Da due mesi e mezzo ha alzato il livello delle proprie performance e, complice la crescita di Tavernelli prima, e di tutto il gruppo poi, Raphael Gaspardo (foto copertina di Stefano Albanese) sta dimostrando tutto il suo valore e soprattutto le doti per le quali Pasquali e Martino lo hanno fortemente voluto a Forlì in questa stagione. Noi di Piazzale della Vittoria abbiamo voluto sentire direttamente dalla sua voce il momento che sta vivendo lui e tutta la squadra alla vigilia di un match delicatissimo come la trasferta di Rieti.
Buongiorno Gaspardo, quando la sentimmo il giorno del suo arrivo a Forlì era carico di entusiasmo. Oggi, dopo sette mesi di esperienza in Romagna, quali sono le sue sensazioni e come giudica il suo bilancio personale in canotta Unieuro?
“Beh.. l’entusiasmo rimane sempre quello del primo giorno anche perché ho la fortuna di fare come mestiere il lavoro o lo sport che amo e l’impegno che metto ogni giorno per migliorarmi non è mai un peso. Ho la fortuna di essere in una piazza che vive di pallacanestro, che conosce bene la pallacanestro, nella quale si lavora bene, con una tifoseria che ci sta sostenendo e dove ci sono tutti i presupposti per fare bene il proprio lavoro, pertanto l’entusiasmo è rimasto assolutamente immutato e a livello di sensazioni posso dire che sono tutte confermate. Personalmente sono in un buon momento, la squadra soprattutto è in un buon momento, abbiamo vinto partite molto importanti recentemente e adesso ce ne aspettano altre quattro altrettanto importanti che affronteremo carichi e consapevoli che saranno decisive per il nostro futuro in chiave playoff”.
Numeri alla mano, lei viaggia a 12,2 punti e 6,1 rimbalzi di media a partita, tirando col 36% da tre e col 50% da due. Numeri che sono cresciuti in maniera evidente dal derby con Rimini del 19 gennaio in avanti e che, non a caso, coincidono con la crescita di tutta la squadra. Cos’è cambiato o cos’è scattato in lei da quella partita?
“Diciamo che uno dei problemi che abbiamo evidenziato nel girone di andata è stato quello di non avere avuto continuità complessiva a livello di squadra dovuta a tanti fattori tra cui sicuramente la situazione stranieri e quindi la difficoltà nel definire le gerarchie, le responsabilità e i punti di riferimento all’interno della squadra che variavano continuamente. Una volta risolto questo scompenso, esserci conosciuti un po’ meglio e aver imparato ognuno di noi cosa sfruttare al meglio dell’altro all’interno della squadra, ha fatto sì che non solo io, ma tutti avessimo più certezze e soprattutto più continuità”.
“Gaspardo è un’ala grande. No, Gaspardo è un’ala piccola. Gaspardo può giocare anche da cinque tattico”. Queste sono alcune delle considerazioni che si sentono tra i tifosi quando parlano di lei. Considerazioni condivisibili, ma Gaspardo cosa ci dice al riguardo?
“Guardi, nella mia carriera ho giocato in tanti ruoli. Ho fatto degli anni in Serie A dove giocavo esclusivamente da ala piccola, ma in questa categoria il mio ruolo naturale è quello di ala grande. Ovviamente in alcuni casi, come è successo anche recentemente in questa stagione, sono stato impiegato come cinque tattico, ma è più una cosa difensiva perché in difesa posso difendere dall’1 al 5 e questo mi permette di fare il cambio su quasi tutti i pick and roll e rappresentare un vantaggio importante per la difesa. Pertanto sì, posso giocare in questi ruoli, ma quello di cinque tattico è più una questione difensiva che non a livello offensivo”.
Proprio relativamente a quanto sopra, la sua rapidità di piede e di gamba, unitamente al suo atletismo, le permettono di difendere indistintamente sui lunghi come sui piccoli e questa è una dote che in Serie A2 possono vantare in pochi. A tal proposito le chiedo qual è il giocatore che più l’ha messa in difficoltà e quale quello contro cui è riuscito ad esaltarsi maggiormente?
“Partendo dal presupposto che questa è sempre stata una mia caratteristica, poter difendere sui piccoli come sui lunghi è anche quello che mi ha permesso di giocare ai più alti livelli per un lungo periodo di tempo. Alcuni giocatori, anche in questa categoria, puoi arginarli, ma non puoi fermarli perché, come sempre, un eccellente attacco batte un’eccellente difesa ed è giusto che sia così. In questa categoria qui per ball handling, per cambio di passo, per la separazione che riesce a creare per crearsi il tiro nonostante una taglia molto piccola e la rapidità e la fiducia con la quale sta giocando, fanno sì che Hickey, che è secondo me a mani basse l’MVP del campionato, sia a mio avviso nell’uno contro uno, il giocatore più difficile su cui difendere. Per quanto riguarda quello contro cui sono riuscito ad esaltarmi maggiormente glielo dico a fine campionato, non voglio svelare niente (ride divertito)”.
Quando arrivò a Forlì c’era chi sosteneva che se lei fosse riuscito a migliorare nella continuità di rendimento, considerato il suo punto debole, l’Unieuro avrebbe avuto in casa un signor giocatore, uno di categoria superiore. Alla luce dei suoi ultimi due mesi e mezzo di crescita esponenziale proprio anche sotto il profilo della continuità anche all’interno della stessa partita, era un pensiero corretto?
“Mah, sicuramente posso avere un impatto molto importante sulle partite in questa categoria e all’interno di questa squadra. Forse più in A2 che in A1 ho sofferto di continuità altalenante perché essendo un giocatore che fa dell’atletismo, della corsa e del gioco veloce il suo punto di forza, mi sono dovuto abituare al fatto che in A2 qualche volta si tenda di più a ragionare e ad usare la tattica, che sotto un certo punto di vista è anche una cosa bella, perché se guardiamo il basket di A1, essendoci più americani, è molto più un run and gun, cioè correre su e giù, che è una cosa che paradossalmente favorisce il mio gioco e in tanti casi può aiutarmi, mentre giocare un po’ più di tattica, a metà campo e di lettura è una cosa alla quale mi sono dovuto abituare da quando sono sceso in A2. Sto provando ad essere più continuo anche se guardo sempre al basket come ad uno sport di squadra dove devono incastrarsi tanti meccanismi e devono andare bene tante cose e magari un piccolo dettaglio può fare la differenza più di quelle cose che balzano più facilmente all’occhio”.
Domenica vi attende la difficile trasferta di Rieti che però ha perso le ultime tre partite in casa. Loro sono la terza miglior squadra per rimbalzi catturati, voi i primi, e la seconda per tiri da tre tentati con la terza miglior percentuale di realizzazione. Per voi sarà più difficile la lotta a rimbalzo o arginare la loro pericolosità dall’arco?
“Secondo me loro sono davvero molto, molto pericolosi dall’arco. Hanno Sarto, Monaldi e Spanghero che son tutti giocatori che possono cambiare la partita e veramente non puoi distrarti un attimo perché ti puniscono. La loro pericolosità nel tiro da tre è la a loro arma numero uno e lo abbiamo visto anche in casa nostra quando nonostante fossimo avanti di 8 a 1′ e 30″ dalla fine, se non sbaglio, con una serie di bombe, una delle quali proprio di Monaldi contro di me tra l’altro, l’hanno ribaltata. Dovremo stare molto attenti a questa loro caratteristica, stiamo preparando la partita tatticamente e venendo loro da tre sconfitte casalinghe consecutive sicuramente non vorranno incassare la quarta, ma noi abbiamo molta fame e per come si chiuse l’andata vogliamo vendicare quella sconfitta”.
Si ringraziano la Pallacanestro Forlì 2.015 e l’atleta Raphael Gaspardo per la disponibilità concessa nella realizzazione della presente intervista.