Dall’Italia alla Spagna, la storia del pro’ forlivese Malucelli. Con un sogno nel cassetto…

Romagna terra promessa del ciclismo, Forlì base fertile per stimolare i vivai. Tanti punti in comune come una “M” nel cognome che negli anni ultimi equivale a professionismo e successo. Montaguti prima, Malaguti poi, ora chiudiamo il cerchio con Malucelli. Questa “M” che rimane ridondante senza poi scomodare quella di Alan Marangoni, non troppo lontana dal territorio forlivese. Una coincidenza, una semplice stravaganza che però ci permette di introdurre un nuovo folgore sportivo di Forlì, una nuova leva che si presta nella stagione 2019 a spiccare un balzo importante sull’inerzia di due annate rimarchevoli, quasi inattese per molti.

Stiamo parlando, dunque, di Matteo Malucelli, nato a Forlì il 20 ottobre del 1993, un neo professionista se consideriamo la soglia dei 23 anni come baluardo per passare dai dilettanti all’olimpo. Matteo inizia la sua storia amorevole con la bicicletta nel 2004, appena undicenne, nelle fila della Forlivese; parentesi, poi, nella Pantani Corse prima di coltivare le qualità in 4 anni nella SCAT. La fase dei Juniores lo costringe ad allontanarsi da casa, portandolo sino a Bologna, dove milita nella Calderara. Negli Under 23, quindi, l’anticamera del professionismo: Matteo milita nella Coppi & Gazzera di Venezia, per poi compiere un ulteriore passo nel 2016, approdando nella Continental Team Idea. Un anno ancora alla Trevigiani dove affila le armi e la convinzione per poi ultimare il processo con il fatidico passo nel mondo dei professionisti, alla corte di Gianni Savio, all’Androni Giocattoli. Il fulcro della sua ascesa, della sua evoluzione atletico-tecnica, potremmo ritrovarlo appunto nel biennio con Team Idea e Trevigiani, annate nelle quali la sicurezza acquisita ha ultimato un processo di crescita, ottimizzato da gare più impegnative che lo hanno definitivamente formato. E, nel 2019, la ‘fuga’ in Spagna, per proseguire il proprio percorso di crescita con il team della Caja Rural.

Matteo, partiamo da qualche aneddoto, qualche ricordo, legato ai successi, al prevalere sugli avversari. Uno scopo primario per un corridore veloce come te.
“Le vittorie sono tutte belle, difficile sceglierne una, ma quella del 2015 alla Vuelta Portugal mi rimane impressa. Non me l’aspettavo e solitamente le cose inattese rimangono più a lungo. Questa stagione, poi, chiusasi con la vittoria alla Vuelta Aragon, è stata la più bella ed emozionante, come lo sono stati i complimenti di Daniele Bennati il giorno successivo”.

Potresti descrivere l’evoluzione che sa di esplosione che ti ha contraddistinto quest’anno ed anche lo scorso? Che corridore sei? Senz’altro più maturo e consapevole…
“Non parlerei di esplosione, ma di crescita regolare, che mi sta accompagnando da circa quattro stagioni. Diventa importante ora continuare a crescere, per accrescere le mie qualità ed il numero di successi. Sono un corridore che, anche senza la condizione ottimale, riesce a farsi valere ed ottenere risultati. Questo è un valore che vorrei sfruttare. Mi ritengo molto forte mentalmente, maggiore consapevolezza che si rispecchia in un grande rispetto da parte dei miei avversari in gruppo”.

La stagione oramai conclusa cosa ti lascia? Un bilancio? Sorpreso da questi exploit?
“Non sono troppo stupito da quello che ho ottenuto. Sono certo molto contento, ma potevo concludere di più. Mi sto impegnando sempre con maggiore convincimento, perché lavorando duro sento di poter raggiungere certi obiettivi. Queste due stagioni mi lasciano in dote 10 successi, ma anche tanta voglia di lavorare sodo e migliorare ancora”.

Si sono rincorse delle voci più o meno eclatanti sul tuo futuro: cosa puoi dirci?
“Ogni voce ha un fondamento. Qualcuna era vera, qualcun’altra no. C’erano possibilità di andare in grosse squadre, ma si è deciso di fare una crescita regolare, salire piano e poi scendere piano. Alla fine andrò in Spagna, alla Caja Rural, portando con me la mia voglia di vincere, confidando in un ambiente adatto”.

In base a questo risvolto che ha subito la tua carriera, che obiettivi ti fisserai per il prossimo anno?
“Dei veri obiettivi non ne ho, se non quello di vincere, e magari ripetermi. Semmai ti direi che sarebbe bello vincere su un traguardo più prestigioso”.

Sul ciclismo si dicono sempre troppe cose, anche chi non sa parla. Quanti sacrifici e quanta forza ci vuole per raggiungere il vertice? Pensi di aver raccolto per quanto hai seminato?
“Chi parla è perché non conosce. Se non ti alleni non vinci. Non mangi bene, non vinci. Non riposi, non vinci.
Sono tanti i sacrifici, ma personalmente li faccio volentieri. Sicuro, non sono perfetto, però faccio del mio meglio e penso di aver raccolto per quanto ho seminato, soltanto con un po’ più di fortuna avrei potuto raccogliere di più. Ma forse anche meno, nessun rimpianto: sento che va benissimo così!”.

Il sogno nel cassetto? Un traguardo prestigioso oppure correre una gara in particolare?
“Di sicuro disputare il Giro d’Italia, per un italiano ha senza dubbio qualcosa di speciale. Le corse
dei miei sogni sono il Tour e la Milano-Sanremo”.

Una considerazione spontanea, a poche settimane dalla tragedia della forlivese Cristina Malandri: non avete il timore che il ciclismo stia diventando uno sport troppo pericoloso?
“Quando mi hanno dato la brutta notizia non volevo crederci. Pensi sempre che possa succedere solo agli altri. Invece arriva quel giorno che la sfortuna colpisce qualcuno che conosci. Se n’è andata una ragazza troppo giovane e piena di energia. Allenarsi in stata è diventato quasi impossibile, la gente al volante si distrae troppo facilmente ed è un problema, specie per noi che siamo indifesi. Speriamo che una tragedia come questa aiuti tutti ad aumentare l’attenzione e pensare di più. Che sia un automobilista oppure un ciclista”.

Argomenti ne abbiamo sempre, specie quando troviamo in un giovane la voglia di toccare il vertice. Consapevole che questo sport ti ridà tutto quello che gli concedi: sacrifici e passione, garantiscono risultati. Senza non si va da nessuna parte. In Matteo, questa grande eloquenza nella voglia di crescere, si respira profondamente. Due annate di conferme, che gli hanno garantito un’immagine ed una reputazione assoluta. Lo hanno spinto sino alla Spagna, dove troverà – speriamo – un ambiente consono, adatto, per farlo primeggiare. Augurandogli di correre una di quelle corse che sogna sin da bambino e desiderare di farla sua, anche una, una soltanto….