Alessandro Miramari analizza con franchezza il pareggio del Forli contro il Bra, valevole per la 16ª giornata del girone B di Serie C, evidenziando come il Forlì abbia avuto il dominio del gioco ma non la determinazione necessaria per trasformarlo in qualcosa di concreto.
L’episodio chiave arriva nel primo tempo, con l’espulsione di Damiano Lia, assegnata con l’ausilio del FVS: una decisione che però non ha modificato l’impianto tattico della partita. «Avevamo già preso campo sin dall’inizio, loro difendevano con un blocco da otto più due attaccanti. L’uomo in meno gli ha soltanto tolto qualche ripartenza, ma per noi non è cambiato nulla: la palla era sempre nostra. Il problema è che per fare gol serve la volontà di farlo, non puoi pensare che te lo regalino.»
Il tecnico biancorosso sottolinea come la squadra si sia rivelata troppo leziosa e poco concreta nelle situazioni sporche, soprattutto sulle palle alte: «Ogni volta che buttano un pallone in area noi guardiamo, loro saltano. Non c’è cattiveria né in attacco né in difesa. Abbiamo battuto tanti corner senza mai sfruttarne uno. Vogliamo solo giocare per divertirci, ma questo è un gioco pratico: bisogna essere pericolosi anche nello spazio tridimensionale.»
Il Bra, chiusissimo davanti alla propria area, ha reso le cose ancora più complicate: «Hanno messo un pullman davanti alla porta. Se non hai voglia di tirare, di aggredire le seconde palle, di cercare la mezza profondità, non sfondi. Oggi e nelle ultime partite questa determinazione non l’abbiamo avuta.»
Il tecnico evidenzia un filo conduttore con altre gare: «Non diversissima da Pineto o dal Campobasso: domini, poi una scarpata in avanti e prendi gol. Contro i blocchi bassi non riusciamo a fare ciò che serve per essere pericolosi.»
Per Miramari il nodo è soprattutto mentale: «La squadra non funziona perché ha poca voglia di agire. A tratti interpretiamo anche bene, ma non basta. Serve l’ossessione di andare a vincere, e ce la siamo dimenticata.»
Un segnale positivo però c’è: «In una partita maledetta, tra pali, gol sbagliati e tutto il resto, almeno abbiamo mantenuto la serenità di attaccare fino alla fine. In altre situazioni avremmo perso la testa: oggi no. Questo va riconosciuto.»