Forlì torna davanti al pubblico dell’Unieuro Arena per la 16ª giornata di Serie A2, ospitando la Estra Pistoia in un momento particolarmente delicato della stagione. La squadra biancorossa arriva infatti da cinque sconfitte consecutive e vive il passaggio più complesso del suo campionato e della gestione di coach Antimo Martino, con la necessità di ritrovare ritmo, fiducia e soprattutto punti. Il match di lunedì sera può rappresentare l’occasione per invertire la rotta e riaccendere un po’ di entusiasmo in una piazza oggi piuttosto depressa. «Siamo all’antivigilia di una partita tra due squadre che non stanno attraversando il loro momento migliore – esordisce coach Antimo Martino presentando la sfida con Pistoia –. Per noi sarà una gara ancora più complessa, anche per il cambio dell’allenatore che, in fase di preparazione, offre meno punti di riferimento rispetto a ciò che potrà apportare alla squadra. Ci stiamo preparando su quello che Pistoia ha fatto finora, sulla conoscenza dei loro giocatori e anche immaginando ciò che potremmo trovarci di fronte».
Dopo cinque sconfitte consecutive serve un segnale immediato di inversione, anche se lavorare in un clima depresso dai risultati e dalle aspettative non rispettate non è semplice. Le settimane in questa situazione stanno pesando su tutto l’ambiente. «C’è consapevolezza da parte di tutti della delicatezza del momento, nessuno sottovaluta nulla. Quello che possiamo fare, a partire dal sottoscritto che ci mette la faccia sempre, prima e dopo le partite, è continuare a lavorare e incidere su ciò che è sotto il nostro controllo. Dobbiamo sperare anche in un po’ di fortuna, perché ci sono stagioni in cui giochi metà delle gare con una o due assenze, e oggi non possiamo permetterci di regalare, come a Roseto, play e guardia titolari. Lungi da me trovare scusanti: l’unica cosa che possiamo fare, per il bene di Forlì, della società e dei tifosi, è migliorare. Se siamo in questa situazione è evidente che ci siano limiti, che siano stati commessi errori. Ma nessuno verrà ad aiutarci e nessuno ci regalerà nulla: ognuno deve fare qualcosa in più, perché la somma di quel qualcosa in più porterà benefici alla squadra».
Ciò che lascia perplessi è l’approccio alla partita, soprattutto in certi momenti: emblematiche le dieci palle perse nei primi 7’30’’ contro Roseto. È legittimo chiedersi se in settimana ci sia stato anche un confronto duro con il gruppo. Martino, sulla gestione della situazione, è netto: «È chiaro che non sia un momento facile, per me e per tutti, anche perché lo staff è lo stesso degli ultimi quattro anni. Ma posso assicurarvi che non stiamo allenando in modo diverso, sebbene la squadra sia cambiata nei contenuti e nello spirito. Il primo a non essere felice per la difesa e per l’approccio di Roseto sono io, però c’è anche una componente emotiva importante. Come ho detto ai ragazzi: nelle difficoltà bisogna aiutarsi. C’è il momento del bastone, ma oggi serve anche la carota, perché quando uno è in difficoltà ha bisogno di supporto. Ognuno deve però trovare dentro di sé quell’episodio positivo che possa girare l’inerzia di una stagione nata male. Quella scintilla non te la regala nessuno: dobbiamo andarcela a cercare. Negli ultimi tre anni abbiamo ottenuto risultati e traguardi importanti; oggi la squadra è diversa e io non sfuggo alle responsabilità, perché siamo in questa situazione per colpe nostre e non di altri. Dobbiamo uscirne un passo alla volta, facendo tutti qualcosa in più, perché c’è urgenza e ciò che abbiamo fatto finora, lo abbiamo visto, non basta più».
In una stagione nata storta anche infortuni e contrattempi hanno un peso importante, e ancora una volta la truppa biancorossa si presenterà contro Pistoia con più di un dubbio. «Tavernelli va meglio – spiega Martino – ma capire se e come potremo utilizzarlo lunedì non è scontato. Ha ripreso ad allenarsi, quindi siamo in una fase di progresso. Allen, invece, ha superato il problema al tendine, ma per non farci mancare nulla l’altro giorno aveva 39 di febbre».
Mai come oggi si addice il detto «Aiutati che Dio ti aiuta», ma alla luce dell’approccio visto, delle palle perse, della scarsa energia a rimbalzo e degli 86 punti subiti di media, torna il dubbio sulla reale consapevolezza di quanto serva quel “qualcosa in più”. Questione che va oltre il sistema difensivo e chiama in causa l’attitudine individuale. «Sono perfettamente d’accordo – sottolinea il coach –. Prima ho parlato di bastone e carota: devo pretendere un cambio, non tanto di atteggiamento, perché non vedo negatività, ma nel fare. Il nostro lavoro è fatto di azioni concrete, e arriva il momento in cui devi fare, a prescindere da stato d’animo e condizione fisica. Ognuno di noi, me compreso, deve fare di più e provare a commettere un errore in meno: la somma di quegli errori in meno significherà meno canestri subiti e qualche canestro in più realizzato. Dobbiamo lavorare su noi stessi: le cose non cambieranno per grazia divina, ma solo se avremo chiaro, come ho detto alla squadra, che tutto dipende da noi».
La squadra è cresciuta sul fronte offensivo rispetto al primo ciclo di sconfitte, ma ciò che ancora non scatta è la capacità di stringere i bulloni in difesa nei momenti chiave. Su questo coach e staff dovranno intervenire, e il contributo richiesto a tutti coincide con l’eliminare i punti facili concessi: palle perse, rimbalzi mancati, disattenzioni.
Lunedì sera si attendono risposte e il banco di prova sarà l’Estra Pistoia.