Dopo mesi complicati, tra infortuni e minuti centellinati, Stefano Pellizzari si è finalmente ripreso il suo spazio. Nella sfida contro il Pontedera ha giocato tutti i 90 minuti, tornando a respirare il campo. Ma se da un lato c’è la soddisfazione personale, dall’altro resta l’amaro in bocca per un errore che “ha penalizzato tutta la squadra“. In questa intervista, il difensore del Forlì Calcio ci racconta il suo percorso, il feeling con i compagni di reparto, il lavoro con mister Miramari, le aspettative per la sfida contro il Guidonia Montecelio e il significato più profondo di fare gruppo.
La partita contro il Pontedera è stata la prima che ha giocato fino in fondo. Quali sono state le sue impressioni?
“Era da tanto che non giocavo 90 minuti, per vari problemi fisici che ho avuto, e mi sono sentito bene in campo, questa è una cosa sicuramente positiva. Purtroppo ci sono stati alcuni errori, specialmente uno, e quello ha penalizzato tutta la squadra. Bisognava portare a casa la partita”.
Da inizio anno a questa parte, come si è trovato con i compagni in difesa e come giudica le prove del reparto difensivo fino ad ora?
“Fin da subito mi sono sentito bene, anche grazie al gioco che mister Miramari propone. Con i miei compagni di reparto si è creata in poco tempo sintonia, complice anche il fatto che capitan Saporetti lo conoscevo già perché avevamo giocato contro. A livello umano stiamo bene, c’è del feeling e andando avanti con le partite speriamo andrà sempre meglio”.
Domenica ci sarà la partita contro il Guidonia Montecelio, che partita si aspetta?
“Loro vengono da una importante vittoria contro l’Arezzo, questo dimostra che hanno carattere e i loro colpi li hanno. Noi vogliamo affrontarli con l’atteggiamento giusto, i dettagli fanno la differenza e li abbiamo limati durante questa settimana di allenamento. Mi aspetto una partita di carattere da entrambe le squadre”.
Ad inizio anno si aspettava qualcosa in più a livello di minutaggio? In campo, il modulo che propone il mister è congeniale o era più abituato a giocare con la difesa a 4?
“Io sono abituato a giocare sia a 3 che a 4, non fa differenza, in più conoscevo già il modulo utilizzato da Miramari. Ad inizio anno ho avuto dei problemi fisici al ginocchio che mi ha condizionato, non mi aspettavo nulla, il mio obiettivo era quello di stare bene e dare una mano alla squadra. Fino ad ora sta accadendo e le prospettive spero che siano sempre meglio”.
Fino a qui non siete ancora riusciti a mantenere la porta di Martelli inviolata, c’è qualcosa che può funzionare meglio?
“Sicuramente c’è qualcosa da migliorare, i dettagli fanno la differenza. Il gioco è propositivo e si concede qualcosa, ma non deve essere una scusa. Dobbiamo alzare la soglia di attenzione e avere un po’ più di fame dietro”.
Ha avuto esperienze sia in Italia che all’estero, come quella in Austria con il Wattens: cosa le ha lasciato quell’avventura e cosa l’ha aiutata a migliorare come giocatore?
“Il mio cartellino era ancora della Juventus, è stata una esperienza che ho cercato per primo chiedendo alla società. C’era questo progetto dove ricercavano giocatori stranieri, non sono andato solo ma insieme ad altri compagni della Juventus. Mi ha fatto crescere a livello umano, in Italia si vive il calcio con più pressione, mentre loro con un po’ più di spensieratezza. L’ho vista come esperienza molto formativa per la mia crescita personale”.
Lei è ormai un difensore con diverse stagioni di Serie C alle spalle: quali sono stati i momenti più significativi della sua carriera finora?
“Tutti, non ho nessun rimpianto. Ho avuto stagioni bellissime caratterizzate dal gruppo, Da Ravenna a Legnago, ho sempre avuto compagni eccezionali e sono stato fortunato, perché non è facile. Anche a Renate dove posso aver giocato poco la forza è sempre stata il gruppo. Sono più che contento del percorso che ho fatto fino ad ora”.