Forlì, Mattioli si racconta: “Il salto tra i grandi è importante, ma mi sono trovato bene fin da subito”

Tra i volti nuovi del Forlì di mister Campedelli spicca l’esterno classe 2006 Giovanni Mattioli, che ha già messo a referto un assist e offerto diverse prestazioni di spessore. Cresciuto tra Forlimpopoli e Forlì, è poi approdato all’Under 14 del Cesena, club con cui ha completato la trafila fino alla Primavera, prima di tornare definitivamente in biancorosso quest’estate. Il numero 21 dei Galletti si è raccontato ai nostri microfoni, parlando dell’impatto con il calcio dei grandi, del rapporto con Campedelli e degli obiettivi per la stagione in corso.

È il suo primo anno tra i grandi. Come si sta trovando in una categoria così importante e quanto lo hanno aiutato mister e compagni?

«Dopo tanti anni in Primavera, il salto è stato importante. Tutti me lo descrivevano come qualcosa di molto difficile, invece mi sono trovato bene fin da subito grazie all’aiuto dei compagni. Conoscevo già il mister e alcuni ragazzi, sono vicino a casa e conoscevo anche la società, avendo giocato anche nelle giovanili. Sono state tutte componenti che hanno facilitato il mio ambientamento».

Si aspettava di trovare così tanto spazio e continuità già nelle prime partite?

«Sono dell’idea che, se dai sempre tutto, alla fine vieni premiato in qualche modo. Ho cercato di dare il massimo fin dall’inizio e con Campedelli so che questo è fondamentale per guadagnarsi delle opportunità».

Come si definirebbe come giocatore? Ha un modello al quale si ispira?

«Sono sicuramente un giocatore di corsa, più di quantità che di qualità, e cerco di dare una mano in entrambe le fasi. Non ho un vero e proprio modello per caratteristiche, ma ho sempre seguito molto Philipp Lahm, che ha ricoperto diversi ruoli».

Contro la Torres è arrivato un pareggio al termine di una partita complicata. C’è la sensazione che si potesse ottenere qualcosa in più o prevale la soddisfazione per il punto conquistato?

«La Torres è una squadra molto forte, quindi siamo contenti del pareggio. Dobbiamo continuare a dare tutto e sono sicuro che, così facendo, arriveranno altre soddisfazioni».

Quali obiettivi si è posto per questa stagione?

«Il mio obiettivo è riuscire a tenere il passo della categoria e stare in campo il più possibile, cercando di dare una mano alla squadra».

Conosce Campedelli ormai da diversi anni. Quanto è importante averlo ritrovato proprio nella sua prima stagione tra i professionisti?

«Lavoro con il mister da sei anni consecutivi: ci conosciamo benissimo. Ritrovarlo è stata una fortuna, perché sa come sto sia dal punto di vista fisico che mentale e riesce sempre ad aiutarmi. Sono molto contento di averlo con me nel mio primo anno tra i professionisti e spero di ripagare la sua fiducia».

Rispetto al campionato Primavera, quali differenze sta incontrando negli avversari, soprattutto affrontando calciatori con molta esperienza tra Serie B e Serie C?

«La differenza principale che ho notato finora è sicuramente la maggiore fisicità. Il livello è più alto e si affrontano giocatori che mettono un’intensità diversa. Tuttavia, con la giusta concentrazione, sono duelli che riesco a reggere».

La Torres è sembrata una delle squadre più esperte affrontate finora, anche nella gestione dei falli e dei momenti della partita. È stata una prova formativa sotto questo aspetto?

«Sì. I loro tanti falli ci hanno messo in difficoltà e ci hanno reso un po’ più nervosi del solito. Si è vista la loro esperienza e si capiva che fosse una squadra composta da giocatori che conoscono la categoria da tanti anni. Affrontare un avversario del genere è stata una lezione che ci servirà per le prossime partite».

Con quali compagni ha legato maggiormente?

«Ho mantenuto i rapporti con chi conoscevo già, come Coveri e Perini. Ho legato molto anche con Rosetti, che è un ragazzo di Forlì, e con Diop, che è un ottimo compagno di squadra».