Dopo l’importante successo casalingo di mercoledì contro Avellino, la 33ª giornata di Serie A2 Old Wild West costringe la truppa di coach Antimo Martino a un’altra lunga trasferta, dopo quella di sette giorni fa a Ruvo di Puglia, in casa della Givova Scafati, miglior attacco del campionato e reduce da sei successi consecutivi alla Beta Ricambi Arena, meglio conosciuta come PalaMangano. “Siamo in una fase chiave della stagione – esordisce così l’allenatore biancorosso nel presentare la sfida di domani – nella quale in tutte le partite c’è grande pressione per ogni singola squadra, per gli obiettivi che deve perseguire. Noi andremo a Scafati con l’obiettivo di farci trovare pronti, sapendo di affrontare una grande squadra in lotta per la promozione”.
Non sarà una sfida semplice per l’Unieuro perché, alle già difficili condizioni ambientali e ai limiti di una squadra poco continua, si sono aggiunti problemi legati alle condizioni fisiche di diversi giocatori: alcuni proveranno a stringere i denti, altri saranno costretti a dare forfait. “Purtroppo all’allenamento di ieri erano fermi ai box Bossi, Gaspardo, Tavernelli e Harper. Speriamo di poter recuperare i primi due, mentre per Tavernelli ed Harper la situazione preoccupa decisamente di più. Harper, tra l’altro, negli ultimi due mesi ha fatto pochissimi allenamenti e sarei ipocrita se non vi dicessi che sono preoccupato. Non mi piace l’idea di piangere e dare alibi alla squadra, ma non siamo dei bambini ed è evidente che in queste condizioni sia tutto tremendamente più difficile”.
Il coach chiude poi l’argomento Harper evidenziando come non spetti a lui emettere bollettini medici né entrare nel dettaglio dei problemi fisici, diventati purtroppo una costante della stagione forlivese. Il problema dell’americano non riguarderebbe comunque il ginocchio che lo fermò a Mestre.
È evidente che, in queste condizioni, pensare al colpaccio a Scafati appare utopistico, ma lo sport resta imprevedibile e spesso regala sorprese. Per Forlì potrebbe essere l’occasione di giocare in Campania con meno pressione, lasciandola sulle spalle dei padroni di casa dopo il successo vitale di mercoledì. “Sicuramente Scafati avrà la pressione di dover vincere a tutti i costi – continua Martino – però avrei voluto andare a giocarmela con la carica del successo contro Avellino, che secondo me è stato un grande successo. Invece siamo più impegnati a fare la conta che ad allenarci in totale serenità. Dal canto mio cerco di trasmettere fiducia e positività ai ragazzi che, a prescindere dalle situazioni, devono crederci sempre perché, soprattutto nel girone di ritorno, abbiamo dimostrato di esserci con la testa e l’atteggiamento”.
Domenica si giocherà a Scafati, poi sabato 4 all’Unieuro Arena arriverà Roseto: quella sarà una partita da non fallire. Inevitabile, per una squadra che ha mostrato difficoltà nei recuperi giocando ogni tre giorni, guardare anche alla gestione dei singoli oltre alla sfida imminente. “Di base non è una cosa che facciamo, però dobbiamo essere pragmatici e valutare tutta la situazione a 360°. Domani dovremo essere lì con la testa, perché abbiamo visto a Brindisi come nello sport possa succedere davvero di tutto. È chiaro che, se a un certo punto la partita non dovesse incanalarsi sui binari che vogliamo, dovremo cominciare a gestire i singoli con acciacchi per preservarli per il match successivo. Di base, ripeto, non mi piace pensare questo, anche perché non vedo un calendario con partite più semplici di altre”.
Ogni partita va presa con le molle: vale sia per chi lotta nelle zone basse sia per chi punta alla promozione. “La stessa Cento, nostra avversaria nella corsa a evitare i playout – sottolinea Martino – è una squadra viva, che ha perso le ultime partite contro Bologna, Avellino e Brindisi giocandosela fino all’ultimo possesso”.
Non è però tutto negativo. Martino sottolinea come, nel girone di ritorno, la squadra abbia mostrato una crescita nella tenuta mentale, cedendo davvero solo nella trasferta di Milano contro l’Urania. “Sicuramente, a differenza del girone d’andata, siamo migliorati – seppur non come piacerebbe a me – nel restare in partita anche nei momenti difficili, riuscendo a risalire dai break. Non sempre ci riusciamo, come nel secondo quarto di Ruvo o nei primi minuti contro Avellino, ma poi siamo stati capaci di rientrare e giocarcela punto a punto, cosa che nel girone d’andata accadeva molto meno”.
Un altro aspetto emerso dalla vittoria di mercoledì, meno leggibile nei numeri ma significativo per un allenatore, è stato l’impatto della panchina in termini di energia e atteggiamento. Su tutti Gazzotti e Pinza, protagonisti di una prova solida e preziosa per il gruppo. “Sicuramente Gazzotti e Pinza hanno fatto un’ottima partita da quel punto di vista – conclude il coach – e questo ha aiutato tutti gli altri. Voglio però sottolineare l’apporto di tutti: nelle nostre vittorie, per una squadra che ha evidenti limiti, è fondamentale il contributo di ogni singolo. L’energia di chi può mettere energia, la qualità di chi può mettere qualità e i punti di chi può segnarli sono sempre stati decisivi. Non è un caso che le nostre migliori partite siano arrivate quando siamo riusciti a giocare di squadra, ed è giusto che sia così”.