Vivere giorni da isolati: tutti stiamo sperimentando cosa significhi in un’emergenza sanitaria che da nazionale sta diventando globale. Un’emergenza della quale non possiamo ancora stabilire una possibile scadenza e che lascia anche il mondo dello sport “tra color che son sospesi”. Vale per tutte le discipline e anche per la pallacanestro che ancora si interroga se ripartire o meno con una stagione agonistica interrotta proprio alla vigilia della sua fase cruciale e che potrebbe anche essere già chiusa nonostante le decine di ipotesi che i vertici di Fip e Lega Nazionale Pallacanestro stanno stilando per capire come, in quali tempi e con quali formule, portarla a compimento.
Al momento che succede? Semplice, accade che almeno sino al 3 aprile (ma vedrete che il termine si prolungherà), le società di basket non possono allenarsi. Palestre e palasport sono preclusi alle sessioni di lavoro già da giorni e a stabilirlo sono i decreti della presidenza del consiglio dei ministri. Ci si può solo tenere in forma, individualmente, da casa propria. Fino a quando? Non è dato saperlo. Fino a quando non verrà presa una decisione definitiva sull’avvenire del campionato. E stante l’indeterminatezza del momento in cui i contagi da Covid-19 spariranno, o i vertici del movimento tagliano la testa al toro e calano il sipario, o si proseguirà in questo limbo ancora per tanto, troppo tempo.
E allora come ci si sta organizzando? Come vive queste giornate la Pallacanestro 2.015 Forlì? Lo abbiamo chiesto a Luca Borra, il preparatore atletico dei biancorossi che ha un compito arduo in questo periodo: far sì che i giocatori di Sandro Dell’Agnello restino comunque in forma in attesa di… non lo sa nessuno. Neppure i giocatori.

«E neppure io, ovviamente – sorride Borra – ma siccome questa stagione è stata solo congelata, ma non cancellata, c’è ancora la necessità di lavorare in vista di una possibile ripartenza. In questi giorni viviamo lontani, ognuno di noi è attaccato alla televisione e ai social network per avere notizie sulla situazione del Paese ed è francamente impossibile sapere adesso se e quando potremo tornare in palestra. Questo si riflette sul lavoro che, comunque, dobbiamo fare e che diventa complesso non solo per come lo dobiamo svolgere, ma anche perché manca al momento un obiettivo cui va finalizzato».
Lavoro domestico, quindi, ma Borra, lo staff tecnico e i giocatori (quelli dell’Unieuro sono tutti in città, stranieri compresi) sono in continuo e quotidiano confronto tra loro.
«Sì, anche il Fisiology non è utilizzabile per il lavoro e quindi, il giorno prima del “fermi tutti” ho provveduto a dare ai giocatori un po’ di strumenti e di supporti per fare lavoro differenziato da casa: elastici e un po’ di pesi principalmente. A quel punto ho stilato un programma che ho assegnato agli atleti e che, fondamentalmente, è finalizzato a mantenere i livelli metabolici e di forza precedenti allo stop».
Quali sono i precetti giornalieri da seguire?
«La settimana tipo dei ragazzi alterna un giorno focalizzato su forza e potenza muscolare e uno sugli aspetti aerobici e metabolici in un susseguirsi continuo che chiamerei “circuito di stabilizzazione”. Anche se adesso possono farlo solo a casa o nella prossimità della propria abitazione, i giocatori devono fare del training atletico e le cosiddette “Navette”, ossia corse avanti e indietro con fasi di recupero e ripartenza e cambi di ritmo. Sulla forza, invece, un po’ ci si arrangia».
In che senso?
«Non tutti hanno una palestra in casa per fare panca. Però sono professionisti e sanno quello che va fatto e si può comunque fare. Ognuno ha dei pesi, hanno gli elastici e poi tutto ciò che si trova tra le mura domestiche può servire. Ho detto ai giocatori che possono comprare delle casse d’acqua minerale e sollevare quelle».

Insomma, mantenersi in forma, ma semmai si dovesse ripartire con la stagione, a che livello sarebbero gli atleti?
«L’attività, adesso, serve a mantenere dei livelli standard, ma noi preparatori siamo tutti sulla stessa barca e più di questo non possiamo fare. Ci confrontiamo sempre con i ragazzi che mi danno degli input e dei riscontri sui propri livelli fisico-atletici, ma adesso conta solo non perdere tonicità e fiato. Semmai ci dovessimo ritrovare in vista di un nuovo via al campionato, bisognerebbe rifare i test a tutti nella speranza di non trovarli troppo calati. Di fatto sarebbe come riavviare una preparazione estiva, ma con pochissimo tempo davanti e non quasi due mesi come ad agosto».
Anche perché se l’allenamento fisico e atletico si può comunque svolgere a distanza, una cosa non minimale sta mancando: il pallone.
«Esatto e non è poco perché in estate ogni giocatore il pallone lo tocca, tira, palleggia, si allena con quello. Adesso non lo sta facendo e riattivarsi dopo due mesi senza basket non è affatto semplice. E poi, diciamoci la verità, ai ragazzi manca proprio questo. Manca un pallone tra le mani, manca giocare».
Già e come stanno Giachetti e compagni?
«Sono tutti disponibilissimi al lavoro, anche perché sono atleti e sanno che il loro lavoro passa dalla cura del corpo. Quindi si stanno dedicando con grande applicazione alle tabelle che io gli mando, ma è evidente che la sofferenza è mentale e non vivere più la quotidianità di gruppo, per dei ragazzi giovani, è un peso non indifferente. Va detto, però, che sono ragazzi di grande intelligenza e sensibilità, hanno ben chiara in testa la gravità della situazione che attraversa l’Italia e anche nell’ultima riunione che abbiamo tenuto prima di separarci ho visto un gruppo consapevole, maturo ed estremamente unito anche in questa fase. Devo dire che i ragazzi mi mancano proprio per queste loro caratteristiche. Sono uomini speciali».