Dell’Agnello si lustra il settimo sigillo: «Bellissimi nel primo tempo, il calo lo perdono»

Le vittorie sono come gli amori: quando iniziano a diventare una piacevole costante, finiscono per passare come routine e “ci si fa l’abitudine”. La Pallacanestro 2.015 è ancora nella fase del grande amore o in quella in cui le coppie si siedono davanti alla televisione alla sera e, anziché accarezzarsi reciprocamente, accarezzano il cane?

A ripensare al match vinto con Montegranaro ce lo domandiamo più che altro come paradosso e provocazione, non tanto perché il pubblico non capisca la straordinarietà di 7 vittorie consecutive in A2. No… 7 in A2! Roba da prima metà degli anni ’90, mica dell’altro ieri (e chi non lo riconosce si faccia seriamente delle domande)…. Ce lo domandiamo perché poteva apparire facile battere questa Poderosa, ma se l’Unieuro è uscita dal campo con i due punti in tasca, ma anche dando la sensazione di avere disputato un match con troppi alti e bassi e scarabocchi, è perché in pratica la sfida l’ha “uccisa” in soli 21 minuti. Il tempo di andare a +17 e dimostrare che dietro 7 vittorie in fila c’è una squadra ormai strasicura di sè nella sua globalità.

Ah, ecco… +17 e poi qualcosa ha smesso di funzionare a dovere e coach Sandro Dell’Agnello lo sa. Però può per una sera passarci sopa.

«Secondo me veniamo da una serie di partite molto buone, e uso questa definizione perché non voglio allargarmi, e anche questa volta nel primo tempo siamo stati in linea con le prestazioni precedenti andando al riposo sul +14. Proprio per questo, anche se non si dovrebbe fare, abbiamo un po’ staccato la testa dal campo e da questo è nata la sofferenza dei secondi 20 minuti. Non scomoderei gli scienziati del basket per spiegare la partita oltre a questa considerazione. Bisogna essere onesti e dire… ne abbiamo vinta un’altra, pur con una ripresa sotto tono».

Appunto, non la migliore Forlì dell’ultimo periodo nel suo complesso, ma bellissima in partenza, al punto da fare apparire tutto sin troppo facile. E nel basket di semplice c’è ben poco.

«Staccando mentalmente siamo calati sia in attacco sia in difesa, ma ricordiamoci come Montegranaro avesse vinto 5 delle ultime 7 gare e lo scalino non era così basso. Nel primo tempo, però, eravamo molto concentrati, come dovremmo sempre essere, e alla resa dei conti siamo sempre stati avanti di una decina di punti, con 20 in più di valutazione rispetto ai nostri avversari e non scartiamo certo il grasso del prosciutto!

La difesa è stata una costante al di là della rilassatezza, abbiamo concesso 65 punti e una partita come questa, giocata a ottobre, probabilmente avrebbe concesso a Montegranaro di rientrare e, casomai, di sorpassare. Ecco, questo ormai non succede più, il campo lo sta dicendo».

Constatazione molto interessante, quest’ultima, ma a noi interessa anche capire come stanno i biancorossi, molti dei quali usciti dal campo coi cerotti.

«Ci portiamo dietro qualche problemino, infatti. Il più fresco è quello legato alla distorsione di Jacopo Giachetti negli ultimi minuti della gara mettendo un piede su quello di un avversario. Speriamo non sia niente, ma verificheremo in mattinata.

Poi ci sono Ndoja e Watson con i polsi dolenti per entrambi in seguito a cadute in allenamento, mentre Rush si sta trascinando una tendinite al ginocchio che gli dà fastidio (vedendolo giocare non si direbbe, va sempre meglio… ndr.) e da ultimo Marini che a inizio settimana ha avuto qualche problema con il cambio di occhiali e lenti a contatto che gli procura dei capogiri e la prestazione di oggi è sicuramente inficiata da questo problema accusato negli ultimi due giorni».