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In una Pallacanestro Forlì 2.015 che sta attraversando un ottimo momento di forma i meriti vanno ripartiti tra la squadra che scende in campo, lo staff medico e di preparatori e lo staff tecnico che la allena e la prepara alle “battaglie” domenicali. Noi di Piazzale della Vittoria abbiamo avuto il piacere di sentire telefonicamente l’assistente di coach Antimo Martino, Andrea Fabrizi (foto copertina di Massimo Nazzaro), per ascoltare dalla sua voce i segreti del gruppo biancorosso.

Buongiorno Fabrizi, dopo oltre un anno e mezzo di esperienza forlivese, ci traccia un bilancio di questo suo periodo in biancorosso?

“Fino ad ora è stato un anno e mezzo ai limiti della perfezione per quello che è l’esperienza che ho vissuto a Forlì perché onestamente l’anno scorso abbiamo fatto un grandissimo campionato e quest’anno, nonostante il livello di competitività sia salito tantissimo, ci stiamo confermando in testa alla classifica, almeno al momento, e comunque tra le squadre migliori di entrambi i gironi. Non posso dire altro che ad oggi stia andando tutto benissimo”.

Nel suo percorso di crescita, prima di approdare a Chiusi e successivamente a Forlì nell’estate del 2022, lei ha avuto diverse esperienze a livello di settore giovanile. Cosa le ha dato quel basket che oggi le è utile nel suo lavoro quotidiano come vice allenatore?

“Il basket giovanile è molto diverso dal basket senior. Si parte da un presupposto che definirei opposto. Da una parte l’obiettivo è vincere più partite possibili, dall’altra è cercare di far diventare un giocatore finito ognuno dei ragazzi che alleni. Questo porta a dover cambiare un po’ la mentalità quando si va ad affrontare una partita o quando si affrontano gli allenamenti, però la formazione a livello giovanile ti dà la possibilità di intervenire anche su quelli che sono i fondamentali del gioco anche nei giocatori senior e magari anche di poter dare qualche indicazione da quel punto di vista, oltre che dal punto di vista tattico. Oggettivamente è un mondo molto bello che mi piace sempre tantissimo e che cerco di seguire il più possibile perché è sempre affascinante seguire la formazione di un giocatore. Dal canto mio cerco di trasferire quello che è possibile anche a livello di prima squadra anche in una formazione esperta come quella di Forlì”.

Con Antimo Martino state svolgendo un lavoro eccezionale. Ci racconta com’è lavorare col coach e come vi suddividete i compiti col suo collega Paolo Ruggeri?

“Credo che il legame creatosi tra Paolo, Antimo e me sia uno dei motivi di questa ottima stagione e mezzo che abbiamo disputato sin qui. Ci siamo trovati subito in sintonia e lavoriamo condividendo le nostre visioni, poi ovviamente l’ultima parola su tutto spetta al coach, ma è sempre pronto ad ascoltare quello che Paolo ed io gli diciamo. Tra di noi c’è davvero una grande condivisione di intenti, discutiamo, ognuno è libero di poter dire la sua e penso che questo sia uno dei nostri punti di forza”.

Ripetere l’eccezionale stagione scorsa non era facile, ma col lavoro e l’applicazione siete riusciti a stupire tutti anche quest’anno. Siamo solo a poco più di metà stagione, quindi è ancora lunga, ma qual è il segreto per riuscire ogni anno a creare questa coesione di gruppo?

“Personalmente credo che il gruppo si crei in estate quando ti muovi facendo determinate scelte ovvero quando, oltre alle caratteristiche tecniche dei giocatori, cerchi di mettere sul piatto della bilancia le caratteristiche umane degli stessi. Secondo me siamo stati bravi nella scelta dei giocatori la passata stagione e siamo stati bravi nella scelta delle persone anche quest’anno riuscendo chiaramente a trattenere quattro elementi fondamentali per noi. Nei nuovi abbiamo cercato di ritrovare le caratteristiche principali che ci permisero lo scorso anno di costruire un gruppo coeso come piace a noi. La cosa più importante è come si costruisce la squadra perché se la costruisci bene è facile fare dei piccoli aggiustamenti in corsa, mentre una volta che l’hai costruita male, se le fondamenta non sono molto stabili, poi diventa difficile avere una squadra solida”.

Domenica, dopo l’espulsione di Johnson, avete dimostrato un qualcosa di impressionante riuscendo a imporre in maniera ancora più decisa la legge dell’Unieuro Arena. Ora non siete più una sorpresa e tutti arriveranno con la cosiddetta bava alla bocca per battervi. Avete percepito questa differenza di approccio da parte degli avversari?

“Sicuramente sì e la percepiamo in ogni partita. Raramente abbiamo vinto una sfida perché l’avversario ha sottovalutato l’impegno o si è presentato con poche motivazioni. Anche relativamente alla partita con Rieti, leggendo le dichiarazioni pre-gara di coach Rossi, volevano venire per fare l’impresa e battere una grande. Questo ci fa molto piacere perché significa essersi conquistati sul campo, da parte dei nostri avversari, il rispetto e lo status di grande. Tutto questo a parole è molto bello, poi però bisogna dimostrarlo ogni domenica sul parquet e credo che la nostra squadra in questa stagione non abbia mai mollato di un solo centimetro guadagnandosi il rispetto di tutti. Questo è forse il nostro vanto più grande”.

Rispetto a inizio stagione dove questa squadra è molto migliorata e dove invece ha ancora margini per stupire?

“Questa è una squadra con un’ossatura dell’anno scorso, ma che è comunque cambiata tanto perché sono cambiati entrambi gli americani, il reparto lunghi praticamente nuovo, uno della coppia dei playmaker, che poteva esser considerato una scommessa dal punto di vista fisico ma non tecnico, è cambiato e quindi è una squadra che ha avuto bisogno di un po’ di tempo per conoscersi. Col lavoro quotidiano in palestra ognuno ha cominciato a capire quali fossero le caratteristiche degli altri compagni e come potessero essere collegate tra loro e la crescita è stata naturale. Come staff tecnico siamo molto contenti perché questa è una squadra allenabile che si allena bene. Attenzione perché può sembrare una banalità, ma le due cose non vanno sempre di pari passo e se questo non avviene non vi è neanche la crescita costante che invece ha avuto Forlì e noi non staremmo facendo bene il nostro lavoro. Per raggiungere questo obiettivo c’è bisogno che si crei un rapporto di fiducia tra staff tecnico e squadra e qui tutto questo si avverte in maniera molto forte. Lo era l’anno scorso e lo è anche quest’anno”.

Dopo un periodo di difficoltà causato dalle non perfette condizioni fisiche anche Zilli è cresciuto e negli ultimi due incontri ha offerto un buon contributo. Il periodo più difficile possiamo considerarlo alle spalle?

“Giacomo è un ragazzo speciale perché è una persona molto precisa, metodica, che ci tiene tanto e che lavora tantissimo per mettere a posto quelle situazioni che nelle ultime stagioni gli hanno creato alcuni fastidi. Siamo molto contenti della sua crescita, ma come avete visto lui comunque è sempre partito in quintetto, ha sempre avuto lo spazio per dimostrare il suo valore, ma non perché questa cosa fosse scritta su carta bensì perché il suo atteggiamento, la sua voglia di andare sopra a qualche acciacco e di mettersi a disposizione di staff tecnico e compagni gli ha fatto meritare lo spazio che ha avuto. Poi ci sono stati dei momenti migliori e dei momenti peggiori, ma siamo contenti che abbia confermato anche domenica quanto di buono aveva già fatto vedere contro Trieste”.

Molto spesso il lavoro dell’assistente è uno di quelli che rimane nell’ombra, ma nel suo caso i bene informati raccontano di un tecnico molto preparato ed anzi, probabilmente, di uno dei migliori assistenti di questa Serie A2. Le piacerebbe in futuro trovare un ruolo da capo allenatore?

“Mah.. guardi in questo momento sto molto bene nel mio ruolo e assolutamente non ho smanie di grandezza o quant’altro. E’ chiaro che per me allenare è una professione, ma soprattutto una passione e sono pronto a qualsiasi nuova scommessa. Per me la cosa più importante è avere sempre lo stimolo giusto per fare quello che faccio. Ho deciso di fare l’allenatore perché pensavo che fosse la cosa nella mia vita che potesse darmi più stimoli dal punto di vista lavorativo e sono molto felice della scelta fatta. Quello che accadrà in futuro verrà valutato di volta in volta, senza nessuna ansia, e lo dico con assoluta sincerità. Personalmente sono molto contento qui, nel mio ruolo, perché vedo che il mio lavoro serve ed è apprezzato e questa è la gratificazione più importante”.

Si ringraziano la Pallacanestro Forlì 2.015 e l’assistant coach Andrea Fabrizi per la disponibilità mostrata nella realizzazione della presente intervista.