Il suo campionato era iniziato, nonostante la sconfitta di Forlì, con una performance di grande livello contro Cividale, ma Matteo Parravicini (foto copertina di Stefano Albanese) da qualche tempo non sembra avere più quella spensieratezza che gli consentiva di osare e di essere se stesso anche in un contesto ambizioso come quello biancorosso. Noi di Piazzale della Vittoria, nel nostro consueto viaggio dentro la Pallacanestro Forlì 2.015, abbiamo raggiunto telefonicamente il play ex Nardò per ascoltare dalla sua voce le impressioni su questa avventura in canotta Unieuro ed abbiamo trovato un ragazzo molto maturo e con le idee ben chiare in testa.
Buongiorno Parravicini. Dal suo arrivo a Forlì sono trascorsi oltre tre mesi. Ci traccia un primo bilancio personale della sua esperienza in maglia biancorossa?
“Innanzitutto buongiorno. Venendo alla domanda sono sicuramente contento dell’ambiente che ho trovato, dei compagni di squadra in primis e in parte di me stesso sapendo che ho ancora tanto da fare, dimostrare e migliorare però sicuramente sono felice della scelta fatta in estate ed essere ora qui a Forlì”.
Dall’esordio a Cividale, dove giocò una grande partita, a oggi non sembra di essere al cospetto dello stesso giocatore. La sensazione è che dalla spensieratezza iniziale si sia passati al peso delle responsabilità.
“Non sono totalmente d’accordo con questo. E’ una domanda difficile perché onestamente non sono una persona che si sofferma troppo a pensare e rimuginare sul passato, ma anzi cerca di vivere la quotidianità ed il presente tanto che sono fiducioso e contento del lavoro che sto svolgendo quotidianamente. Sicuramente Forlì è una piazza molto ambiziosa e con grandi pressioni, però questo lo vedo come un privilegio e quindi come una cosa con la quale convivere. Forlì è uno di quegli ambienti stimolanti anche per un mio percorso di crescita dove le pressioni sicuramente ci sono, ma non penso che influiscano troppo nel percorso che sto facendo”.
Il coach ha spesso sottolineato, proteggendola, come per lei sia differente giocare in una squadra ambiziosa come Forlì rispetto a quando giocava a Nardò dove gli obiettivi erano differenti. Che cos’è cambiato per lei, se qualcosa è cambiato, e quali differenze ha riscontrato tra le due realtà ?
“Senza dubbio, come ho detto prima, Forlì è una piazza ambiziosa con molto seguito e già questa è un’enorme differenza rispetto alla piazza dov’ero prima. A dirla tutta prima ancora di Nardò sono stato a Scafati ed anche se ero un ragazzino, le pressioni, il seguito e tutto erano sullo stesso livello che qui a Forlì. Ovviamente ora è cambiato tanto e sono a Forlì dove penso di poter essere un giocatore importante in una squadra molto ambiziosa ed essere un giocatore importante in una piazza del genere significa essere costanti sempre. Ecco questa è forse la cosa sulla quale sto cercando di lavorare e crescere maggiorente”.
Per profondità del roster e caratteristiche dei giocatori lei si è ritrovato a giocare sia nello spot di play che in quello di guardia. Dove sente di poter esprimere al meglio il suo potenziale?
“Onestamente sono un giocatore a cui piace fare canestro e al tempo stesso piace giocare anche per la squadra e secondo me oggi è abbastanza limitante parlare di playmaker o di guardia. Personalmente mi rivedo in un playmaker moderno che può aver punti nelle mani, che può creare per sé o che può creare per la squadra perché mi piace molto anche vedere i miei compagni fare delle buone cose”.
Sul fronte offensivo le qualità non le mancano e ha saputo dimostrarlo anche qui a Forlì. E’ sulla difesa che deve migliorare e lavorare di più anche in virtù di ciò che pretende il coach?
“Beh sicuramente la difesa è un aspetto molto importante e lo è in primis nel nostro sistema di gioco. Sicuramente sotto qualsiasi aspetto si può sempre migliorare e certamente la difesa è un aspetto migliorabile nel mio gioco, ma non mi preoccupa più di tanto perché sono consapevole di poter essere un buon difensore e l’ho dimostrato anche in passato”.
Avrete già iniziato ad affrontare il tema Cremona. Che cosa temete di più della sfida di sabato sera contro la Juvi?
“Cremona è una squadra molto intensa e ce lo ha già dimostrato in precampionato quando perdemmo contro di loro la finalina del torneo di Modena. Sicuramente dovremo essere bravi a bilanciare il loro livello di energia che eserciteranno giocando in casa e questo probabilmente sarà l’aspetto principale della partita. Il livello di energia che andremo a mettere noi sarà fondamentale per contrastare il grande cuore e la grande intensità che mettono loro in tutto quello che fanno”.
A conclusione della nostra intervista le chiedo se potesse rubare qualcosa ad un suo compagno a chi la ruberebbe e cosa?
“Probabilmente direi Harper e come abbiamo detto all’inizio ruberei un po’ della sua spensieratezza nel giocare nel quotidiano e probabilmente, più che un qualcosa dal punto di vista tecnico, ruberei la sua capacità di andare a concludere al ferro, ma in generale la mentalità con la quale affronta la quotidianità”.
Si ringraziano la Pallacanestro Forlì 2.015 e Matteo Parravicini per la disponibilità concessa nella realizzazione della presente intervista.