Dopo Livorno e Verona, la 13ª giornata di Serie A2 Old Wild West pone l’Unieuro di fronte all’insidioso ostacolo della Fortitudo Bologna che, dopo il tonfo di Cento, tra le mura amiche vorrà ritrovare immediatamente confidenza con la vittoria. L’ultimo blitz al PalaDozza della Pallacanestro Forlì 2.015, allora Fulgor Libertas, risale al 2010. Sull’Italia è in corso una perturbazione e piove; mai come in questo caso il detto “piove sul bagnato” può considerarsi ad hoc per la formazione di coach Antimo Martino (nella foto di copertina di Stefano Albanese), che dovrà rinunciare a capitan Tavernelli — ospite ai nostri microfoni proprio in settimana — rimasto vittima di un problema al polpaccio, per il quale gli esami strumentali hanno evidenziato una piccola lesione. Il giocatore sarà rivalutato nei prossimi giorni.
«È la vigilia di una partita importante e molto sentita – attacca in conferenza coach Martino – su un campo non semplice, che vogliamo affrontare con il massimo dell’impegno, riconoscendo le qualità della Fortitudo, che sta rispecchiando i valori iniziali ed è stata brava a mascherare i problemi di infortuni inserendo giocatori come Imbrò e ora Harris. Anche se, va detto, quando sei costretto a cambiare tanto non è mai semplice, per cui i loro punti acquisiscono ulteriore valore. Sicuramente in casa hanno un rendimento molto più performante, avendo perso solo con la capolista Pesaro e avendo battuto Cividale, Scafati, Verona e Brindisi. Quindi ci aspetta una partita difficile, come lo è ogni gara al PalaDozza.»
Siamo solo al 22 novembre, ma con la gara di domani la squadra avrà già disputato tredici partite di campionato, ed è inevitabile tracciare un primo mini-bilancio su ciò che è migliorato e su ciò su cui, invece, la formazione biancorossa dovrà ancora lavorare per far quadrare i conti.
«La squadra è indubbiamente cresciuta rispetto al precampionato e all’inizio della stagione – sottolinea il coach – e questo credo sia abbastanza evidente. Lo si è visto anche nella partita contro Verona, dove abbiamo disputato una buona gara: non ottima, ma comunque buona. Però oggi non basta per battere una squadra come Verona. Le due cose che mi vengono in mente, sulle quali dobbiamo migliorare, sono queste: la prima è che, per battere squadre di un certo livello, dobbiamo fare di più e avvicinarci al loro valore. L’altro aspetto su cui dobbiamo crescere – e domani ne avremo sicuramente una riprova – è che quando giochiamo fuori casa la squadra deve avere una maggiore capacità, nei momenti di difficoltà, di reagire, non disunirsi e rimanere attaccata alla partita. E, se penso alla gara di domani al PalaDozza, sarà fisiologico avere dei momenti complicati: lì dovremo essere bravi a dimostrare di saper restare dentro la partita, come abbiamo fatto a Brindisi. Questi sono senza dubbio i due aspetti su cui dobbiamo cercare di migliorare.»
Nonostante tutte le vicissitudini che entrambe le società hanno vissuto negli anni, quella tra Forlì e Bologna resta la partita, sicuramente la più sentita. I giocatori — o quantomeno quelli che erano già a Forlì — lo sanno bene, e di conseguenza è vietato sbagliare l’approccio: se è vero che a Bologna si può perdere, è altrettanto vero che non ci si può presentare al PalaDozza senza sapere cosa ti aspetta.
«I giocatori conoscono l’importanza di questa partita – ci tiene a rimarcare Martino – e non c’è la necessità di sottolinearlo ulteriormente. Inoltre, mi permetto di dire che la nostra classifica non ci permette di attribuire un valore più importante a una gara piuttosto che a un’altra. Sappiamo però che giocheremo davanti a 5.000 persone, e sarebbe da pazzi non avere le giuste motivazioni. Piuttosto, dovremo essere capaci di gestire l’emotività, sia in positivo che in negativo.»
Nell’ultimo periodo, se c’è un giocatore che sta attraversando un momento decisamente negativo — e dal quale la Pallacanestro Forlì non può prescindere — è sicuramente Kadeem Allen che, dopo l’infortunio che lo aveva costretto a saltare la trasferta di Brindisi, non è più riuscito a ritrovare la qualità delle sue prestazioni, che nella fase iniziale erano state di buon livello.
«La situazione non è di semplicissima lettura – riprende il coach – perché lui aveva iniziato molto bene e le statistiche lo confermavano. Poi c’è stato l’infortunio e, dopo la sosta obbligata, la sensazione è che non si sia mai pienamente ripreso. Non ci sono problemi fisici alla base del calo di rendimento, ma capita, nel corso di una stagione, di vivere momenti così. Noi abbiamo massima fiducia in Kadeem. Dal mio punto di vista, ciò che deve fare è avere la pazienza di aspettare che arrivi il suo momento e non forzare. Più di una volta gli ho ribadito di aspettare che sia la partita ad andare da lui, perché l’istinto – soprattutto dei giocatori offensivi – è quello di voler fare, ma spesso non è una buona idea. L’altro aspetto da considerare è che ormai gli avversari lo conoscono e cercano di togliergli i suoi punti di forza: lui deve avere la capacità di aspettare, perché il suo momento tornerà, essendo un giocatore importante. È evidente che, dopo la sconfitta con Verona, una riflessione sul come sarebbe potuta andare se avessimo avuto un Kadeem diverso c’è stata. Allo stesso tempo, però, è un giocatore generoso, che spende molte energie anche in difesa, e da parte nostra deve esserci la capacità di supportarlo, perché questo non è altro che un momento transitorio. Presto tornerà a performare come sa fare.»
Contro una squadra come la Fortitudo, per le caratteristiche dei propri giocatori, saranno sicuramente fondamentali l’atteggiamento, l’energia e la capacità di leggere i vari momenti che caratterizzeranno la sfida. Anche da questo punto di vista coach Martino ha inquadrato la situazione:
«La partita va interpretata, e ci saranno momenti in cui i ritmi si alzeranno e altri in cui dovremo ragionare di più. L’importante, come dicevo prima, è che i ragazzi abbiano la capacità di restare dentro la partita, perché conosco bene quell’atmosfera e non puoi permetterti due o tre minuti di blackout: la partita rischia di sfuggirti in un attimo. Dovremo fare una grande gara, perché lo dice il campionato e lo dicono le sfide al PalaDozza: se vuoi vincere, ci vuole una grande partita.»
La chiosa finale riguarda la situazione fisica della squadra che, pur avendo avuto a disposizione l’intera settimana, non è riuscita ad allenarsi come avrebbe voluto a causa dell’indisponibilità di Tavernelli e di alcuni acciacchi che hanno condizionato le sedute.
«Tavernelli non ci sarà – conclude Martino – ed è la cosa che mi preoccupa di più, perché questo ci costringerà a trovare nuovi equilibri, e ogni assenza certamente non aiuta.»