Martino: “Mancano ancora 34 partite. Una vita. Non so dove arriveremo, ma so che non siamo questi qua”

Terza partita in sette giorni per la Pallacanestro Forlì 2.015, attesa domani dall’impegno con Cividale. Un trittico complicato per i biancorossi, che dopo la Gesteco affronteranno Scafati all’Unieuro Arena e poi la trasferta di Brindisi. Entrambe le squadre arrivano con lo stesso bilancio, una vittoria e tre sconfitte, in una gara che per Forlì vale già molto. Coach Antimo Martino (foto copertina di Stefano Albanese) presenta così la sfida: “Cividale è un avversario che conosciamo bene, ne conosciamo il valore, le qualità e le difficoltà che nascono da partite ravvicinate. Credo che nelle ultime dieci volte li abbiamo affrontati cinque o sei volte. È una partita non semplice, che arriva in un momento difficile, ma dobbiamo mantenere la calma e ripartire dai buoni segnali di Cento per invertire il trend.”

Domani dovrebbe essere anche il giorno del rientro di Angelo Del Chiaro, fermo da due gare per un infortunio al gomito patito nell’unica vittoria stagionale, contro Ruvo di Puglia. “Non sarà al meglio – spiega Martino – ma ha grande voglia di dare una mano alla squadra, che dovrà mettere in campo tanta energia per portare a casa la vittoria.”

Sul difficile avvio di stagione, con la squadra costruita per puntare ai playoff, il coach aggiunge: “Vado per step, perché dobbiamo chiarire le ambizioni iniziali, sulle quali non c’è stata molta chiarezza. Circa un mese fa ci davano tredicesimi in una griglia ipotetica, e nessuna delle proiezioni che ho visto ci metteva oltre il nono posto. Non voglio dire che siamo contenti o in linea con le aspettative, ma da inizio stagione lavoriamo per sovvertire i pronostici. Il nostro obiettivo è entrare nei playoff, possibilmente evitando i play-in. Non sono contento in questo momento, ma non dobbiamo disperarci: vincendo qualche partita ritroveremo fiducia. Il valore della squadra non è quello che mostra la classifica.”

Martino sottolinea anche la necessità di migliorare il gioco di squadra: “Il processo deve essere bilaterale, nel senso che i giocatori ogni tanto devono rinunciare a qualcosa per favorire un gioco più corale. Dall’altra parte però non posso chiedere ad Allen, per esempio, di non palleggiare o di non andare uno contro uno, perché significherebbe snaturarlo. La nostra difficoltà è proprio quella di sfruttare le caratteristiche dei singoli senza uscire dal ritmo, ma lo sappiamo e dobbiamo essere bravi ad attuare un piano B che preveda anche un rallentamento voluto.”

Sui blackout che hanno condizionato le ultime partite, il tecnico è chiaro: “In questi momenti i blackout sono soprattutto mentali, ma la squadra ha esperienza sufficiente per fare meglio, spendere un fallo intelligente e non concedere tre o quattro errori banali consecutivi.” E aggiunge un passaggio sul lavoro mentale: “Ho detto ai ragazzi che in questo momento parte una pallina di neve e arriva a valle una valanga. La pallina possiamo prenderla, accettarla; la valanga no. Dobbiamo fermarla.”

Infine, uno sguardo al presente e alla necessità di tornare subito a vincere: “Abbiamo tantissimo bisogno di una vittoria. A Cento ero molto dispiaciuto perché dopo Rieti ci eravamo guardati in faccia e avevamo avuto la giusta reazione. È chiaro che anche i nostri tifosi la vogliono, come tutti noi, ma oggi percepisco che serva soprattutto ai ragazzi, che hanno bisogno di ritrovare fiducia. Il mio compito è supportarli e incitarli a fare meglio, perché insieme possiamo uscirne. Guardo lontano: mancano ancora 34 partite, manca una vita. Non so dove arriveremo, ma so che non siamo questi qua.”