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Il Giro d’Italia non è una semplice corsa di biciclette, ma è un filo conduttore che unisce tramite 21 episodi la storia sportiva e la voglia di dare emozioni. Capitoli, momenti e tanti frangenti che giorno per giorno finiscono per diventare indissolubili ed infine storia. 102 edizioni e non sentire il tempo che del Rosa potrebbe sbiadirne il vivido riflesso, luce nella mente di ogni corridore che definisce sogno, leggenda, impresa. Una maglia che nel suo essere quasi bizzarra, in un qual certo modo bislacca, si distingue da ogni segno di primato che si conosca. E’ l’Italia ed il suo Giro, che ogni anno riesce a raccontare qualcosa di diverso, anche se non sempre esprime fuochi e scintille, non racchiude il thriller da Oscar, è comunque la corsa nel Paese più eccezionale del pianeta, dalla storia ineluttabile, delle stimate che conferiscono ad ogni edizione un passaggio unico ed irripetibile.

Partenza da Bologna (voto 8) con un pubblico mozzafiato, una ressa che trasforma gli 8 chilometri della crono iniziale, in una pandemonio goliardico, un evento riuscito che rappresenta con ogni probabilità il punto più alto dell’intero percorso. Bologna che incorona Primoz Roglic (7,5), lo sloveno che bisserà il successo anche a San Marino, sempre in una prova contro il tempo, dopo la quale si davano tutti spacciati. Al cospetto dell’orologio tutti chini dinanzi a colui che, attraverso i 60” che diventano minuti, ha saputo dettare una legge micidiale. Ma il Giro risiede nelle Alpi, constata le sue insidie sulle montagne e Roglic quelle montagne ancora non le ha capite e forse non le capirà mai.

Cosa ha stravolto il Giro? La Movistar (voto 9). La formazione spagnola ha invertito i fattori che parevano ben chiari in partenza dopo la dipartita di Valverde, una gerarchia indiscutibile per tutti, tranne che per Richard Carapaz (voto 10), che a Fiuggi aveva mostrato scaltrezza e vivacità e poi a Courmayeur voglia di primeggiare e sfidare chiunque. In rosa quasi per caso, appena vestita la sua maglia da leader, ha conferito al Giro un predominio pressoché inscalfibile. Aiutato da Mikel Landa (voto 7.5), che ha dimostrato di essere fedele e leggero nel ruolo di scudiero, spalleggiato da una squadra presentissima e solida: la coppia Movistar ha sigillato la corsa ed ogni possibile contrattacco con sicurezza e freschezza.

Un solo corridore ha provato a fare un torto alla succitata corazzata spagnola, e come sorprendersi se l’atleta di cui stiamo parlando risponde al nome di Vincenzo Nibali (voto 8+). Il nostro portacolori ha vissuto un Giro a doppia facciata, quella che lo vedeva sicuro e determinato – in sella alla sua bici – e quella che lo mostrava acido, maldisposto, direi alquanto infastidito per ogni singolo atteggiamento altrui – la versione dinanzi ai microfoni –. Parodia cominciata da Bologna, nel non perdere occasione di masticarsi Simon Yates, proseguita incitando in modo poco costruttivo Roglic, finendo con lo sminuire Carapaz. Il siciliano però raggiunge un nuovo podio, un secondo posto luccicante per determinazione e costanza, caparbietà e voglia di non darsi mai per vinto.

Un Giro che è mancato in molti suoi potenziali protagonisti. Come Tom Domoulin (s.v.), caduto per caso a Fiuggi, si ritrova alla quarta tappa eliminato e rigettato come uno qualunque, dimenticato poi nei giorni a seguire, quando forse sarebbe stato interessante immaginarselo in mezzo alla bagarre. E’ legittimamente giusto menzionarlo come potenziale (fantasma) insidia per la Movistar. Se l’olandese è mancato o meglio rispedito al mittente, ad essere stato respinto dalla strada è stato il folletto inglese che nel 2018 aveva folgorato molti appassionati. Simon Yates (voto 5) è scivolato ogni giorno come se sotto la sua bici non vi fosse asfalto, ma un fondo instabile. Ha tentato di non crollare ed in parte è riuscito a non naufragare veramente, ma purtroppo per lui e le la Mitchelton-Scott le premesse erano altre.

A salvare la baracca ci ha invece pensato Esteban Chaves (voto 6,5), che per qualche ora si è ripreso quel palcoscenico che non più tardi di tre anni fa pareva essere il suo naturale habitat. Indimenticabile è poi stata la Corsa di Giulio Ciccone (voto 8,5), sempre all’attacco, in prima linea, in fascia alta ogni giorno, determinato a fare punti per la maglia blu di miglior scalatore e cercare quello spunto che potesse suggellare ogni sorta di tentativo. Vittoria epica a Ponte di Legno, quasi bissata a Pedavena, a confermare anche all’ultimo respiro che la sua gamba non era roba da tutti.

Un Giro d’Italia (voto 6) che per 10-11 giorni ci ha annoiato e quasi scocciato. Volate ed ancora volate per una settimana intera, per poi perdere un controllo delle fughe, evasioni che ci hanno levato il gusto della battaglia dei big per i traguardi parziali. Ed in queste volate a steccare è stato proprio Elia Viviani (voto 4), il quale, reduce da un Giro 2018 fantastico e pluri-vittorioso, ce lo ha riproposto fiacco, nervoso e incapace di finalizzare situazioni ideali. Cosa che invece è riuscita a Pascal Ackermann (voto 7,5), che ha vinto per due volte ed ha trasportato a Verona una maglia ciclamino che sa tanto di consacrazione.

Menzione particolare per l’Androni-Giocattoli (voto 8,5). Da invitata ha saputo fare di tutto per lasciare un segno, riuscendoci con Masnada e riprovandoci con Cattaneo e Vendrame. Senza dimenticare Pinerolo e la fuga del nostro Matteo Montaguti, che per una manciata di secondi non è riuscito ad essere con i fuggitivi di giornata a giocarsela sino all’ultimo metro. “Un buon Giro, e direi un super Giro da parte dei miei compagni – spiega il corridore forlivese – Con questo fanno nove Giri disputati e nove Giri portati a termine. Non ero mai arrivato all’Arena di Verona, veramente bello questo finale di corsa. Nel complesso, come detto, un bel Giro, anche se non troppo difficile nella prima settimana, ma poi spettacolare dalla seconda in avanti. Sono sempre molto felice e fiero di partecipare e portare a termine un’edizione”.

Chiusa anche questa edizione, apposta la dicitura “fine” in fondo a questa nuova avventura, già riposta nella libreria dei ricordi. Una storia differente dalle altre, e per questo giusto ricordarsela e menzionarla. Un giorno, ripercorrendo questa narrazione, sapremo scovare quelle fasi che rendono il ciclismo uno sport impareggiabile, di storie dentro la storia, personaggi che diventano eroi, eroi che si trasformano in campioni per tutti.