Contro la Blu Basket Bergamo, per la Pallacanestro Forlì 2.015, arriva l’ultimo atto di un 2025 dai due volti, che coincide anche con la chiusura di un girone d’andata che definire deludente è un eufemismo. Dopo la cocente sconfitta nel derby contro la Dole Basket Rimini, per i biancorossi si profila un ostacolo sulla carta abbordabile ma insidioso: Bergamo, anch’essa reduce da una sconfitta — quella contro Torino — nel precedente turno casalingo aveva però regolato la Valtur Brindisi.
Per la Forlì di quest’anno non esistono gare facili, ma è tempo di svoltare perché — ridendo e scherzando — siamo già a metà del guado. A presentare la sfida dell’Opiquad Arena è, come di consueto, coach Antimo Martino (nella foto di copertina di Stefano Albanese): «Affrontiamo una squadra che fa dell’atletismo e del potenziale offensivo il proprio punto di forza. Sono la terza squadra per rimbalzi totali e la seconda per rimbalzi offensivi: sarà una partita che, da questo punto di vista, presenterà difficoltà. Per quanto ci riguarda, quello diventa il primo step se vorremo competere: dovremo partire da lì».
Come in ogni stagione nata sotto una cattiva stella, anche questa per Forlì non lascia spazio ai dubbi: è ancora lunga, ma il giro di boa è arrivato, e ai problemi già noti si aggiungono i soliti ostacoli. Simone Pepe ha dovuto combattere con la febbre alta a inizio settimana e non potrà essere al meglio; anche Gazzotti e Del Chiaro hanno avuto a che fare con qualche acciacco. Ma il vero punto di domanda, oggi, è nella consapevolezza di avere le chiavi per cambiare passo. Senza convinzione, anche le sfide più abbordabili (e non è il caso di Bergamo) diventano in salita. Intanto, domani per gli uomini di Martino inizia un ciclo di gare contro avversarie considerate al livello dei biancorossi.
«Il momento, soprattutto dal punto di vista mentale, non è semplice — evidenzia il coach — perché ci sono frangenti della partita che ti mettono pressione e creano dubbi. Per noi quei dubbi diventano difficoltà. Dobbiamo trovare la forza di uscirne con le nostre mani. Credo abbiate visto che la squadra è viva e non arrendevole, ma siamo dentro a una stagione nella quale tante cose non girano nel verso giusto».
Difficile dargli torto: la stagione è sin qui deficitaria in classifica e nelle prestazioni che lo stesso Martino avrebbe voluto vedere al termine del girone d’andata. «Se penso ai tiri aperti avuti contro quando il nostro attacco si è inceppato, ai tredici liberi sbagliati — sinonimo di nervosismo — ma anche alla qualità dei canestri di Rimini nel momento decisivo, capisci che va così e che dovremo essere ancora più bravi anche degli eventi».
Contro Rimini ha funzionato alla perfezione l’asse Harper–Stephens, almeno fino al quarto fallo di Stephens che ha dato il là alla rimonta ospite. Di contro si sono rivisti i soliti errori e la solita mancanza di durezza difensiva, vero tallone d’Achille della squadra. A cosa può aggrapparsi Martino dopo aver rivisto il derby? «Alla consapevolezza che dobbiamo limare sei–sette canestri, che significherebbe dodici–quattordici punti subiti in meno. Dobbiamo farlo andando oltre le nostre caratteristiche, perché se non lo facciamo diventa difficile pensare di segnare sempre novanta punti per vincere. È chiaro che questa squadra ha una propensione difensiva individuale inferiore e al momento non riusciamo né tatticamente, né con l’esperienza a mascherarla. Ma dobbiamo limare qualcosa un po’ qui e un po’ là per limitare quei canestri».
Quella contro Bergamo può essere la partita giusta per ripartire, chiudere al meglio il 2025 e ritrovare slancio. Anche perché sarebbe una vittoria contro una diretta concorrente: in caso contrario Bergamo scapperebbe via lasciando Forlì ancora più impantanata. «Ogni partita speriamo sia quella giusta — sorride Martino — ma quella di domani non è la squadra che fisicamente si sposa meglio con noi: probabilmente è la formazione con il miglior atletismo del campionato, con Loro, Lombardi, Williams, Udom, tutti giocatori dotati. Ma è altrettanto vero che ogni domenica dev’essere quella giusta per ripartire, e dovremo far di tutto perché sia quella di domani».
La squadra di coach Ramagli è fatta di tutta gente dotata di fisicità e capace di attaccare bene il ferro come Stefanini e D’Angelo Harrison e temibile anche da fuori, Forlì dovrà essere camaleontica e saper imporre le proprie caratteristiche. «Domani servirà molta attenzione: la voce rimbalzi sarà fondamentale. Dove non arriveremo con l’atletismo dovremo arrivare con la voglia e il desiderio, perché a volte il rimbalzo è anche desiderio. Spero che la squadra trovi la forza per fare questo switch mentale che, quando le cose non vanno come vorresti, non è semplice. Non dimentichiamoci che questo bellissimo sport è anche psicologico: all’interno delle partite ci sono momenti di svolta che possono ribaltare tutto. Noi abbiamo bisogno di una partita così, che ci dia forza e convinzione di poter svoltare».