Intervista a Mirko Elia: dalla Fiorentina al Forlì, tra sfide e crescita

Mirko Elia è un giovane talento del calcio italiano, classe 2005, roccioso difensore centrale di 1.92m che ha scelto presto di lasciare casa per inseguire il suo sogno. Cresciuto lontano dagli affetti familiari, ha imparato a cavarsela da solo, sviluppando maturità e disciplina. Prima le giovanili del Lecce, poi è arrivato il salto di qualità nella Fiorentina Primavera, con cui è riuscito a vincere una Coppa Italia e una Supercoppa Italiana. Oggi gioca in prestito al Forlì, dove affronta nuove sfide e continua a crescere sia come atleta sia come persona. Nelle sue parole emergono la determinazione e la consapevolezza che ogni passo, dentro e fuori dal campo, è fondamentale per costruire una carriera da professionista.

Cosa ti ha insegnato il passaggio dal settore giovanile del Lecce a quello della Fiorentina?

“Andare via di casa così presto ti insegna soprattutto a cavartela da solo. Non hai più i genitori e la famiglia accanto tutti i giorni, durante le partite o dopo gli allenamenti. Questo ti fa crescere molto prima rispetto agli altri. Poi impari davvero cosa significa competizione e quanto conti non sbagliare. Alla Fiorentina c’è anche più aspettativa: lì vogliono vincere i campionati, anche se non ti mettono addosso una grande pressione. È un bel passaggio, che ti fa capire tante cose.”

La Primavera della Fiorentina è un contesto competitivo e pieno di talenti: oggi, cosa ti porti dietro di quell’esperienza?

“A causa della rottura del legamento crociato del ginocchio due anni fa, che mi ha tenuto fuori dal campo per molto tempo, ho capito quanto nella mia vita sia importante giocare a calcio. A parte questo, ho solo ricordi belli degli anni di Firenze e sicuramente mi porto dietro la voglia di giocare il più possibile e provare a vincere.” 

Con la maglia viola hai vinto Coppa Italia e Supercoppa Primavera: quale di quei successi consideri più speciale e perché?

“Se devo scegliere dico la Coppa Italia. L’ho vissuta intensamente per due motivi: il primo in campo giocando con i miei compagni; il secondo, a causa dell’infortunio rimediato nei quarti di finale contro il Milan. Ci tenevo tanto a vincerla e ringrazio i miei compagni per avermi fatto questo regalo aver portato a termine la missione.”

Passiamo al presente: come descriveresti in tre parole il tuo primo impatto con l’ambiente di Forlì?

“Mi sono trovato bene fin da subito qui al Forlì. I compagni sono tutte brave persone e mi sono sentito subito parte del gruppo. Si respira tanto entusiasmo e voglia di fare bene, per adesso posso dire solo cose positive.”

La Serie C è un campionato duro e concreto. In cosa senti che il tuo gioco deve adattarsi di più rispetto al calcio giovanile?

“Al momento ho fatto solo 3 presenze, quindi forse è presto per giudicare. Però, la prima impressione che mi sono fatto è stata il fatto che qui si guarda subito al risultato immediato, il gioco è chiaramente più fisico e intenso. In Primavera, in linea di massima, c’è più tattica e sguardo a lungo termine.”

In difesa conta molto l’intesa con i compagni: c’è già un giocatore del Forlì con cui hai trovato una sintonia particolare?

“Ho legato fortunatamente con tutti, ma in particolare con il mio compagno di reparto e capitano Lorenzo Saporetti. Avendo molta più esperienza di me mi aiuta tanto e sa sempre cosa fare, è sempre molto disponibile quando gli chiedo una mano o consigli e per questo lo ringrazio.” 

Guardando avanti, cosa speri di dimostrare in questa stagione al Forlì, sia a te stesso che a chi ti ha mandato in prestito?

“Trattandosi della mia prima esperienza tra i grandi mi sento di dire che non voglio dimostrare niente se non a me stesso. Voglio cercare di farmi sempre trovare pronto e farmi vedere che in questa categoria, e contro questi giocatori, ci posso stare e posso dire la mia.” 

Se dovessi dare un consiglio al Mirko Elia di 13 anni che iniziava a Lecce, quale sarebbe?

“Gli direi di crederci sempre, di continuare a lavorare ogni giorno al meglio che può, di ascoltare i consigli che gli vengono dati, ma allo stesso tempo di credere in ciò che sia più giusto per lui. Gli direi di avere l’umiltà di lavorare, credendoci tanto e ascoltando se stesso.”

Il Forlì quest’anno ha una rosa molto giovane, con diversi giocatori che possono essere considerate delle “scommesse”. Tu come vivi questa dimensione di squadra che deve crescere insieme?

“Per quanto mi riguarda, cerco di vivere giorno per giorno, non voglio pensare di essere una scommessa da vincere. Quando mi alleno e sono in campo do tutto quel che ho e cerco sempre di fare bene. Se non è così, imparo dai miei errori e cerco di fare meglio dalla volta successiva.”

Parliamo del mister: che impressione ti ha fatto fin dai primi allenamenti e quale pensi sia l’aspetto del suo lavoro che ti può far crescere di più?

“La cosa che mi ha sorpreso di più è l’intensità degli allenamenti, ma anche il modo in cui vengono fatti. Sono sicuramente faticosi e difficili, ma si lavora soprattutto con la palla, non si fanno lavori a secco e questa è una cosa che è apprezzabile.” 

C’è un difensore, italiano o internazionale, a cui ti ispiri o che cerchi di prendere come modello?

“Tra i tanti direi Bremer, perché è molto fisico, sta attaccato all’uomo ma allo stesso tempo è anche tattico, è un giocatore che guarda bene le posizioni e cerco di ispirarmi al suo stile di gioco.” 

Se chiudi gli occhi e ti immagini tra dieci anni, dove ti vedi: con quale maglia e in quale stadio?

“Al momento non ho un sogno e preferisco non pensarci. Vivo giorno per giorno allenamenti e partite cercando di puntare sempre più in alto. E poi, come mi hanno detto, “tu punta alla luna, al massimo arrivi alle stelle.”