Nel mondo professionistico ci sono le grandi Classiche, definite anche “Monumento”, alcune delle quali vengono replicate anche dagli amatori, per far rivivere emozioni da grande palcoscenico, sul quale potersi immedesimare, ripercorrere tracciati nei quali esprimersi con gesta da fuoriclasse. E poi ci sono quelle Classiche che diventano intramontabili anche nel panorama amatoriale, che disegnano una stagione, un calendario e lo rendono imprescindibile da certi momenti. Citando la “Nove Colli” si centra il concetto, ma si può anche rilanciare menzionando la “Maratona delle Dolomiti”, oppure la “Sportful”, gare ciclistiche che richiamano coraggiosi, ambiziosi od anche solo avventurieri che cercano di aggiungere uno scalpo alla propria collezione, inseguendo un traguardo arduo, non facilmente raggiungibile.
Domenica prossima 5 maggio si correrà la 23ª Edizione della “Gran Fondo Via del Sale”, che da poche stagioni ha modificato la data della sua disputa passando dalla prima fase primaverile ad un periodo nel quale si possa schivare più agevolmente le intemperie del clima, garantendo per quanto possibile uno svolgimento più lineare e poco problematico. La competizione si porta appresso una serie importante di iniziative che legano lo sport al turismo, in piena tradizione romagnola, che mette in vetrina il suo meglio con la sua immarcescibile Riviera, che garantisce servizi eccezionali, cordialità, primizie e, senza dubbio, eccellenze di ogni genere. Saranno tre giorni di festa, con al centro la bicicletta, che fungerà da magnete per famiglie, appassionati e magari qualche curioso.

La gara partirà alle ore 7.00 dal Lungomare G. Deledda di Cervia, in pratica dinanzi alla spiaggia libera. L’organizzazione, dopo anni di modifiche sul percorso e variazioni di strade e difficoltà, ha apparentemente individuato un format che pare soddisfare per severità e gestione. Proponendo oggi tre percorsi tra i quali cimentarsi: lungo (174km), medio (118km), corto (77km). Come spesso accade per queste competizioni, il lungo rappresenta lo zenit del cicloamatore evoluto o di quello coraggioso che a volte trasuda azzardo. Ma le cose più sono difficili e più attraggono ed incentivano a provarle.
Come detto si parte da Cervia e si deve raggiungere Meldola per assaporare la prima asperità. Saranno circa 40 chilometri di pianura che verranno intervallati da qualche piccolo morso alle cosce verso Fratta Terme. La prima salita è il Monte Cavallo, che transiterà per Teodorano. Salita dalla doppia faccia, primi 5km pedalabili e mediamente veloci, per poi aggredire negli ultimi 1500 metri. Discesa velocissima, particolarmente ripida che porterà a Borello, da dove la carovana per 15 chilometri si impegnerà in un lunghissimo falsopiano frammentato da qualche scalino più ostico, per far sì che si possa arrivare a Ranchio. Ad attendere il gruppo sarà il momento del Monte Finocchio, 595 metri di quota. Salita ingannevole, dall’effetto ottico fuorviante: per 5km sono pendenze al 7/10% a farla da padrone, quasi mai si scende sotto, poi ai -1600 metri, la strada diventa pianeggiante, per tornare a stringere le sue maglie ai -500 metri.
Scollinata anche la seconda asperità, la picchiata sarà spedita, un tratto centrale da prendere con circospezione, dato che la verticalità della strada sarà spiccata e l’asfalto mostrerà qualche buca o crepa di troppo. La picchiata porterà a Sarsina, svolta repentina a sinistra e, cogliendo l’immagine della E45, si procederà per 3 chilometri verso un nuovo attacco: Montepetra (la Cima Coppi della Gran Fondo con i suoi 607 metri di quota). La salita più dura e lunga del percorso – aggiunta solo tre anni fa – che rende la corsa molto insidiosa. Con ogni probabilità uno spartiacque. Decisivo a dividere i più freschi e quelli che hanno speso forse troppo. Come la salita, anche la discesa non sarà da sottovalutare, una parte molto ripida, intervallata da due strappi che rallenteranno l’avanzata dei corridori.

Si concluderà a Bivio Montegelli, si prenderà così a destra e per 6km sarà un fondovalle a portare le ruote all’attacco della penultima asperità: Montevecchio, famosa come Cima Pantani (detto che in Romagna delle Cime Pantani ce ne sono in ogni dove, facile capirne il senso dato che era il suo terreno di conquista durante le uscite di allenamento). La salita non è impossibile, anche se due passate al 15% le danno una spigolosità non comune. Asfalto rovinato, ruvido le donano una forma quasi insormontabile. In vetta saranno 115 i chilometri già percorsi, ne mancheranno ancora e le difficoltà non saranno finite. Prima di cominciare la vera discesa del Montevecchio e raggiungere San Carlo, sarà necessario affrontare un paio di punti in salita che spezzeranno ritmo e creeranno spaccature nelle sicurezze di alcuni. Si scenderà su una strada stretta, ripresa con una manutenzione più o meno precisa, ma che per certo ha cancellato delle fastidiose insidie che erano severe sino a qualche anno fa.
Passate San Carlo e San Vittore, si girerà attorno allo stabilimento della Amadori e si prenderà quota per la quinta ed ultima volta. La salita denominata Paderno che porta in pratica a Collinello, zona di passaggio anche della Nove Colli (nel senso opposto). E’ un vero ‘morso’, perché fa dell’irregolarità la sua caratteristica principale. Qualche tratto dal fondo sconnesso renderà anche nervosa la scalata, la bicicletta sobbalzerà e renderà i rilanci fastidiosi: non è da prendere sotto gamba per il fatto che è l’ultima ed è la più corta delle salite di giornata. Centellinando le forze, si potrà valorizzare il buon lavoro fatto sino a qui, nel rientro a Cervia. Anche in questo caso la discesa non sarà omogenea, lineare, ma presenterà degli intervalli a spezzare l’incedere della foga dei più, della fame di traguardo che ora diventerà famelica.

Si raggiungerà Settecrociari e, a quel punto, sarà solo pianura sino a Cervia: 35km che metteranno a dura prova i serbatoi dei più, dove trovare la ruota giusta, il ritmo ideale, il compagno francescano, renderanno quest’ultima – presumibile – oretta scarsa, una quasi passerella, nella quale riassaporare e rivivere ogni pedalata come se fossero tutti i tasselli necessari per completare un mosaico di sudore, spinte ed energie nervose da incastonare nel punto giusto.
Arrivando a Cervia, sul Lungomare, in pratica da dove si era partiti 5, 6 od anche 8 ore prima, si proverà la gioia di averne portata a casa un’altra. Consapevoli che il post-gara garantirà relax e gioia per un risultato che vale sempre tanto, perché frutto del nostro impegno. La Romagna questo garantisce: bellezza a suon di pedalate.