La crisi di Forlì non conosce fine. Anche la gara con la Juvi Cremona, scontro diretto da non sbagliare, quasi da ‘dentro o fuori’, termina con un esito nefasto. L’Unieuro incappa nell’ennesima sconfitta stagionale. È la quarta consecutiva, la nona nelle ultime dieci giornate. L’ultimo risultato positivo risale all’8 dicembre contro Pistoia, dunque, nella sostanza, un mese fa. È questa l’unica vittoria conquistata negli ultimi due mesi di regular season. Una situazione drammatica, che spinge i biancorossi dritti dritti verso l’inferno. L’ultima piazza è sempre distante quattro lunghezze, ma ciò che più preoccupa è l’encefalogramma piatto della squadra, quasi unico – in negativo – in tutta la categoria. Certo, non va tanto meglio a Pistoia, che pure ha appena firmato il sempreverde Ivan Buva (prenderà il posto del deludente Seneca Knight) e qualche settimana fa ha provato a dare una sferzata all’ambiente chiamando Pino Sacripanti in panchina. Tutte le altre rivali per la salvezza, però, appaiono più pimpanti. Milano e Cremona si sono tirate fuori dal ‘gruppone’ salendo a quota 14 punti. Ruvo di Puglia ha conquistato due vittorie consecutive ed è in ripresa. Pure il fanalino di coda Roseto è più ‘attivo’: nell’ultimo mese ha perso di 2 a Verona, di 4 al PalaDozza e di un solo punto contro Brindisi. Forlì, nello stesso periodo, ha potuto ‘esultare’ soltanto per il -9 rifilatole da Rimini nel derby. Per il resto, solo ko in doppia cifra.
Insomma, il quadro è delicatissimo e si fa sempre più preoccupante di domenica in domenica. Gli uomini in campo, come detto, non reagiscono. Nemmeno l’innesto di DeShawn Stephens – per quanto positivo se posto al di fuori del contesto complessivo – ha dato la scossa ad una squadra ‘scoppiata’, che manca di amalgama e di anima. Due elementi essenziali per ben figurare o comunque, calando il tutto nell’attuale momento forlivese, per pensare di poter salvare la pelle. Se a tutto ciò si unisce pure il periodo di stop richiesto da Demonte Harper, migliore uomo sui due lati del campo, ecco che la frittata è completa. In viale Corridoni, poi, è tutto cristallizzato. Quasi non si percepisse la direzione verso cui si sta andando, nonché il distacco totale col pubblico che questa prima metà di stagione sta causando. Servirebbe come il pane l’innesto di un play-guardia, perché tre pivot (di cui uno utilizzato in tutto 6’ nelle ultime quattro partite) non hanno senso di esistere a fronte di un parco esterni che può contare sul solo Pepe – peraltro un po’ a corto di fiato nelle ultime uscite – in quanto a fiammate e ‘uscite’ di coniglio dal cilindro. Però, fino a che non si troverà un estimatore di Del Chiaro, non sarà possibile operare sul mercato in entrata. A meno che non arrivi una pronuncia di senso opposto da parte della Fondazione, che sarebbe salutata con grande piacere da tutto l’ambiente. Mentre anche la posizione di coach Antimo Martino comincia inevitabilmente ad essere tiepida, ma non ancora bollente. Si temporeggia, su tutto il fronte. Giocando così a lungo col fuoco, tra campo e panchina, si rischia però seriamente di rimanere scottati.