Dell’Agnello si gode la Forlì più bella: «E’ stata la gara che avevo sognato»

Avere dentro domande, cercare le risposte e trovarle. In una settimana si passa dallo sconcerto all’esaltazione, dai dubbi alle speranze, dal “troppo brutto” al “quasi troppo bello”. Insomma, tra Caserta e Verona c’è di mezzo tutto. Soprattutto c’è la ricerca di soluzioni che coach Sandro Dell’Agnello nel doppio confronto con Montegranaro e Verona, pare avere trovato.

La prova fornita dai biancorossi con la capolista non ha praticamente nei.

«Abbiamo giocato la partita che avrei voluto alla vigilia. Visto dal vivo, il nostro avversario si è dimostrato estremamente competitivo, grosso, lungo e chi più ne ha, più ne metta, ma noi abbiamo sempre avuto il pallino in mano e abbiamo vinto meritatamente. I miei ragazzi sono stati davvero bravi contro una squadra così ed è grazie alla loro disponibilità che ha funzionato ciò che dopo Montegranaro avevamo provato. Son davvero contento, questa è la squadra che tutti vorremmo sempre vedere, anche se non è facile. Oggi, davanti all’avversario più difficile, lo siamo stati».

L’impatto difensivo, l’energia, la continuità: Forlì non ha mai avuto momenti di sbandamento.

«Abbiamo giocato sulle caratteristiche di Verona, ben sapendo che non era possibile bloccare tutto ciò che aveva nelle mai. Su Hasbrouck abbiamo tentato di essere sempre presenti per evitare avesse tiri aperti. La cosa davvero importante, però, è la voglia che ci abbiamo messo e chi era al palasport l’ha notato».

Se la prova di Jacopo Giachetti “parla da sola”, dal convalescente Pierpaolo Marini al sempre più affidabile Luca Campori, Sandro Dell’Agnello ha ricevuto tantissimo nella missione di contenimento dell’attacco scaligero.

«Sì, siamo stati davvero una squadra, non si può levare nessuno dall’applauso. Marini ha aggredito la partita anche in attacco. Mai esitazioni, ha attaccato chi aveva davanti senza mai fermare il pallone. Campori non si tira mai indietro, “fa della gran legna” e la difesa è la sua caratteristica principale. Io sto mescolando i quintetti per trovare soluzioni tattiche e motivazioni diverse e nessuno con me è mai bocciato in partenza».

Insomma, tutto un altro mondo rispetto al post-Caserta, ma cos’è successo dopo quella gara che ha cambiato il volto dell’Unieuro?

«Questa è una società modello fatta di persone serie e noi nel chiuso delle nostre quattro mura abbiamo fatto ciò che era giusto e il merito è dei ragazzi. Però visto che parliamo di Caserta, allora dico che dopo avere letto paginate su quanto eravamo stati brutti, adesso vorrei leggerne altrettante su quanto siamo stati belli».