Pescara, l’amaro ritorno in Serie C: il Delfino riparte all’assalto della B

Un anno dopo la festa per il ritorno in Serie B, il Pescara è costretto a ripartire dalla Serie C. Una discesa tanto rapida quanto dolorosa per una piazza che appena quindici mesi fa festeggiava la promozione conquistata ai rigori contro la Ternana e che ora si ritrova nuovamente a frequentare la terza serie nazionale. Il verdetto è arrivato l’8 maggio scorso, con l’1-1 interno contro lo Spezia che ha condannato matematicamente entrambe le formazioni alla retrocessione. La Serie C, dunque, non rappresenta per il Pescara un punto di arrivo, ma una tappa obbligata verso un obiettivo preciso: tornare immediatamente in Serie B. E il girone B nel quale è stato inserito il Delfino rende il percorso tutt’altro che semplice. Insieme agli abruzzesi ci sono infatti anche Spezia e Reggiana, altre due retrocesse dalla cadetteria.

Una retrocessione ancora da smaltire

Il Pescara arriva in Serie C con una ferita ancora aperta. La stagione 25/26, iniziata con l’ambizione di mantenere la categoria, si è trasformata in una lunga rincorsa alla salvezza terminata nel modo peggiore. La squadra abruzzese non è riuscita nemmeno a raggiungere i playout, chiudendo così il proprio ritorno in Serie B dopo appena una stagione. La retrocessione ha lasciato strascichi anche sul rapporto con la tifoseria. Dopo il pareggio con lo Spezia, all’Adriatico esplose una pesante contestazione nei confronti della squadra e della società, con fischi e proteste rivolti anche a Lorenzo Insigne, tornato a Pescara durante il mercato invernale. Da quella serata è iniziato un percorso di ricostruzione che deve necessariamente passare anche dalla riconquista dell’entusiasmo di una piazza abituata a palcoscenici differenti.

Buscè per ripartire

La scelta della società è ricaduta su Antonio Buscè: cinquant’anni, reduce dall’esperienza sulla panchina del Cosenza, il nuovo tecnico è stato chiamato a dare un’identità precisa a una squadra che dovrà convivere per tutta la stagione con l’etichetta di grande favorita. Buscè ha indicato fin dalla presentazione il proprio sistema di riferimento: il 4-3-3, da interpretare però con equilibrio. Un’indicazione importante perché racconta la volontà di costruire una squadra offensiva senza trasformarla in una formazione sbilanciata. L’obiettivo, del resto, è stato chiarito senza troppi giri di parole. Il Pescara vuole tornare in Serie B e non sembra intenzionato a nascondersi dietro formule prudenti. La società ha costruito una rosa che, per qualità ed esperienza, deve necessariamente guardare alle zone alte della classifica.

Una rosa costruita per vincere

Il Pescara ha mantenuto una parte importante dell’organico della passata stagione, provando contemporaneamente a intervenire sui reparti che necessitavano di maggiore profondità. Tra i giocatori dai quali ripartire c’è Davide Merola, attaccante che ha già dimostrato di poter essere protagonista in Serie C e che rappresenta uno degli elementi offensivi più importanti della rosa. Al suo fianco ci sono giocatori come Michele D’Ausilio, arrivato per aumentare qualità e imprevedibilità sulla trequarti, e Pablo Vitali, altro profilo offensivo sul quale il Pescara punta molto. In mezzo al campo spicca l’esperienza di Luca Valzania, affiancato da elementi come Lorenzo Meazzi e Andrea Guccione, mentre in difesa il gruppo può contare su giocatori come Davide Pellacani, Riccardo Capellini, Davide Bettella e Gaetano Letizia. Non si tratta però di una rosa considerata definitivamente chiusa. Il direttore sportivo Pasquale Foggia ha spiegato nei giorni scorsi che il club era ancora alla ricerca di un esterno offensivo di piede destro e di una punta, subordinando quest’ultimo intervento all’uscita di Di Nardo.

La formazione che ha mostrato subito una delle caratteristiche che il tecnico vuole dare alla squadra: controllo del gioco, qualità tecnica e capacità di occupare stabilmente la metà campo avversaria. Contro la Vis Pesaro il Pescara ha infatti costruito numerose occasioni, trovando il vantaggio al 28′ con Merola su assist di Meazzi e il raddoppio al 54′ con D’Ausilio, servito da Vitali. Il 2-0 finale è risultato addirittura meno ampio rispetto alla mole di gioco prodotta dagli abruzzesi. La prima giornata ha quindi confermato almeno in parte le aspettative della vigilia: il Pescara ha qualità, propone calcio e dispone di diversi giocatori in grado di risolvere la partita con una giocata individuale.

Da Pescara a Forlì: una piazza che pretende la Serie B

Il fattore ambientale rappresenta un’altra componente fondamentale. Pescara è una piazza abituata al calcio professionistico e alla Serie B. Il ritorno in C non è stato vissuto come una normale retrocessione, ma come un passo indietro che deve essere immediatamente cancellato. Lo dimostra anche la risposta del pubblico alla prima giornata: quasi 6.000 spettatori hanno assistito all’esordio interno contro la Vis Pesaro, accompagnando la squadra verso il primo successo della stagione.

Ed è proprio qui che si inserisce la sfida di sabato sera. La seconda giornata di campionato propone infatti Forlì-Pescara, in programma sabato 29 agosto alle ore 21 al Tullo Morgagni. Per il Delfino sarà il primo vero test esterno della stagione e un’occasione per verificare quanto visto nella gara d’esordio. Il Forlì, reduce dal pareggio per 2-2 contro la Sambenedettese al Riviera delle Palme, arriva invece all’appuntamento con un punto conquistato in rimonta e la consapevolezza di dover affrontare una delle squadre più attrezzate dell’intero girone. Tuttavia, la trasferta sarà vietata ai tifosi del Pescara, che sabato sera non potranno seguire la squadra al Morgagni: la decisione delle autorità competenti impedirà infatti l’apertura del settore ospiti, mentre l’accesso agli altri settori sarà soggetto a specifiche limitazioni territoriali: in particolare, la gradinata lato via Emilia sarà riservata ai residenti nelle province di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini e ai possessori di Fidelity Card. Una misura che priverà la sfida di una parte importante della sua cornice e che avrà inevitabilmente ripercussioni anche sull’affluenza e sull’incasso della società biancorossa.

Sarà quindi una sfida interessante anche per capire quale sarà il reale peso specifico delle due formazioni. Il Pescara parte con i favori del pronostico e con l’obbligo di puntare alla vittoria, ma il Forlì avrà dalla propria parte il fattore campo e la possibilità di affrontare una delle grandi del campionato senza avere nulla da perdere. Per i biancazzurri sarà soprattutto la prima verifica della capacità di imporre il proprio calcio anche lontano dall’Adriatico. Per i romagnoli, invece, l’occasione di misurarsi immediatamente con una rosa costruita per tornare in Serie B.