Il kudo di Gaia Zauli, giovane forlivese alla conquista del mondo

Arti marziali fanno spesso rima con karate, kung-fu o comunque qualche disciplina di lotta che rimanda, ai profani come me, a qualche eroe della cinematografia. Discipline promosse dal Mito di Bruce Lee, riviste in “Karate Kid”, per poi sdoganarsi del tutto con Van Damme. Non sono qui a catalogare nulla, ma l’arte marziale in genere è qualcosa che ha una grande fama in giro per il mondo. Arti orientali che hanno subito qualche contaminazione da lotte meno eleganti che però hanno reso più “spettacolari” e magari più cruente quelle leggendarie.

Premesse che portano così al fulcro centrale, il kudo, una disciplina ibrida che combina vari stili, per far si che la lotta sia la più realistica possibile. Parliamo del kudo per non perdere l’occasione di valorizzare quello che Gaia Zauli, classe 1999, andrà a sostenere tra pochissimi giorni: i Mondiali a Nagoya, in Giappone, come unica donna portacolori italiana, un onore e forse anche un onere di non poco conto. 30 Novembre, 1 e 2 Dicembre il Mondiale in Giappone e Gaia avrà una grande chance per conquistare il mondo. “Non mi nascondo, forse ora sono più titubante, ma le aspettative per me sono alte – spiega – Avessi concorso tra le Junior, che di appartenenza sarebbe la mia fascia di competizione, mi sarei posta un obiettivo elevato, ma confrontandomi con la categoria Senior qualche dubbio lo devo avere e forse un timore reverenziale che mi fa andare con più incertezza”.

Gaia pratica karate dall’età di 5 anni, pratica di cui si pregia, tra l’altro, di Cintura Nera di Primo Dan. A soli 13 anni, infatti, conquistava la sua ‘nera’. “Ho praticato per tanti anni il karate, ma nel tempo ho perso stimoli e piacere. Il karate è troppo statico, avevo voglia di qualcosa di più vivo. Per caso mia madre ha incontrato un maestro di kudo e per magia è nata la passione. Questa disciplina, più dinamica, dove un casco ti rende immune da colpi pericolosi, dalle conseguenze evidenti, mi ha spinto a tentare e intraprendere questa strada”.

Il kudo è infatti una lotta assai vorticosa, dove i colpi, se ben inferti possono destare delle forti ripercussioni, per questo vengono adottati degli accorgimenti per proteggersi, come paratibie, guanti con le nocche, paraseno per le donne o conchiglia per gli uomini. Ed ovviamente un casco. “Devo ammettere che lontano dagli appuntamenti non sempre lo utilizziamo, ma solo per poter respirare al meglio. Avvicinandomi al Mondiale però ho costantemente usato la protezione per abituarmene”. Se volessimo sminuire l’attività del kudo, faremmo certo un grave sbaglio, specie ad un livello così elevato. “Mi alleno tutti i giorni, gli allenamenti possono variare dalle 2 alle 3 ore. Il mio allenatore, Albert Deda, mi allena a Castrocaro e con lui allevo la parte tecnica. Poi sostengo in seconda battuta anche una fase di atletica che serve ad allenare al meglio la tenuta”.

Il kudo nasce in Giappone nel 1981, e come detto è una miscela di discipline marziali che vedono il Giappone e la Russia primeggiare a livello mondiale. Ma questa particolare ‘cultura’ sportiva sta conquistando sempre più appassionati, ed anche in Italia la divulgazione sta avendo una discreta risposta. “Solitamente, per regolamento le categorie si determinano per peso ed altezza, e questo pone gli atleti a livello fisico su un piano di parità – continua ancora Gaia – Torno a dire che, semmai fossi stata con le Junior, avrei aspirato decisamente al podio. Non mi nascondo, ho piena fiducia nei miei mezzi e nella mia preparazione!”.

Proveremo dunque a seguire questa manifestazione con una curiosità speciale, mista a speranza, che una forlivese possa fare il colpaccio in una rassegna mondiale che vedrà i migliori del pianeta concorrere per il successo assoluto. A Gaia auguriamo di spopolare ed ottenere il giusto riconoscimento ai sacrifici che una ragazza di 18 anni ha compiuto per potersi misurare a questo livello elevato.