Diego Ripani: “Dal mondo Juventus al Forlì, sono arrivato qui per crescere”

Dalla scuola calcio di Pescara alle giovanili della Juventus, fino alla Serie C con la maglia del Forlì. A soli 20 anni, Diego Ripani sta vivendo la sua prima vera stagione “da grande”, portando con sé la mentalità forgiata a Vinovo e la voglia di mettersi alla prova in un calcio più diretto e territoriale.
Centrocampista duttile e intelligente, capace di adattarsi tra play basso e mezz’ala, Ripani racconta come l’esperienza bianconera lo abbia preparato a “dimostrare ogni giorno di valere” e perché oggi considera Forlì il posto giusto per costruire il proprio futuro.

Se dovesse presentarsi come centrocampista, come si definirebbe?

“Mi definisco abbastanza duttile, posso fare sia play di contenimento che la mezz’ala per far girare la squadra. Mi piace essere a disposizione dello schema tattico”.

Ha respirato l’ambiente Juventus fin da giovanissimo. Cosa ha lasciato quell’esperienza che oggi porta con sé a Forlì?

“Per struttura e allenamenti ho avuto tanta opportunità di crescere. Mi ha insegnato non solo che ogni partita è a sé, ma anche ogni allenamento. Come in Serie C, anche in ambienti come quello c’è tanta competizione e devi dimostrare ogni giorno che vali e che puoi scendere in campo, sia da titolare che a partita in corso”. 

Dal mondo strutturato e iper-competitivo della Juventus Next Gen a una realtà come il Forlì, dove il calcio si vive in modo più diretto e territoriale: che tipo di impatto hai avuto e cosa hai imparato in questi primi mesi?

Qualche difficoltà in più può esserci in un ambiente più territoriale come Forlì, ma sono quelle difficoltà che aiutano a crescere. Anche la categoria può aiutare a farsi le ossa, perché per rimanerci è necessario maturare sia da un punto di vista fisico che tattico”. 

Quanto pensa che possa contare la sfida in casa contro la Ternana visto che le successive saranno in trasferta e non tra le mura amiche?

“Ogni partita è importante, dopo quella contro il Guidonia chiaramente cerchiamo continuità, soprattutto in casa. Però non solo quando siamo a Forlì, è nostro dovere cercare di vincere anche le partite in trasferta”.

Quali differenze ha trovato tra il campionato Primavera alla Serie C?

“Il piano che cambia di più è sicuramente quello della fisicità e dell’intensità di gioco. In Serie C, poi, ci sono giocatori più esperti e in un campionato come questo l’esperienza conta tanto e si sente. Ogni partita è a sé e tutti gli avversari sono validi ugualmente”.

Da cosa nasce il soprannome “il nuovo Verratti”? 

“Abbiamo giocato entrambi a Pescara da ragazzi e inoltre eravamo nello stesso ruolo, quindi più che altro è per come il mio gioco ricorda il suo. Poi come si sa abbiamo preso strade diverse”. 

Fino ad ora 4 presenze in campionato con minuti in aumento. Quali sono le sue ambizioni per il futuro?

“La speranza è quella di giocare ogni volta il più possibile, ma non è una ossessione. Io mi alleno durante la settimana dando il massimo, poi il mister fa le sue scelte. In ogni caso, io cerco di farmi sempre trovare pronto, anche a partita in corso”.

C’è un giocatore a cui si ispira?

“A parte Verratti per ovvie ragioni, quando ricopro il ruolo di mezz’ala cerco di seguire le orme di Iniesta, mentre quando vengo impiegato in mediana il mio punto di riferimento è Pirlo”. 

Come vede al momento il campionato del Forlì? Che ruolo può recitare in un girone così combattuto (salvo le tre squadre che si stanno poco alla volta distaccando)?

“Possiamo fare bene quest’anno, al momento lo dice anche la classifica. Siamo una squadra che, come dice il mister Miramari, può stare in quelle posizioni se lavoriamo tanto e bene, come cerchiamo di fare ogni settimana”.