La Pallacanestro Forlì 2.015 sta attraversando un momento molto delicato della propria recente storia, probabilmente il più delicato da quando il progetto vide la luce ormai una decade fa. Tocca a coach Antimo Martino e ai più esperti del gruppo trovare il bandolo della matassa per rimettere in sesto una stagione sin qui al di sotto delle aspettative. Noi di Piazzale della Vittoria abbiamo sentito dalla voce di uno dei protagonisti di questo scorcio di stagione, il playmaker Riccardo Tavernelli (foto copertina di Stefano Albanese), quello che sta accadendo ai biancorossi.
Buongiorno Tavernelli, innanzitutto ci racconti questi suoi primi mesi in canotta Unieuro. Dopo 4 anni di Serie A perché Forlì e la Serie A2?
“Diciamo principalmente perché Tortona, che è stata una grande società per me per quello che abbiamo fatto dalla promozione in Serie A alla crescita nel massimo campionato, era cresciuta fin troppo in fretta e di conseguenza lo spazio per giocare era divenuto troppo ristretto come ad esempio nell’ultimo anno e quindi, siccome questa cosa mi pesava, ho scelto di rimettermi in gioco. Forlì è stata la prima e la più convincente tra le varie società che si sono informate sul sottoscritto e arrivando da due buoni campionati al vertice, con una struttura societaria di tutto rispetto, con i dirigenti che mi hanno illustrato il progetto e le loro intenzioni ho fatto questa scelta. A livello di impressioni in questi primi mesi non possono che essere positive perché quello che mi ero immaginato sul modo di lavorare, su società e staff, ha trovato tutte le conferme. D’altronde non arrivi due anni consecutivi in testa al campionato per caso e quindi significa che qui sanno lavorare. Ovviamente i primi due mesi, quasi tre ormai, sono stati particolari perché influenzati dai vari infortuni che ci sono stati, però in un campionato difficile come questo, sul lungo periodo, credo ci possa stare”.
Ci dica la verità, dopo 12 giornate si aspettava di essere in questa situazione o aveva altre aspettative?
“Allora.. vedendo le squadre sulla carta, in un ipotetico power ranking di inizio anno, era difficile stilare una classifica. Al momento noi siamo ottavi e credo che nel computo delle partite disputate, se pensiamo a dove abbiamo giocato e dove abbiamo perso, credo che l’unico rammarico sia la sconfitta interna con Livorno. Anche domenica con Cantù è stata una sfida decisa dagli episodi, ma che ci ha visto competere fino alla fine. Penso che se la nostra classifica recitasse 7 vinte e 5 perse, anziché 6-6, avremmo una visione diversa. Comunque essere ottavi, settimi o sesti adesso è presto per tirare conclusioni perché il campionato è ancora molto lungo anche se certamente una vittoria in più ci poteva stare”.
Quando ha accettato la proposta di Forlì cosa le ha chiesto coach Antimo Martino in riferimento al tuo ruolo, non tanto in campo, quanto come giocatore d’esperienza?
“Beh quando ho parlato col coach mi ha chiesto compiti di gestione della squadra. Avendo due americani come esterni che di solito statisticamente prendono la maggior parte dei possessi e avendo poi in quintetto uno come Gaspardo che è un altro grande giocatore e realizzatore, il mio ruolo è quello di capire quando e dove andare all’interno della partita. Poi ovviamente anche a partire dagli allenamenti qualche consiglio per i più giovani sul capire cosa fare e cosa non fare nei vari momenti della partita. In sostanza questo è ciò che mi ha chiesto Martino”.
Dopo un inizio in sordina, oggi lei sembra essersi preso le cosiddette chiavi del gioco, tanto che Forlì si esprime meglio con lei in cabina di regia. Se le si può muovere un piccolo appunto è la rinuncia a qualche tiro, anche in entrata, preferendo lo scarico sugli esterni.
“Sì, può essere ma è anche vero che è il mio modo di interpretare la pallacanestro. Se guardiamo la classifica, Rimini e Cividale sono le squadre che la scorsa stagione hanno finito nel migliore dei modi ed hanno mantenuto più o meno la stessa ossatura. Noi abbiamo dovuto conoscerci e ci stiamo conoscendo tutt’ora. Abbiamo avuto prima l’infortunio di Dawson con qualche rotazione in meno e poi l’arrivo di Perkovic e di conseguenza ci sono state un po’ di gerarchie da riuscire a capire. Io come tipo di giocatore tendo sempre a fare un passo indietro per il cosiddetto bene della squadra ed è per questo che effettivamente ci sono state occasioni nelle quali avrei potuto tirare di più, ma ho sempre questa tendenza a coinvolgere gli altri. Adesso stiamo pian piano trovando la quadra con l’innesto di Perkovic che è un giocatore diverso che riesce ad attaccare e passare di più la palla e di conseguenza siamo diventati più di movimento e meno statici. Questo significa anche che muovendo di più la palla ed il gioco anche per me c’è qualche spazio in più, però non è la mia prima opzione quella di far canestro”.
Torniamo a domenica quando a una ventina di secondi dalla fine sul -3 lei compie un capolavoro strappando una palla contesa sulla rimessa di Cantù. Poi cos’è successo? Perché quell’ultimo attacco gestito così male?
“Eh.. (sospiro) allora lì sono andato per provare a rubar palla perché ho visto Baldi Rossi che era girato dall’altra parte e a quel punto si doveva rischiare qualcosa. Sull’ultimo possesso abbiamo avuto comunque un tiro da tre con Gaspardo, non dico aperto, ma abbastanza, che già la volta scorsa aveva dimostrato di poter segnare. Credo che Harper abbia scelto Gaspardo da tre per il pareggio piuttosto che un tiro da due per poi andare a fare fallo, quindi è stata una scelta che col senno di poi non ha pagato, ma con la quale abbiamo avuto la possibilità di tirare per il pareggio”.
Quello attuale è il momento più difficile per la Pallacanestro Forlì 2.015 degli ultimi tre anni e il pubblico forlivese, abituato a lottare per il vertice, inizia a mormorare e ad esternare preoccupazione. Per qualche giocatore sembra essere una responsabilità molto pesante. C’è un problema di personalità? Lei che è tra i più esperti come vive questo momento?
“No non mi sembra che ci sia un problema di personalità perché altrimenti quelle partite che abbiamo vinto al supplementare non le avremmo vinte. Credo che in un campionato nel quale ci sono tante partite infrasettimanali ogni tanto ci sta che le energie cambino di partita in partita, come ad esempio a Udine dove abbiamo fatto letteralmente una partitaccia, mentre domenica, pur perdendo, abbiamo fatto secondo me una buona partita contro una squadra, Cantù, che a detta di tutti è quella che punterà alla promozione diretta. Ripeto, non credo sia tanto un problema di personalità, quanto più di stare lì con la testa e giocare allo stesso modo come abbiamo fatto con Cantù anche contro altre squadre soprattutto in trasferta dove dobbiamo maggiormente compattarci”.
Sabato sarete impegnati nella difficile trasferta in casa dell’Urania che sta viaggiando oltre le più rosee aspettative dove perdere significherebbe aprire ufficialmente una crisi. Vi sentite un po’ con le spalle al muro?
“No, non penso si possa parlare di crisi anche in caso di sconfitta per quanto tre sconfitte consecutive non facciano certo piacere. Se arrivasse una sconfitta contro l’Urania sarebbe la terza dopo Udine e Cantù che sono terza, quarta e quinta. Si potrebbe parlare di crisi se perdessimo o avessimo perso contro squadre di bassa classifica. Tornando al discorso di prima, se contro l’Urania giocheremo come abbiamo fatto contro Cantù avremo possibilità di tornare vittoriosi da Milano”.
Si ringraziano la Pallacanestro Forlì 2.015 e Riccardo Tavernelli per la disponibilità concessa nella realizzazione della presente intervista.