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A distanza di tre settimane dal suo arrivo a Forlì, e dopo la chiusura della stagione regolare con la vittoria senza sorriso in quel di Latina, noi di Piazzale della Vittoria abbiamo avuto il piacere di avere ai nostri microfoni il centro della Pallacanestro Forlì 2.015, Daniele Magro (foto copertina di Massimo Nazzaro), col quale abbiamo fatto una piacevole chiacchierata su ambientamento, prospettive e imminenti playoff.

Buongiorno Magro e grazie per la disponibilità. Innanzitutto come procede il suo ambientamento con la sua nuova realtà e quanto manca per vedere il vero Daniele Magro?

“Buongiorno è un piacere. Devo dire che mi sto ambientando molto bene anche se ci vuole un po’ di pazienza da un certo punto di vista perché certi meccanismi non si imparano in un attimo. Se si parla di schemi ovviamente sì, ma se si parla di intesa e di come stare in campo anche in relazione alle caratteristiche dei propri compagni di squadra, cercando di fare quello che il coach ti dice e ti chiede, allora ci vuole un pochino di tempo, ma credo di poter dire serenamente che siamo a un buon punto. Comunque guardando le ultime partite ed anche gli allenamenti direi che ogni giorno va sempre meglio”.

L’ultima giornata di campionato è stata segnata dal grave infortunio occorso a Kadeem Allen. Com’è, alla luce di questo sfortunato episodio, il clima nello spogliatoio?

“Lì per lì nell’immediato post partita posso dire che non eravamo assolutamente felici della vittoria. L’atmosfera era piuttosto preoccupante perché quando perdi un giocatore che fino a quel momento aveva fatto così bene e che era un bel punto di riferimento per la squadra capisci cosa potessimo provare, però davanti a tutto ciò bisogna fare di necessità virtù ed ora cercheremo di trovare altre soluzioni ed altre possibilità per poter sfruttare al meglio tutte le caratteristiche di questa squadra pur sapendo che la sua assenza è molto tosta per quello che ha dato fino ad oggi e che ci avrebbe dato adesso nei playoff, ma così è andata”.

Quando nel momento clou della stagione viene a mancare un giocatore fondamentale nella corsa alla promozione, ognuno di voi è chiamato a dare il 110%. Cosa vi ha chiesto coach Martino a tal proposito?

“Beh molto semplicemente che davanti ad una situazione del genere non possiamo piangerci addosso, bisogna reagire e come ha detto lei ognuno deve dare un qualcosa in più. L’importante è la reazione a questa situazione, non pensare troppo all’assenza di un giocatore come Kadeem, ma sapere che bisogna tutti quanti dare qualcosa in più, scendere in campo con ancora più fame e col sangue negli occhi e quindi la raccomandazione principale del coach è che davanti a situazioni come queste una grande squadra deve saper reagire positivamente”.

Vogliamo farla conoscere meglio ai nostri lettori e quindi le chiedo che cosa l’ha convinta a sposare il progetto di Forlì e se a prescindere dalla categoria il suo percorso proseguirà in biancorosso anche la prossima stagione.

“Per quanto riguarda la prossima stagione, sì, il mio percorso proseguirà qui a Forlì e comunque il fatto di essere venuto qui è perché la società mi ha voluto fortemente per via della situazione che si era creata con Jack (Zilli n.d.r.) e quindi cercava un giocatore con le mie caratteristiche, con la carriera che ho fatto, con la conoscenza di questo campionato e con il sapere stare in campo con concetti che tutto sommato non erano tanto diversi da quelli che si aspettavano a inizio stagione da Jack che poi, per via della sua situazione fisica, non ha potuto dare il suo contributo al 100%. Ovviamente il fatto che questa fosse una società molto seria e con tanto seguito di pubblico, perché anche questo per un giocatore conta tantissimo, ha fatto sì che sposassi l’opportunità che mi ha presentato davanti la Pallacanestro Forlì 2.015”.

Una curiosità. In passato ha spesso vestito la canotta numero 18 che qui a Forlì era già impegnata da Pollone. Perché ha scelto il numero 15?

“Perché quando non posso avere la 18 scelgo la 15 (ride) mettiamola così. A Milano la 18 era ritirata, alla Dinamo Sassari ce l’aveva Vanuzzo e sembrava dovessero ritirarla poi invece non la ritirarono e quindi in queste situazioni in cui non ho potuto vestire la maglia 18 ho preso la 15. Consideri che la 18 in passato l’ho dovuta scegliere perché nelle minors le maglie di taglia grande andavano dal 18 al 20 e scelsi il numero 18 e me lo sono portato avanti nel passaggio ai senior”.

In una recente intervista Dada Pascolo ci ha confidato che durante un ritiro della Nazionale eravate in stanza insieme e lei lo obbligò ad una full immersion sul golf. Oltre a Pascolo conosceva qualcuno dei suoi attuali compagni di squadra?

“Non è vero, non è vero. Smentisco tutto (ride molto divertito). In realtà sì, mi interessava un po’ il golf per vedere come funzionava questo sport, ma in sostanza era perché era un modo come un altro per passare un po’ di tempo non avendo molta scelta mentre eravamo in stanza insieme. A lui piace lo sport in generale, a me pure e quindi finimmo per guardare il golf perché mi pare ci fosse un torneo importante. Per quanto riguarda i compagni conoscevo già Cincia per aver fatto un anno a Pistoia con lui nove anni fa nella stagione 2014/15, mentre con gli altri non avevo mai avuto a che fare direttamente. Conoscevo indirettamente Luca Pollone tramite suo fratello e Giacomo Zilli un po’ più degli altri per via di tutte le menate che ci siamo dati quando lui stava a Cento ed io a Pistoia. Però devo dire che quando sono arrivato tutti si sono messi a disposizione ed io questo l’ho apprezzato tantissimo. Sembra una frase fatta o una cosa scontata, ma non lo è e lo ripeto ogni volta che qualcuno me lo chiede”.

Dopo oltre tre settimane di lavoro in biancorosso ha riscontrato particolari differenze nel modo di concepire il basket e viverlo tra Cremona e Forlì?

“Sì, ma molto semplicemente uno riguarda la gioventù che ha una realtà come la JuVi Cremona che sta crescendo sia dal punto di vista della società, che da quello della tifoseria che sta pian piano aumentando, ma ci vorranno anni per pensare di arrivare ai livelli di Forlì. Cremona ha le metà degli abitanti di Forlì e ha la Vanoli in A1, la JuVi in A2, le squadre di pallavolo femminile ad alto livello e quindi non è così semplice crescere di pubblico a livello numerico. Questa è una piazza storica con una società che, se anche è stata rifondata, ha un pubblico che è sempre stato vicino e appassionato alla pallacanestro della città. Questa è la differenza più grande tra Cremona e Forlì perché anche la Vanoli, seppur in A1, non ha il pubblico dell’Unieuro Arena”.

E’ ancora forse un po’ presto, ma che idea si è fatto della città di Forlì?

“È ancora un po’ presto, però me l’hanno fatta conoscere un pochettino. Sono stato in centro, mia moglie è andata alla mostra ai Musei del San Domenico, ho visitato un po’ di parchi, ma onestamente è stato un po’ tutto molto veloce tra l’arrivare, trovare l’appartamento, sistemarlo, imparare tutti gli schemi e stare lì con la testa che avrò tempo di conoscerla meglio. Coi compagni sono uscito per un paio di cene anche per vedere un po’ di gente e non parlare solo di pallacanestro, comunque non solo Forlì, ma anche i dintorni, sanno farsi apprezzare. Quando ho una mezza giornata libera prendo la macchina e faccio un giretto per vedere posti nuovi e conoscerla meglio”.

Prima di salutarla e in vista dei playoff vuole fare un appello al pubblico dell’Unieuro Forlì?

“Non so se sia tanto necessario vista la quantità di gente che viene al palazzetto, ma devono tutti quanti sapere che, data l’assenza di Kadeem, servirà tutto il loro apporto e la loro carica. So che fare confronti con Pistoia non è il massimo vista la rivalità tra le tifoserie, ma se l’anno scorso ho vinto un campionato con Pistoia era per il gruppo che c’era, e quel gruppo c’è anche qui, ma c’era anche un palazzetto che era sempre carico e ci sosteneva ed era sempre un’onda di energia che loro davano a noi giocatori e noi di conseguenza ritornavamo loro tutto l’entusiasmo e le giocate belle che ci venivano. Spero vivamente che anche qui possa crearsi quel tipo di atmosfera visto che dal punto di vista numerico di gente ce n’è tanta, ma spero possa esserci anche quell’onda di trasporto che il pubblico può darci che è sempre determinante e ai playoff ancora di più”.

Si ringraziano la Pallacanestro Forlì 2.015 e Daniele Magro per la disponibilità mostrata nella realizzazione della presente intervista.