L’idea di Orsato: portare la tecnologia anche in Serie C
Con l’inizio della nuova stagione di Serie C Sky Wifi, una delle grandi novità era rappresentata dal Football Video Support (FVS), il sistema pensato per aiutare gli arbitri attraverso il supporto delle immagini video. Un progetto nato soprattutto dalla visione di Daniele Orsato, oggi designatore arbitrale della terza serie italiana, con l’obiettivo di avvicinare anche la Serie C a una forma di tecnologia arbitrale più moderna e sostenibile rispetto al VAR tradizionale.
L’idea di fondo era chiara: creare un sistema economicamente accessibile per tutti gli stadi della categoria, evitando i costi enormi richiesti dal VAR della Serie A. Per questo motivo è stato introdotto un sistema molto più essenziale rispetto al VAR tradizionale: nessuna sala operativa centralizzata, poche telecamere disponibili, controllo affidato all’operatore FVS presente nel box di revisione video posizionato a bordocampo, e possibilità per gli allenatori di richiedere la revisione degli episodi tramite challenge. Un progetto innovativo nelle intenzioni, ma che fin dalle prime uscite ha acceso discussioni e perplessità.
Il grande limite: troppo poche telecamere
Il primo vero problema del Football Video Support riguarda inevitabilmente il numero di telecamere disponibili. Il protocollo FIFA approvato per il sistema prevedeva una copertura variabile da una a cinque camere, ma nella realtà della Serie C la situazione è stata ben diversa.
Nella maggior parte degli stadi erano infatti presenti appena due telecamere. Un numero insufficiente per poter garantire revisioni realmente efficaci. In molti impianti mancavano completamente le giuste angolazioni per valutare episodi chiave come tocchi di mano, contatti in area, fuorigioco.
Ed è proprio qui che emerge la differenza enorme con il VAR utilizzato nelle categorie superiori. Non basta avere un monitor a bordocampo per poter parlare di tecnologia arbitrale avanzata: servono immagini multiple, replay dettagliati e copertura completa del terreno di gioco.
Con sole due camere, invece, il rischio è quello di rivedere un episodio senza avere davvero gli strumenti per capire se la decisione iniziale fosse giusta oppure no. Non a caso il sistema è stato definito da molti come un “VAR light” o addirittura “il VAR dei poveri”.
Arbitri e review: la difficoltà nel cambiare decisione
Un altro tema che ha fatto molto discutere riguarda il comportamento degli arbitri durante le revisioni. In tantissimi casi, infatti, la decisione presa in campo è stata confermata anche dopo il controllo video, alimentando polemiche e proteste.
La sensazione generale è stata quella di un sistema utilizzato più per rafforzare la chiamata iniziale che per correggere realmente gli errori evidenti. E questo rappresenta uno dei punti più delicati dell’intero progetto.
Le cause possono essere diverse. Da un lato c’è sicuramente un fattore psicologico: cambiare decisione davanti a giocatori, panchine e pubblico può essere percepito come una perdita di autorevolezza. Dall’altro pesa anche la qualità tecnica delle immagini disponibili. Con poche angolazioni e replay spesso non chiarissimi, molti episodi rimangono interpretabili e l’arbitro tende naturalmente a mantenere la scelta presa dal vivo.
Il risultato è che, anche davanti a episodi giudicati da molti come evidenti, il FVS non ha quasi mai prodotto veri ribaltamenti di decisione.
Il problema dei tempi: partite spezzate e ritmo perso
A peggiorare ulteriormente la percezione del sistema ci hanno pensato i lunghi tempi delle revisioni. La promessa iniziale era quella di avere uno strumento rapido e leggero, capace di intervenire senza stravolgere il ritmo delle partite.
In realtà, in diverse occasioni, i controlli hanno finito per spezzare il gioco e aumentare nervosismo e proteste. Attese lunghe, giocatori fermi e pubblico spesso confuso sull’esito della review: una situazione che ha tolto fluidità alle gare senza però eliminare davvero le polemiche arbitrali.
Ed è proprio questo uno dei paradossi più evidenti del Football Video Support: perdere tempo senza riuscire a dare quella sensazione di certezza che il pubblico si aspetta dalla tecnologia.
Una sperimentazione che divide
La Serie C ha avuto il merito di provare a innovare e sperimentare una soluzione nuova per il calcio italiano. Tuttavia, almeno in questa prima fase, il Football Video Support ha evidenziato limiti tecnici, organizzativi e culturali ancora troppo grandi.
L’idea nata dalla mente di Orsato aveva l’ambizione di rappresentare un passo avanti per la categoria, ma il campo ha mostrato tutte le difficoltà di un sistema a metà strada: troppo limitato per essere un vero VAR, abbastanza invasivo da cambiare però il ritmo delle partite.
E quella che doveva essere una rivoluzione rischia oggi di essere ricordata come una delle sperimentazioni più controverse — e forse più fallimentari — della stagione di Serie C Sky Wifi.