Dopo 24 giornate la classifica non mente, anche se fa male guardarla. La Pallacanestro Forlì 2.015 è terz’ultima, in coabitazione con Ruvo di Puglia e il margine di errore è ormai ridotto al minimo. Non è solo una questione di risultati, ma di segnali che si ripetono con puntualità preoccupante. L’ultima sconfitta, quella di sabato a Milano contro l’Urania, è stata l’ennesima fotografia di una squadra in difficoltà quando il livello fisico sale.
Forlì è una squadra esperta, costruita per giocare con ordine e letture, che paga dazio se deve affrontare tre partite in otto giorni. Le deficienze del roster emergono nei momenti di maggiore intensità; si regge finché le energie tengono, poi le difficoltà diventano evidenti e, quando la partita gira male, un dato torna con regolarità: dalla panchina arriva troppo poco.
Se nella prima parte di stagione il problema principale sembrava solo il poco atletismo sotto le plance – in parte mascherato dall’arrivo di Deshawn Stephens – oggi il nodo più grosso sembrerebbe un altro: la scarsa incidenza delle seconde linee. Gazzotti, Aradori, Masciadri e Pinza, per motivi diversi, non riescono quasi mai a cambiare l’inerzia delle gare. I punti sono pochi, ma ancor più limitato è il loro apporto in termini di energia, ritmo e aggressività. In sintesi: quando il quintetto titolare tira il fiato, Forlì spesso perde terreno.
Se lo scenario dovesse essere quello dei playout, si giocherebbe ogni tre giorni contro squadre magari meno eleganti, ma più abituate a lottare per sopravvivere: squadre che si basano su rotazioni più profonde, formate da giocatori più temprati, abituati a giocare partite sporche. In quel contesto, i limiti attuali rischierebbero di pesare come macigni.
La sfida di domenica in casa contro Cento e la trasferta successiva a Pistoia rappresentano due snodi cruciali, non solo per la classifica ma per la percezione del futuro.
Il calendario è come una clessidra che scorre inesorabile. La stagione entra nella fase più dura e Forlì, così com’è, non può più permettersi di restare senza fiato.