Forlì cambia pelle e quel cerchio non si chiuderà mai

Lo avevamo anticipato alla vigilia della sfida contro Pistoia: la Pallacanestro Forlì 2.015 era pronta ad annunciare l’arrivo del lungo ex Nutribullet nel giro di pochi giorni. E così è stato. Con comunicato ufficiale, il club del presidente Giancarlo Nicosanti ha formalizzato l’ingaggio di DeShawn Stephens, reduce dalla rescissione consensuale con Treviso. Una mossa attesa, decisa, e allo stesso tempo strategica per ridisegnare gli equilibri del gruppo di coach Martino in vista della seconda parte di stagione.

Un innesto che, inevitabilmente, porta con sé una conseguenza altrettanto chiara: la probabile uscita di Kadeem Allen, su di lui pare abbiano chiesto informazioni Roseto e Cremona. Paradossi dello sport, e della vita. Solo pochi mesi fa l’operazione del suo ritorno a Forlì – carica non solo di visione tecnica ma di sentimento – veniva salutata come un cerchio da chiudere, come il recupero di un pezzo di storia biancorossa dove l’ex Celtics e Knicks sarebbe tornato per portare a termine il lavoro interrotto da quel brutto infortunio al tendine d’Achille nell’aprile 2024. Oggi, invece, quel ritorno sembra destinato a concludersi anzitempo, schiacciato da un rendimento che non è mai riuscito a esprimere davvero il suo potenziale.

Una delle poche eccezioni, e non è un dettaglio, resta proprio la sua possibile ultima apparizione, quella vittoriosa contro Pistoia: 16 punti, qualità, letture cestistiche e la sensazione, forse tardiva, di ciò che Allen avrebbe potuto essere e non è stato.

Con l’arrivo di Stephens lo scenario cambia in fretta. L’americano, nativo di Los Angeles, ala/pivot di 203 cm, è stato scelto per dare nuova linfa e fisicità al reparto lunghi. Un reparto che, a prima vista, potrebbe risultare sovraffollato, ma che al contempo potrebbe offrire una nuova chiave di lettura: e se alla fine Gaspardo fosse impiegato e riportato nel suo ruolo naturale di ala piccola? Non sappiamo quali idee abbia in mente il coach, ma in questo caso cambierebbero gli accoppiamenti ruolo per ruolo e lo scacchiere di Martino, con una sola mossa, subirebbe un deciso restyling.

Quel che è certo è che la società, pur nel proverbiale silenzio pubblico, non è rimasta a guardare. Una rondine non fa primavera, ma questa mossa non ha nulla del segnale di resa: è anzi la manifestazione concreta della volontà di rimediare agli errori commessi, di provare a restare competitivi, di rilanciarsi e di preparare un futuro nel quale sicuramente cambierà tanto, ma nel quale la Pallacanestro Forlì vorrà continuare a provarci. Sempre.