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Il pareggio non basta più: sta cambiando la mentalità del calcio italiano?

Sin dalle prime battute stagionali, il calcio italiano sembra aver preso una direzione diversa rispetto al passato: le squadre cercano di offrire un calcio più propositivo e, in molti casi, danno l’impressione di non volersi accontentare del pareggio. La “X” continua a far parte del gioco, ma il suo valore sembra essere cambiato: rischiare di perdere un punto per provare a guadagnarne altri due è una filosofia che sta prendendo sempre più piede.

I dati

In Serie A, ad esempio, dopo cinque giornate sono 145 i gol segnati, con una media di 2,9 a partita. A sorprendere è la mancanza del classico 0-0 che ha spesso contraddistinto la massima categoria italiana negli ultimi anni. Partite della zona salvezza come Lecce-Monza sono terminate con cinque gol complessivi, mentre Sassuolo-Juventus ne ha regalati quattro soltanto dopo l’ottantesimo minuto.

Leggermente più bassi, ma comunque significativi, i numeri della Serie B: 132 reti segnate nelle prime 50 partite, per una media di 2,64 a gara.

E la Serie C?

Con diverse giornate in più e alcune gare ancora da recuperare, la Serie C sembra volersi togliere di dosso l’etichetta delle ‘partite sporche’ che da sempre accompagna la categoria. Nei tre gironi sono stati segnati complessivamente 593 gol in 235 partite, per una media di 2,52 a gara.

A spiccare è soprattutto il Girone C, arrivato a 217 reti in 78 incontri e a una media di 2,78 gol a partita, molto vicina a quella della Serie A. Segue il Girone B con 196 gol e una media di 2,51, mentre il Girone A si ferma a 180 reti e 2,28 a partita.

Le possibili cause

Questi numeri non devono necessariamente far pensare a un improvviso calo della qualità difensiva. Possono invece essere letti come il risultato di una maggiore propensione al rischio, della ricerca della riaggressione alta del pallone e di una crescente volontà di affidarsi all’iniziativa individuale. In questo senso, anche la presenza sempre maggiore di calciatori giovani in Serie C — e non solo — può rappresentare una chiave di lettura. La loro “sfacciataggine”, unita alla propensione ad accettare l’uno contro uno e il rischio calcolato, contribuisce a rendere le partite meno prevedibili.

In Ostiamare-Forlì, terminata 1-1, si può notare come entrambe le squadre abbiano cercato il gol fino alla fine. Dopo il pareggio dei padroni di casa a cinque minuti dallo scadere, nessuna delle due ha dato l’impressione di volersi accontentare: entrambe hanno continuato a cercare il bottino pieno, accettando qualche rischio in più.

Un ruolo può averlo anche la nuova direzione arbitrale, sempre più orientata a contrastare le perdite di tempo e ad aumentare il tempo effettivo di gioco. Una maggiore continuità permette alle squadre di perdere meno ritmo, soprattutto nei finali, mantenendo viva la ricerca del gol e riducendo la possibilità di “addormentare” la partita.

Illusione o nuovo inizio?

Forse questo inizio di stagione sarà soltanto un fuoco di paglia e con il passare delle giornate prudenza ed equilibrio torneranno a prendere il sopravvento. Ma, per ora, l’impressione è che i gol non siano destinati a diminuire così drasticamente.

E allora la domanda sorge spontanea: stiamo assistendo ad un avvio particolarmente prolifico o ad un nuovo inizio per il calcio italiano?