Cinque amichevoli, quattro vittorie e un pareggio. Quindici gol segnati e appena tre subiti. Poi il debutto ufficiale con la Juventus Next Gen, superata ai rigori dopo l’1-1 dei novanta minuti. Il nuovo Forlì di Nicola Campedelli arriva all’esordio in campionato con numeri che alimentano l’entusiasmo, ma quanto è realmente cambiata la squadra rispetto a dodici mesi fa? La differenza principale è il punto di partenza. Nell’estate 2025 il Forlì si affacciava, dopo tanti anni, per la prima volta alla Serie C e l’obiettivo era semplice: salvarsi. Oggi la salvezza resta il traguardo minimo, ma attorno alla squadra c’è una sensazione diversa: quella di un gruppo che ha acquisito maggiore consapevolezza della categoria e il precampionato, almeno per ora, sembra confermarlo.
Dai 40 punti alla voglia di fare un passo avanti
La prima stagione di Serie C si è chiusa con il 12° posto e 40 punti, frutto di 10 vittorie, 10 pareggi e 16 sconfitte. I biancorossi hanno segnato 41 reti e ne hanno incassate 52, con una differenza reti di -11. Una stagione vissuta tra momenti in zona playoff e lunghi periodi sul filo della zona playout, fino alla salvezza matematica conquistata a Carpi con una giornata d’anticipo. Un risultato importante, soprattutto per una neopromossa che ha dovuto fare i conti con inesperienza, rosa giovane e una certa fragilità difensiva. La squadra di Alessandro Miramari aveva mostrato buone qualità nella costruzione del gioco e alcune individualità interessanti, ma aveva pagato spesso l’inesperienza. Il Forlì 26/27 nasce proprio da quelle esperienze.
Il primo cambiamento: non si riparte da zero
La rivoluzione estiva non è stata totale. Uno degli aspetti più interessanti del nuovo progetto è infatti la volontà di conservare alcuni elementi della squadra dello scorso anno, affiancandoli a profili giovani e funzionali alla nuova idea di calcio. Il ritorno di Valentino Coveri, questa volta a titolo definitivo dal Cesena e nuovo numero 9 biancorosso, è il simbolo di questa filosofia. Il classe 2005 aveva già conosciuto la Serie C con il Forlì e torna con un anno di esperienza in più. Lo stesso vale per Elia Petrelli, confermato dopo due stagioni in biancorosso, e per Gaiola, di ritorno dall’infortunio che lo aveva tenuto fuori per tutta la scorsa stagione. A loro si aggiungono ritorni importanti come Matteo Onofri, Luigi Palomba e Manuel Rosetti, mentre il mercato ha portato elementi nuovi come Diop, Mattioli, Munaretti, Perini, Attasi e il portiere Theiner. È una differenza non secondaria rispetto alla scorsa estate: oggi diversi giocatori conoscono già la categoria, hanno sperimentato cosa significhi affrontare una stagione di Serie C e conoscono il Forlì.
Campedelli cambia il progetto?
L’altra grande novità è naturalmente in panchina. Alessandro Miramari non c’è più e al suo posto è arrivato Nicola Campedelli, scelto per dare una nuova direzione al progetto. Il cambio di allenatore non significa necessariamente rinnegare quanto fatto nella passata stagione. Campedelli sembra voler costruire una squadra giovane, intensa e con margini di crescita, nella quale elementi già affermati in categoria possano accompagnare ragazzi ancora in fase di crescita. E qui emerge la grande differenza rispetto al Forlì 25/26: l’esperienza accumulata non è più quella di una neopromossa. Il Forlì sa cosa significa affrontare una trasferta a Perugia, giocare al Morgagni contro il Ravenna o gestire una partita in cui il risultato pesa enormemente sulla classifica. Sono esperienze che non si comprano sul mercato e che oggi fanno parte del bagaglio della squadra.
E poi arrivano i numeri del precampionato
Il Forlì ha chiuso le cinque amichevoli con:
Forlì-Imolese 4-0
Tre Fiori-Forlì 1-3
Fiorentina Primavera-Forlì 1-6
Forlì-K-Sport Montecchio 2-1
Forlì-Cesena 0-0
Quattro vittorie, un pareggio, quindici gol segnati e appena tre incassati. Numeri che naturalmente non possono prevedere una stagione di Serie C: Imolese, Tre Fiori e K-Sport Montecchio non sono avversari dello stesso livello e la Fiorentina era una formazione Primavera. Ma alcuni segnali sono comunque interessanti. Il primo è la continuità offensiva, con il gol trovato da diversi interpreti. Il secondo è l’equilibrio difensivo. Il terzo, forse il più importante, è che la squadra sembra aver già assimilato alcuni principi del nuovo allenatore.
La vera prova? La Juventus Next Gen
Se le amichevoli hanno acceso l’entusiasmo, la Coppa Italia ha fornito una prima risposta più attendibile. Al Moccagatta di Alessandria il Forlì ha affrontato la Juventus Next Gen, formazione che pochi mesi prima aveva chiuso il Girone B al quinto posto con 53 punti, qualificandosi ai playoff. Il risultato finale dice 1-1 dopo 90 minuti e 4-2 per il Forlì ai calci di rigore. Non è una vittoria che permette di dire che il Forlì sia diventato improvvisamente una squadra da playoff, ma è sicuramente un segnale più significativo di una qualsiasi amichevole. C’erano in palio una qualificazione e la possibilità di misurarsi contro una squadra che nella scorsa stagione aveva chiuso oltre venti punti davanti ai biancorossi. Il Forlì non ha perso, ha resistito, creato le proprie occasioni e avuto la freddezza necessaria dal dischetto. È esattamente il tipo di partita che un anno fa avrebbe rappresentato un esame completamente nuovo.
Aspettative: salvezza o qualcosa in più?
Ed è qui che bisogna separare aspettative e realtà. L’aspettativa razionale non può essere quella di vedere il Forlì improvvisamente competere per le zone nobili della classifica. La Serie C rimane un campionato estremamente competitivo e il mercato estivo non ha trasformato il Forlì in una corazzata. Ma sarebbe altrettanto sbagliato pensare che l’obiettivo debba essere semplicemente ripetere il 12° posto dell’anno scorso. Il secondo anno deve servire per fare un passo avanti, soprattutto in termini di prestazione, continuità e consapevolezza. Se il Forlì riuscisse a trasformare i 40 punti della passata stagione in una quota superiore, giocandosi con maggiore tranquillità la salvezza e magari guardando alla parte sinistra della classifica nella seconda metà dell’annata, sarebbe già un evidente passo avanti.
La realtà, però, è ancora tutta da scrivere. Il rischio del precampionato è confondere le buone sensazioni con le certezze. Quindici gol segnati in cinque amichevoli fanno rumore, ma non valgono punti. L’1-1 contro la Juventus Next Gen e il passaggio del turno sono un indicatore più interessante, ma anche una sola partita non può cambiare la valutazione complessiva di una squadra. Il vero Forlì si vedrà nelle trasferte difficili, nelle settimane con tre partite, tra squalifiche e infortuni, quando servirà rimontare uno svantaggio e soprattutto quando la classifica inizierà a pesare.
Un Forlì giovane, ma forse più consapevole
Il paradosso del nuovo Forlì è proprio questo: la squadra è costruita guardando ai giovani, ma parte con più esperienza rispetto a dodici mesi fa. Coveri, Petrelli e gli altri non sono più semplicemente ragazzi chiamati ad assaggiare la Serie C: hanno già vissuto la categoria. Accanto a loro ci sono elementi di maggiore esperienza e giocatori che hanno già dimostrato di poter essere protagonisti in questo campionato. E poi c’è Campedelli, chiamato a trasformare questa materia prima in una squadra vera.
La prima stagione era servita per capire la Serie C. La seconda dovrà servire per interpretarla meglio. Il vero obiettivo del Forlì 2026/27, quindi, non è semplicemente salvarsi. È fare in modo che, a maggio, la salvezza non sembri più un traguardo raggiunto all’ultimo respiro, ma la naturale conseguenza di una stagione vissuta con maggiore consapevolezza e, magari, con qualche ambizione playoff. Il precampionato dice che qualcosa è cambiato, la Coppa Italia contro la Juventus Next Gen ha aggiunto una prima conferma. Adesso, però, arriva la parte che conta davvero. La Serie C non aspetta nessuno e il secondo anno del Forlì è pronto a cominciare.