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Quella conclusasi domenica a Roma è stata una settima molto intensa, culminata con la conquista della Coppa Italia di Serie A2 contro la Fortitudo Bologna che ha significato un altro trofeo per la Pallacanestro Forlì 2.015 dopo quello conquistato nel 2016, allora era Serie B, e che poi fu beneaugurante ai fini della promozione. Noi di Piazzale della Vittoria abbiamo voluto sentire dalla voce di capitan Cinciarini (foto copertina di Massimo Nazzaro) l’umore e il racconto della due giorni romana prima di rituffarci nella fase a orologio con l’impegno in terra piemontese contro la Novipiù Basket Monferrato.

Buongiorno capitano. Come ci si sente dopo la conquista della Coppa Italia arrivata forse inaspettatamente visto il livello delle compagini presenti alle Final Four?

“Non le nascondo che ancora oggi c’è grande euforia perché portare un trofeo a Forlì, in una società che se l’è meritato e che è nata da poco è motivo di grande orgoglio. Questa è una società che sta lavorando bene negli anni, che ha le idee chiare, progetti importanti ed una società solida e quindi per noi è stato molto gratificante riuscire a regalare a società e tifosi la Coppa Italia. Da domani (oggi per chi legge) però, la testa tornerà al campionato perché si è chiusa questa parentesi meravigliosa che come ha detto lei è arrivata anche inaspettatamente nonostante noi tutti credessimo nelle nostre possibilità. Questo squadra ha sempre dimostrato un’anima e tanto carattere perché non si vincono 9 partite punto a punto in campionato se non hai un grande carattere. Abbiamo battuto compagini molto forti e soprattutto di grande tradizione come Cantù e Fortitudo, quindi può sembrare un successo inaspettato, ma sicuramente ce lo siamo meritato tutto”.

Sentendo gli addetti ai lavori, nonostante la scorsa stagione e quello che state facendo in questa, sembra che Forlì non sia ancora considerata in prima fila nella corsa promozione. Un vantaggio, uno stimolo o un fastidio per voi?

“A me fa piacere perché voglio sempre tenere un profilo basso, umile e non mi piace sventolare o fare grossi proclami. Preferisco volare basso e restare umile perché è questo il segreto che ci ha portati a primeggiare sino ad ora in un campionato molto, molto più difficile dell’anno scorso. Sinceramente quello che viene detto in giro, a me personalmente, ma parlo anche a nome della squadra, perché ormai conosco bene i miei compagni e la loro mentalità, non interessa. Non esser considerati in prima fila è un bene, uno stimolo a lavorare e lavorare umilmente ogni giorno in palestra”.

Dopo la vittoria sulla Fortitudo le abbiamo sentito esprimere parole da capitano vero. Siete consapevoli di aver elevato ulteriormente l’asticella e le aspettative della piazza?

“Sicuramente non siamo più una sorpresa come quando siamo partiti questa estate dopo aver cambiato tanto. Non era scontato che riuscissimo a ripetere una stagione al vertice, ma i risultati e quest’ultima vittoria della Coppa Italia, hanno chiaramente mostrato che possiamo competere ai più alti livelli. I fatti dimostrano questo e di conseguenza dobbiamo farci trovare pronti e preparati perché qualunque squadra sfiderà Forlì sarà agguerrita e avrà il coltello fra i denti doppiamente rispetto a prima. L’importante è continuare ad essere noi stessi, a supportarci e sacrificarci l’uno per l’altro come abbiamo sempre fatto”.

In semifinale contro Cantù, lei e Moraschini ve le siete date di santa ragione. Più c’è bagarre e più il gioco si fa duro e più lei sembra a suo agio. E’ una qualità che hanno i vincenti, ma soprattutto è una qualità allenabile?

“La risposta è in parte sì e in parte no, nel senso che molto ci nasci, ma con l’esperienza, giocatori con un determinato carattere, se sono aperti a imparare, possono migliorare tanto anche da questo punto di vista. Personalmente ho avuto sempre questa competitività, questa voglia di agonismo innata, poi è ovvio, da tanti giocatori d’esperienza con cui ho giocato, soprattutto quando ero giovane, mi piaceva molto apprendere e studiarli e quindi tutto questo mi ha aiutato ad essere quello che sono diventato. In qualità di capitano sento forte questa responsabilità di aiutare i miei compagni di squadra, specie quelli più giovani, che sono molto aperti agli insegnamenti e quindi il mio ruolo non è solo quello di leader e trascinatore, ma anche quello di aiutare gli altri a crescere, perché in uno sport di squadra si vince tutti insieme e la crescita dei singoli fa crescere tutta la squadra”.

Siete un gruppo vero, ma il gruppo è fatto di singoli. A lei che è il veterano e più esperto chiedo chi, dei suoi compagni, l’ha impressionata di più in questo percorso di crescita?

“Ci sono stati vari periodi in cui qualcuno è cresciuto e qualcun altro è dovuto passare da momenti di difficoltà. Per esempio ripenso all’inizio difficile di Fabio (Valentini n.d.r.) che poi è stato bravo ad uscirne ed ha avuto un bel momento e sempre pronto ad ascoltare i consigli, Pollone che ormai è una garanzia e un uomo imprescindibile per noi, e adesso quello che ha più continuità è Federico (Zampini n.d.r.) che è cresciuto moltissimo e sono molto contento per lui. In generale però la crescita di tutti i più giovani è quello che ci serve per migliorare e ottenere ancora di più perché dai veterani come il sottoscritto, Tassone e Dada Pascolo si può avere tanta esperienza, ma i risultati passano dalla crescita di quelli più giovani”.

Rituffiamoci sul campionato. Qual è la squadra che più l’ha impressionata tra quelle incontrate e viste fino ad oggi?

“Mah.. sono diverse, sicuramente la Fortitudo che ha un grande allenatore che ho avuto ed è uno dei più grandi allenatori in circolazione, bravo a costruire una squadra, magari non lunga nelle rotazioni, ma certamente di qualità. Poi sicuramente Udine che ha tutti giocatori ex Serie A e con l’arrivo di Cannon si è ulteriormente rafforzata, Torino e la stessa Cantù che vanta anche lei tanti ex giocatori di Serie A1, ma che siamo stati bravi a battere in semifinale sabato pomeriggio. Se proprio devo scegliere dico Udine, Cantù e la Fortitudo”.

Sono giorni che si vocifera di un possibile rinforzo per Forlì. Le chiedo se queste voci infastidiscono lo spogliatoio e se lei, da capitano, è chiamato a gestire anche possibili malumori.

“Se c’è una cosa che ho imparato e che ho maturato con l’esperienza è che il giocatore può controllare tutto ciò che è in suo potere ed è in suo potere fare il meglio possibile in campo nei minuti che gli concede l’allenatore, che gli dà la società e la sinergia con i compagni, mentre le cose esterne non le può controllare. Non c’è dubbio che all’interno del nostro gruppo ci sia un ottimo equilibrio tra i giocatori, siamo tutti quadrati, tutti ci incastriamo bene, siamo tutti professionisti seri, grandi persone e abbiamo un ottimo rapporto anche fuori dal campo e quindi pensiamo a fare il massimo. Al resto penserà eventualmente la società. Non siamo estranei a certe voci, ma sinceramente non ci facciamo neanche contagiare”.

Si ringraziano la Pallacanestro Forlì 2.015 e capitan Cinciarini per la disponibilità mostrata nella realizzazione della presente intervista.