Al termine del derby tra Unieuro Forlì e Dole Rimini, vinto dagli ospiti 77–86, coach Antimo Martino ha analizzato la gara soffermandosi sui momenti chiave che hanno indirizzato il risultato finale. Il tecnico biancorosso ha evidenziato il peso dei tiri liberi sbagliati e delle occasioni mancate nel momento di massimo vantaggio, sottolineando come lo sforzo profuso per costruire il break a inizio secondo tempo abbia inciso sulle energie nel finale. Martino ha poi riconosciuto la qualità offensiva di Rimini, in particolare nei canestri decisivi dell’ultimo quarto, ribadendo come la tenuta difensiva resti un nodo centrale per Forlì.
I 13 tiri liberi sbagliati pesano molto, perché sono stati distribuiti durante tutta la partita, ma soprattutto nei momenti in cui Rimini era sotto: quando gli ospiti hanno preso fiducia e ritmo, soprattutto dall’inizio del quarto quarto, cosa non siete riusciti a fare e perché?
“Rispetto ad altre partite, in quel momento c’è anche tanto di Rimini. Tolte una o due disattenzioni, il loro break inizia con quattro tiri liberi di Tomassini, che si procura falli andando in bonus. Il canestro di Leardini è molto difficile, c’è la tripla con fallo di Ogden, ci sono tre canestri di De Negri di una fattura pazzesca. Per questo nel commento iniziale dicevo che bisogna essere onesti: negli 86 punti che prendiamo, che non vanno bene e restano un problema, c’è molta qualità di Rimini. Nel finale hanno segnato canestri di grande livello, sia da fuori sia sfruttando la presenza in area di Camara”.
Un momento chiave della partita è stato il quarto fallo di Deshawn Stephens sulla tripla di Ogden. Dopo quel momento ha giocato ancora con Gazzotti poi Gaspardo da cinque, mentre De Chiaro non è entrato. È una scelta definitiva?
“No, non è una scelta definitiva. Abbiamo giocato sostanzialmente con Stephens per 30 minuti, ma condizionato dai falli. Per me oggi fare una rotazione con tre centri era complicato. In più sappiamo che Gaspardo, in questo campionato e anche nello scorso, da cinque tattico è stato una chiave che ci ha portato a vittorie importanti. È una soluzione che vogliamo continuare a utilizzare, quindi diventa difficile fare una rotazione completa in quel ruolo”.
Stephens e Harper hanno avuto un ottimo impatto offensivo (18 punti a testa), ma nel finale loro, come tutto l’attacco di Forlì, si è fermato. Si aspettava qualcosa in più dalla circolazione di palla negli ultimi minuti?
“Nel parziale di Rimini ci sono errori, ci sono i tiri liberi sbagliati e qualche possesso in cui fermiamo la palla. Però ci sono almeno 3-4 appoggi da sotto e almeno 3 tiri da tre completamente aperti: Aradori, Masciadri, Gaspardo e Pepe. Il nostro obiettivo è creare situazioni per essere pericolosi. Poi è chiaro che un appoggio da sotto ha un peso specifico enorme, ma spesso lo sbagli perché arrivi poco con le gambe o con lucidità. Per fare il break a inizio secondo tempo abbiamo speso tantissimo, forse anche oltre le nostre possibilità atletiche e fisiche, e alla fine abbiamo pagato”.
Nel primo tempo Camara aveva segnato solo 2 punti, nella ripresa ne ha fatti 15. Sei punti consecutivi suoi hanno innescato il controbreak di Rimini. Personalmente pesa vedere De Chiaro in panchina in quelle condizioni
“Il problema non è Del Chiaro. In passato mi avete spesso attaccato per i nostri lunghi, ma oggi Stephens ha giocato 30 minuti, quindi non è questo il discorso. Ho fatto una scelta, può piacere o no. Quando scegli di cambiare assetto, devi portare avanti quella scelta. La domanda, semmai, è se siamo contenti della prestazione di Stephens. Tornare indietro e far giocare Stephens e De Chiaro insieme diventa difficile. Questo è l’inizio di un percorso che vogliamo sviluppare, anche perché ci siamo privati di un esterno e questo pesa: oggi Tavernelli ha giocato 29 minuti ma ha bisogno di ritmo. Non perdiamo perché non entra De Chiaro”.
Un’analisi finale?
“Stephens ha fatto 18 punti e 13 rimbalzi, Camara 18 punti ma solo 4 rimbalzi. Il problema non è stato lì: nel secondo tempo non siamo riusciti a mantenere l’impatto fisico e prendiamo di nuovo 86 punti. Per vincere dobbiamo farne 87, 88, 90, e non ci riusciamo. Nel finale perdiamo per le bombe di De Negri, Ogden e Leardini. La forza di Rimini non è solo Camara, ma i tiratori: oggi Marini ha avuto meno impatto e mancava anche Robinson. Non siamo contenti, ma oggi è stata una partita giocata con grande voglia e temperamento. Con squadre diverse forse questa partita l’avremmo vinta, ma dobbiamo pensare che stiamo costruendo qualcosa di nuovo. Rispetto ad Avellino la squadra si è presentata meglio e dobbiamo continuare così. Moralmente è difficile, per me e per i ragazzi. Non siamo soddisfatti, ma ci sono stagioni che vanno così. Bisogna prendersi le responsabilità, accettarlo e avere il desiderio di migliorare. Negli ultimi tre anni forse questa partita l’avremmo vinta, quest’anno gira così: dobbiamo tenere duro”.