Il Vado non è una neopromossa come le altre. Il ritorno tra i professionisti, arrivato dopo 78 anni di assenza, riporta infatti in Serie C una società che occupa un posto particolare nella storia del calcio italiano. Fondato nel 1913, il club di Vado Ligure conserva ancora oggi un primato destinato a restare unico: essere stato il primo vincitore della Coppa Italia.
La storia riporta al 1922, in un calcio italiano ancora profondamente diverso da quello attuale e diviso tra competizioni e federazioni differenti. Fu proprio in quel contesto che la FIGC diede vita alla prima edizione della Coppa Italia, alla quale presero parte 37 formazioni. Tra queste figurava anche la Forti e Liberi Forlì, una delle realtà che hanno preceduto lo sviluppo del calcio cittadino, capace in quella manifestazione di imporsi per 4-1 sul Treviso nel secondo turno.
A lasciare il segno più profondo fu però il Vado. I rossoblù iniziarono il proprio percorso superando la Florente, per poi avere la meglio su Molassana, Juventus Italia e Pro Livorno. La semifinale contro la Libertas Firenze richiese invece i tempi supplementari, prima della rete di Roletti che spalancò ai liguri le porte della finalissima.
L’ultimo atto si disputò il 16 luglio 1922 a Vado Ligure, sul Campo di Leo, terreno sul quale all’epoca i rossoblù giocavano le proprie partite interne. Di fronte c’era l’Udinese. Lo 0-0 resistette per tutti i tempi regolamentari, fino a quando nei supplementari entrò in scena Felice Levratto, appena diciassettenne.
Il suo tiro consegnò la Coppa al Vado e alimentò uno degli episodi più celebri della storia del club. Secondo i racconti tramandati dai giornali dell’epoca, la conclusione fu talmente violenta da rompere la rete. Da lì nacque anche il soprannome di Levratto, destinato a diventare per tutti “lo sfondareti”.
Quella Coppa non è però l’unico legame del Vado con alcune pagine importanti del calcio italiano. Nel settore giovanile rossoblù sono cresciuti Manlio e Valerio Bacigalupo, con quest’ultimo destinato a diventare il portiere del Grande Torino. In tempi decisamente più recenti, invece, ha vestito per un breve periodo la maglia ligure anche l’ex Cagliari Fabio Macellari.
Un ritorno atteso 78 anni
Dopo decenni lontano dal professionismo, il Vado è tornato quest’anno a misurarsi con la Serie C. Il salto di categoria ha inevitabilmente richiesto un adattamento immediato a ritmi, qualità e intensità differenti, e il primo scorcio di campionato ha mostrato una squadra ancora alla ricerca della propria dimensione.
L’esordio aveva regalato subito un segnale incoraggiante, con il successo per 2-0 sull’Atalanta U23, seguito dal pareggio senza reti sul campo della Pianese. Successivamente, però, i risultati hanno iniziato a complicarsi e la serie negativa ha spinto la società a intervenire anche sulla panchina.
A pagare l’avvio difficile è stato Matteo Pastorino, esonerato dalla società dopo le prime giornate di campionato. Il Vado ha quindi scelto di ripartire da Giancarlo Riolfo, allenatore ligure con oltre 230 panchine accumulate tra Serie C e Serie D, reduce a sua volta dall’esonero maturato durante il ritiro estivo dell’Imperia. A lui il compito di dare maggiore equilibrio e continuità a una squadra costruita mescolando elementi esperti e giovani alla prima vera esperienza nel professionismo.
Riolfo e un’identità ancora da definire
Il curriculum del nuovo allenatore racconta un percorso sviluppato attraverso numerose piazze. Dopo gli inizi con l’Imperia, Riolfo ha lavorato al Savona e successivamente ha guidato, tra le altre, Sanremese, Vis Pesaro, Torres, Carpi, Pistoiese, Fermana e United Riccione, tornando poi ancora all’Imperia prima della chiamata del Vado.
Dal punto di vista tattico non si tratta di un allenatore legato rigidamente a un solo modulo. Nelle sue esperienze precedenti ha utilizzato sia la difesa a tre sia quella a quattro, alternando sistemi come il 3-4-2-1, il 4-3-2-1 e il 4-4-1-1.
Per questo sarà interessante capire quanto vorrà conservare del 3-5-2 visto nel Vado nelle prime settimane e quanto, invece, proverà a intervenire sull’assetto della squadra. Più che il modulo in sé, la prima necessità sarà probabilmente quella di trovare stabilità e continuità all’interno dei novanta minuti.
Un reparto arretrato tra esperienza e fisicità
In porta le alternative non mancano. Andrea Sala, classe 1993, porta in dote esperienza anche in Serie B con Ternana e Catanzaro ed è arrivato dopo l’ultima parentesi alla Pro Patria.
Con lui c’è Andrea Bellocci, classe 2006 cresciuto nel Torino e già protagonista con il Vado nella stagione della promozione. Il giovane estremo difensore è stato scelto come titolare anche nella gara contro la Torres, confermando la fiducia riposta in lui in questo primo scorcio di stagione.
Completa il reparto Calvani, arrivato in prestito dal Genoa ed ex galletto nella scorsa stagione, quando ha vestito la maglia del Forlì sotto la guida di Miramari.
La difesa può invece contare su diversi giocatori con caratteristiche differenti. Luca Piana è certamente uno dei profili di maggiore esperienza, grazie a una lunga militanza in Serie C e all’ultima stagione disputata nel Girone B con il Pontedera.
Accanto a lui ci sono Saltarelli, uno dei giocatori rimasti dal gruppo che ha conquistato la promozione, e Gulinelli, centrale di 195 centimetri che aggiunge centimetri e presenza sulle palle inattive.
Tra i più giovani spicca Malanca, classe 2007 arrivato in prestito dalla Sampdoria, mentre Mirko Lazzarini rappresenta una delle pedine più duttili dell’intera rosa. Può infatti essere impiegato nella linea difensiva, sull’esterno o anche qualche metro più avanti, offrendo a Riolfo una soluzione preziosa in più zone del campo.
Qualità ed esperienza nel cuore del campo
Il centrocampo è probabilmente il reparto nel quale il Vado concentra il maggior numero di giocatori abituati alla categoria.
Il riferimento principale è Hamlili, che può vantare oltre 380 presenze in Serie C. È un centrocampista capace di dare sostanza soprattutto nella fase senza palla, attraverso aggressività, letture e capacità di recupero, ma anche di accompagnare la prima costruzione una volta riconquistato il possesso.
Un’altra soluzione importante è Di Munno, classe 2000 che ha accumulato esperienza con Novara e Pro Patria. Rispetto a Hamlili offre caratteristiche differenti, con maggiore dinamismo e una presenza costante nelle due fasi.
Proprio Di Munno, però, si è fermato per un problema muscolare durante la gara contro la Pianese, privando il Vado di uno degli elementi più utili nella costruzione della manovra. La sua uscita ha tolto qualità e fluidità al centrocampo rossoblù, che con il passare dei minuti ha faticato maggiormente nella gestione del possesso.
Tra i giocatori già presenti nella rosa della promozione c’è invece De Rinaldis, elemento più giovane e con caratteristiche maggiormente orientate alla qualità.
Completano il reparto profili come Hergheligiu e Candiano. Quest’ultimo, in particolare, può diventare uno degli uomini deputati ad accendere la manovra: possiede buone qualità tecniche, sa servire i compagni tra le linee e può rendersi pericoloso sia dalla distanza sia sui calci piazzati.
Sulle corsie, invece, il Vado ha fatto affidamento soprattutto su Ghezzi, giocatore che ha alle spalle esperienze con Cittadella e Latina, e sul giovane Carlini, già capace di trovare la via della rete al suo primo impatto con il calcio professionistico.
Movimento e tecnica nel reparto offensivo
Anche davanti il Vado presenta caratteristiche piuttosto definite. Non c’è un centravanti particolarmente strutturato attorno al quale sviluppare tutto il gioco offensivo: la squadra tende invece ad affidarsi a giocatori mobili, capaci di muoversi su più zone del fronte d’attacco.
Il capitano Diego Vita è il principale riferimento. Indossa la maglia del Vado dal 2024 e negli anni ha costruito gran parte della propria carriera tra i dilettanti, trovando con la promozione l’occasione di tornare a confrontarsi con la Serie C.
Accanto a lui può trovare spazio Matteo Ferro, attaccante giovane ma già con numerose presenze nel professionismo. Le sue caratteristiche gli consentono di agire soprattutto da seconda punta e di legare il gioco con i compagni.
Qualità tra le linee può arrivare anche da Jacopo Simonetta, trequartista con un passato nel settore giovanile del Cagliari e dotato di buona visione nell’ultimo terzo di campo.
A completare le possibilità offensive c’è poi Lionetti, altro giocatore utilizzabile in più posizioni e in grado di offrire corsa, tecnica e mobilità.
Il risultato è un Vado che, pur pagando inevitabilmente l’impatto con una categoria ritrovata dopo quasi ottant’anni, dispone di diversi elementi già abituati al professionismo e di giovani interessanti da valorizzare. Una squadra ancora in costruzione, chiamata ora a trovare la propria identità sotto la guida di Riolfo, ma accompagnata da una storia decisamente fuori dal comune: quella del club che, oltre un secolo fa, fu il primo a scrivere il proprio nome sull’albo d’oro della Coppa Italia.
Sabato arriva il Forlì
Per il Forlì si prospetta dunque una trasferta tutt’altro che banale. Sabato 3 ottobre, con calcio d’inizio fissato alle 14:30, i galletti saranno di scena al Giuseppe Sivori di Sestri Levante, per affrontare una squadra che sta ancora cercando il proprio equilibrio ma che può contare su esperienza, qualità e diversi elementi già abituati alla categoria.
Per i biancorossi sarà quindi una gara da interpretare con attenzione, contro un avversario che ha cambiato guida tecnica e che proverà a trovare proprio davanti al proprio pubblico nuove certezze. Il Vado arriva all’appuntamento con una storia pesante alle spalle e con la necessità di dare continuità al proprio percorso; il Forlì, dall’altra parte, sarà chiamato a misurarsi con una formazione ancora in fase di assestamento, ma tutt’altro che priva di individualità e soluzioni.