta la nuova direzione del club: un giovane inserito immediatamente in un contesto nel quale gli viene chiesto di essere una pedina importante dello scacchiere di Campedelli. Il gruppo di Miramari aveva una struttura più lineare e leggibile, con il 4-3-3 come riferimento. Quello attuale sembra invece costruito per poter modificare il proprio assetto senza stravolgere la squadra. È questa una delle principali novità del Forlì targato Campedelli: più duttilità, più soluzioni e un equilibrio diverso tra esperienza e gioventù. Due squadre, quindi, che dopo le prime giornate presentano lo stesso bottino di punti ma un volto differente.