Miramari saluta Forlì: “Due anni straordinariamente belli. Questa piazza mi resterà dentro”

Due anni intensi, vissuti tra emozioni forti, risultati importanti e un legame con la città indissolubile. Dopo il mancato rinnovo con il Forlì, mister Miramari ha voluto rivolgere un saluto alla piazza biancorossa, ripercorrendo il cammino vissuto sulla panchina del club e il rapporto costruito con tifosi, ambiente e città.

La separazione è stata ufficializzata dal comunicato della società e, subito dopo, sui social si è levata un’ondata di affetto nei confronti dell’ex tecnico biancorosso. Messaggi, commenti e attestati di stima hanno riempito le pagine dei tifosi, confermando il legame costruito dall’allenatore con una parte importante della piazza.

“Per me sono stati due anni straordinariamente belli”, ha raccontato l’allenatore. “Mi porto dentro l’amore della piazza, la capacità del pubblico di rispondere, di appassionarsi e di riconoscersi in un’identità sportiva. Ho percepito l’idea di un Forlì che potesse diventare una piazza importante del calcio italiano”.

L’ex tecnico biancorosso ha sottolineato più volte il valore umano dell’esperienza, soffermandosi non soltanto sui risultati, ma anche sulla quotidianità vissuta attorno alla squadra. Alla richiesta di scegliere un momento simbolo, Miramari non ha voluto isolare un singolo episodio.

“Non riesco a individuare un solo ricordo. Per me è stato un percorso. È come in un matrimonio: non scegli un giorno soltanto, ma impari ad apprezzare la quotidianità. Mi porto dietro tante immagini: il prima e il dopo le partite, gli incontri con i tifosi, le emozioni del campo. Sono tantissimi i ricordi che conserverò”.

Inevitabile pensare alla vittoria del campionato di Serie D, momento che ha riportato entusiasmo e ambizione attorno ai colori biancorossi. Eppure, anche quel traguardo, per l’allenatore, non rappresenta un episodio isolato, ma il punto d’arrivo di un lavoro costruito giorno dopo giorno.

Si tende a pensare alla vittoria del campionato come al momento più bello, ma io l’ho vissuta come l’epilogo di un percorso. È stato il frutto di tanti giorni precedenti, di tutto quello che era stato costruito prima”.

Dal punto di vista professionale, il biennio forlivese lascia in eredità due risultati pesanti: la promozione dalla Serie D e la salvezza in serie C. Due traguardi diversi, ma entrambi significativi, soprattutto per le difficoltà affrontate nell’ultima stagione.

“Abbiamo vinto un campionato di Serie D, cosa tutt’altro che scontata, e poi abbiamo conquistato la salvezza in serie C. L’anno scorso, con tutte le difficoltà che abbiamo avuto e con una squadra giovane, senza grandi nomi di categoria, siamo stati obbligati a tirare fuori il massimo. Credo che come staff, forse, abbiamo fatto ancora meglio nella seconda stagione”.

Una salvezza che, assume un peso particolare proprio per il contesto in cui è maturata. Un gruppo giovane, tante difficoltà da gestire e la necessità di trovare soluzioni lungo il cammino hanno reso il risultato ancora più significativo.

“Ci sono stati momenti del campionato in cui sembrava quasi impossibile uscire da certe situazioni. Per questo credo che, in questa annata, abbiamo davvero tirato fuori il massimo”.

Ora, però, le strade si dividono. Il rapporto con il Forlì si è chiuso senza rinnovo e l’ex tecnico biancorosso guarda avanti, con l’ambizione di misurarsi in contesti capaci di crescere e costruire.

Mi piacerebbe lavorare in piazze che abbiano voglia di crescere, piazze importanti, ambiziose, con l’obiettivo di migliorarsi e fare bene”.

Resta il saluto a Forlì, a una tifoseria che gli ha riconosciuto lavoro, passione e risultati. Resta il ricordo di due anni vissuti intensamente, tra una promozione, una salvezza e un rapporto forte con la città. E resta, soprattutto, la sensazione di un legame che, al di là della fine del percorso professionale, non si chiude davvero del tutto.

Per Alessandro Miramari, Forlì non è stata soltanto una tappa. È stata una storia. Una storia fatta di campo, sacrificio, emozioni e appartenenza. Una storia che oggi si interrompe, ma che resterà dentro a chi l’ha vissuta.