Capitan Cinciarini: “Ho tanto orgoglio, so cosa serve per vincere e non sono un cliente facile neanche in difesa”

Dopo la sofferta ma al tempo stesso entusiasmante vittoria di domenica in casa contro la Tezenis Verona, l’ Unieuro Forlì è chiamata al difficile impegno in trasferta in casa di quella Valtur Brindisi indicata da molti come una delle favorite di questa Serie A2, che però ha subìto a Cantù la terza sconfitta su tre da inizio stagione. Noi di Piazzale della Vittoria abbiamo avuto il piacere di sentire dalla voce del capitano Daniele Cinciarini (foto copertina di Stefano Albanese) le sensazioni del momento e fare una chiacchierata sulla stagione che ci attenderà.

Buongiorno Cinciarini, partiamo da domenica e ci racconti un po’ di quell’incredibile rimonta. Come si fa a reagire dopo quel clamoroso fallo su di lei non fischiato che aveva portato, complice anche il tecnico a Martino, a sprofondare a -11 nell’ultimo quarto?

“Guardi siamo stati bravi a reagire mentalmente. Era una delle prime partite e quel tipo di reazione solitamente si costruisce durante la stagione e non è scontato che avvenga subito. E’ indubbiamente un buon segno e questa reazione emotiva, nella quale avevamo già situazioni di emergenza, con due giocatori gravati di falli che poi sono usciti e l’assenza di Dawson già dall’inizio, è un bel segnale. La partita si era fatta molto fisica ed anche gli arbitri ci hanno messo del loro con sviste grossolane come il fallo che ha evidenziato lei e che personalmente ho rivisto dieci volte per esser sicuro di non essermi arrabbiato per niente, tra l’altro in un momento delicato della partita. Il conseguente tecnico a Martino ha fatto sì che ci compattassimo ancora di più ed ognuno desse quel qualcosa in più, forti del fatto che giocavamo all’Unieuro Arena spinti dal nostro pubblico. Lì abbiamo preso coscienza dell’importanza di trasformare il palazzetto nel nostro fortino che, appunto, ha fatto sentire la sua energia. Sono serviti due supplementari, ma alla fine conta averla portata a casa perché Verona è un avversario di valore e questo ci ha reso molto contenti”.

Dall’alto della sua grande esperienza qual è il consiglio che ha dato ai nuovi per facilitare loro l’inserimento negli ingranaggi di questa Unieuro 2024/2025?

“Mah.. semplicemente di giocare il più semplice possibile. Non bisogna avere grilli per la testa e fare cose complicate, quelle verranno man mano che in stagione ci conosceremo sempre meglio. Adesso, causa qualche infortunio e il ritardo nell’inserimento di Dawson, stiamo ancora cercando di conoscerci bene e di affinare l’intesa tra di noi. Siamo un bel gruppo di giocatori di talento, tutti possono fare un po’ tutto perché sono giocatori duttili, ma adesso è fondamentale fare le cose semplici. La squadra c’è ed il potenziale anche, abbiamo solo bisogno di lavorare tanto insieme. Da uomo d’esperienza ho consigliato di giocare semplice, ma con tanta aggressività e le prime partite di questo campionato lo dimostrano. Basti vedere Cremona o Avellino per citarne due, giocano tutte col coltello tra i denti e soprattutto le partite si vincono in difesa come dimostra la nostra vittoria di domenica con Verona nella quale quando siamo cresciuti nel difendere abbiamo poi trovato più facilmente le soluzioni sul fronte offensivo”.

Questa è la sua terza stagione a Forlì e quest’anno la squadra ha un roster di 10 giocatori 10. Addirittura quest’estate qualcuno scriveva che Cinciarini sarebbe stato il decimo uomo. Un decimo uomo che domenica ha giocato 35′ molto intensi. Come riesce a 41 anni a reggere certi ritmi?

“Guardi (sorride) chi mi conosce sa che professionista sia nel senso che curo molto il mio fisico dal punto di vista dell’alimentazione, del dormire o delle terapie da seguire col preparatore e lo staff medico che sono molto attenti e che ringrazio. Quindi posso dire esserci un grande lavoro dietro oltre a quello che ci metto di mio che ho una grande voglia di giocare e di lottare per vincere ed ambire a cose importanti. Cerco di farmi trovare sempre pronto quando vengo chiamato in causa ben sapendo, avendo giocato in squadre con roster di 14 giocatori, che lottando per obiettivi importanti ed essendo lunghi devi fare al meglio per i minuti nei quali sei chiamato a scendere in campo. Lo stesso vale per i nuovi arrivati che hanno già capito questa mentalità perché se vuoi lottare per grandi obiettivi è importante stare in salute ed essere lunghi perché questi saranno fattori determinanti in stagione. A me piace il mio ruolo, negli anni sono stato spesso anche specialista in Serie A, so quello che serve per vincere e domenica, ad esempio, ci sono stati momenti in cui è servita molta più difesa e mi sono speso in quello perché sono consapevole che gli avversari provano a puntarmi e ad attaccarmi perché la carta d’identità è quella. Però ho tanto orgoglio e non sono un cliente facile quando mi ci metto, basti vedere la stoppata a Pullen o la difesa che ho fatto su Penna. Non ho problemi a fare quello che serve per vincere e questo mi piacerebbe trasmetterlo agli altri, ma sono già sul pezzo e quindi non è che io debba fare grandissimi sforzi”.

Prima di firmare nuovamente con Forlì avrà parlato col coach che le avrà illustrato il progetto di questa nuova stagione. Cosa le ha chiesto rispetto agli anni passati o, meglio, come cambia il suo ruolo rispetto alle precedenti stagioni?

“Il mio ruolo è molto importante non solo in campo, ma con la mia esperienza e leadership anche per compattare il gruppo, per far crescere i giovani di talento che abbiamo e sostenere i compagni nei momenti di crisi e fargli capire quello che serve per vincere una partita. Ecco questo è quello che richiede il mio ruolo e che mi chiede l’allenatore ed è quello che ho sempre fatto negli anni in cui ho fatto il capitano. Non penso solo a me stesso, ma a tutta la squadra e a come elevare il gioco e a far rendere al meglio tutti aiutando, in questo, l’allenatore”.

Dicevamo che questa è la sua terza stagione alla Pallacanestro Forlì 2.015. Le chiedo un paio di aggettivi/definizioni per descrivere la sua prima Unieuro, la seconda e quella attuale.

“Dunque la prima stagione direi imprevedibile e sorprendente. Il secondo anno, ovvero la passata stagione, schiacciasassi e costante, mentre per quella attuale sono passate solo tre partite ed è presto per dare definizioni attendibili”.

Tutti gli addetti ai lavori definiscono questa Serie A2 come la più competitiva da anni a questa parte. L’inizio ha visto le grandi cadere e le cosiddette piccole fare diversi colpi importanti. Chi è la principale candidata alla promozione diretta per Daniele Cinciarini e chi potrà essere la sorpresa quest’anno?

“Questo, innanzitutto, è secondo me uno dei campionati più belli degli ultimi 15 anni perché ci sono grandi squadre con tradizione, tante squadre che mirano a salire, mai vista una competizione con 10 squadre così, tutte candidate alla promozione, e allo stesso tempo non ci sono squadre materasso. Inoltre è un campionato lungo, sembra una vecchia Serie A2 molto di qualità, con giocatori sia italiani che americani importanti, con tante partite infrasettimanali e come si è visto sono tante le sorprese perché ci sono squadre molto agguerrite e pericolose, che non erano certo tra le favorite, come Cremona, quella che sino ad ora ha sorpreso di più, o Avellino che ha vinto a Brindisi e se le gioca tutte fino in fondo. In sostanza è un campionato molto competitivo dove sono 10 le squadre che si giocano la promozione, ma se proprio devo dirne qualcuna, sicuramente Cantù, Udine, Pesaro e Brindisi sono quelle che hanno più potenzialità economica e hanno speso di più”.

In conclusione voglio chiederle se si aspettava un inizio così stentato da parte di Brindisi, che ieri ha perso anche a Cantù, e se le brutte percentuali dalla lunga distanza avute sin qui la preoccupano o fanno parte della casualità.

“Parto dall’ultima e le dico che nell’arco della stagione i tiri da tre vanno e vengono, ci sono partite in cui se ne abusa di più ed altre belle quello lo si utilizza di meno, ma il tiro per un giocatore non deve mai essere un problema. Per come la penso io le partite si vincono sempre in difesa, per cui ci possono essere quelle in cui tiri male dall’arco come domenica (3/24 n.d.r.) nelle quali però riesci a vincere grazie ad una grande solidità difensiva che costringe gli avversari a tirare male a loro volta. Senza dubbio è bello fare canestro da tre, ma con l’attacco vinco qualche partita, con la difesa vinci i campionati. Nello spogliatoio non c’è nessuno che vive questa come una preoccupazione perché sono cose normali che capitano, l’importante è che non venga mai meno la difesa. Per quanto riguarda Brindisi va detto che ha dominato in pre-stagione facendo benissimo e poi ha avuto qualche problema all’inizio complice qualche infortunio tra cui De Vico e il nostro ex compagno Tosho Radonjic e con il ristretto più corto torno al discorso fatto in precedenza dell’importanza di stare in salute ed esserci tutti perché in parte secche anche squadre sulla carta meno attrezzate possono farti lo scalpo”.

Si ringraziano la Pallacanestro Forlì 2.015 e Daniele Cinciarini per la disponibilità concessa nella realizzazione della presente intervista.