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Avevamo lasciato la corsa, pochi giorni fa, con il declassamento di Viviani, la Rosa sulle spalle di Roglic e, dopo la terza tappa, con l’impressione che la situazione di stallo fosse uno stato destinato a proseguire. Stallo proseguito per altri due giorni, sino alla Puglia ed alla sesta tappa. Giornata nella quale, cioè, Roglic ha deciso di lasciare maglia e primato, gestione del ritmo e controllo del plotone, concedendo al porta colori italiano Valerio Conti il suggestivo primato in classifica. Conquistato in quel di San Giovanni Rotondo, dopo una frazione lunghissima (238 km) ed una fuga che ha saputo raggiungere il traguardo senza mai essere messa veramente in discussione.

Prima, nelle tappe 4 e 5, non sono stati infatti troppi gli spunti tecnici a determinare un racconto da romanzo. Il Giro continua questa fase di studio, dove i più titolati si continuano a controllare gestendo una condizione che vorrà essere messa alla prova quanto prima. Il tutto sarebbe quasi scontato e per di più noioso, se non fosse che la caduta nella tappa di Frascati ha levato dalla sfida finale Tom Dumoulin. L’olandese non è riuscito ad evitare il capitombolo della quarta tappa: una botta al ginocchio lo ha costretto a lasciare la Corsa Rosa, quella che due anni or sono lo vide trionfare, dovendo così rinunciare al tentativo di replicarsi.

La cronaca nella Tappa numero 4 ci ha però detto che la Movistar, oltre a Landa, avrà un’ulteriore freccia appuntita nel colombiano Carapaz (capace di ripetersi a 12 mesi di distanza sempre sulle strade del Giro, dopo la tappa di Montevergine), che ha saputo anticipare Roglic e Ulissi nell’arrivo insidioso di Frascati. Nella quinta tappa, invece, sono state nuovamente le ruote veloci a giocarsi il successo parziale, con il bis del tedesco Ackermann che sotto una pioggia battente ha saputo regolare Gaviria e Demare. Non stiamo vivendo di emozioni troppo forti, i sussulti più decisi ce li hanno regalati sinora una caduta, una volata convulsa con relativa decisione della giuria ed un assolo di Carapaz.

Poi, alla sesta frazione, siamo riusciti a vivere di una tappa con maggiore vivacità, quell’energia che solo un gruppo di coraggiosi fuggitivi riesce a trasmettere. E quindi l’epilogo tutto tricolore già raccontato, con tappa al giovane Fausto Masnada e maglia a Conti. Un antipasto, una sorta di preambolo di questa prima fase. Sembra tutto un po’ troppo fossilizzato nei piani nobili per convincerci che non stia ribollendo qualcosa di succulento dentro al pentolone.

Per tradurre, decifrare la corsa torniamo ad interpellare Matteo Montaguti, che con la sua consueta affabilità ritaglia del tempo per noi appassionati. “Non vorrei dire che il percorso è poco impegnativo, anzi, le tappe sono state anche lunghe – spiega il corridore forlivese – Ma, sinora, a rendere tutto più complicato è stato il clima, che non ci ha certo facilitato il lavoro”. Qualcosa forse non torna, abituati come siamo dal Giro d’Italia, sempre pronto a regalarci scorci e spunti inattesi. “Dopo la crono di Bologna, anche i big sembrano decisi a controllarsi e studiarsi – prosegue ancora Matteo – Ieri Roglic ha deciso oltretutto di ‘mollare’ volontariamente la maglia. A parer mio anche con ragion veduta. Può apparire strano, ma in una corsa di tre settimane è meglio preservare le energie, perché ce ne sarà assai bisogno tra qualche giorno”.

Quest’oggi si riprenderà la via del nord, iniziando a risalire lo Stivale. Ieri, a San Giovanni Rotondo, si è toccato il punto più meridionale di questa edizione, con il Gargano che ha saputo offrire un sussulto manifestandosi in tutta la sua sacralità con l’arrivo nella terra di Padre Pio. Ora il viaggio diventerà più insidioso, specie per una complessa lettura che ne dovrebbe scaturire: Si va verso la Romagna, verso le terre di casa ed io sono felice di questo – ammette Montaguti – Ci attendono due tappe molto complicate, per me adatte alla fuga, specie ora che si è capito che si può arrivare all’arrivo e ci viene lasciato spazio”. L’umore in casa Androni, del resto, è alto: il sigillo di Masnada di ieri ha trasmetto ed infuso grande voglia di fare sempre meglio a tutto il clan italiano. Questo potrebbe essere un nuovo impulso ad andare all’attacco. “Vorranno provarci in tanti, con giornate come quella di ieri si sparge quella sensazione che una fuga possa andare e raggiungere il suo obiettivo. Vediamo oggi, perché il disegno della tappa non è male, anche se particolarmente impegnativo”.

Il congedo è accompagnato dal più classico degli incitamenti, tentando in ogni modo a trasmettergli una grande partecipazione, un modo più umano possibile per instillare energia, calore, vicinanza. Ben sapendo che Matteo non vede l’ora di prendere il largo e gettarsi nell’avventura di giornata e che quella azione – che arriverà sicuramente – possa essere quella giusta.