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Alla vigilia dell’ultima giornata del girone di andata che vedrà l’Unieuro Forlì impegnata sul difficile campo della Pallacanestro Trieste ha parlato il coach Antimo Martino (foto copertina di Massimo Nazzaro dal sito ufficiale del club) presentando così la sfida in terra giuliana: “Vigilia di una partita sicuramente importante contro una squadra quotata che conosciamo per il suo valore, per la profondità del suo roster e per l’enorme atletismo che può mettere in campo unito al talento di cui dispone. Sapevamo che ci aspettava questo doppio impegno tra Udine e Trieste di una certa difficoltà e credo che siamo stati molto bravi domenica scorsa nell’affrontare la sfida con grandissima mentalità e soprattutto con concentrazione e voglia di restare dentro alla partita al di là del fatto che siamo poi riusciti a vincerla. E’ chiaro che adesso la sfida da vincere è riproporre lo stesso tipo di performance, chiaramente contro una squadra diversa per tanti motivi, ma farlo fuori casa in un palazzetto difficile davanti a tantissime persone sarà appunto la sfida da vincere”.

Nel piano partita che avete preparato ci sono alcuni giocatori che temete a che controllerete in particolare?

“Sinceramente il valore di Trieste ti porta a non avere una riposta a questa domanda nel senso che parliamo di una squadra che, al di là del quintetto iniziale, può far uscire dalla panchina giocatori del calibro di Filloy, Campogrande, Ferrero, Vildera e, se consideriamo anche Candussi nei suoi primi mesi a Verona l’anno scorso, vanta tutti giocatori che la passata stagione giocavano in Serie A. Questo dà un po’ l’idea del valore dell’avversario che dispone inoltre di due americani molto performanti, però lo stesso Filloy può fare la differenza, Campogrande ha fatto partite, rispettando le sue caratteristiche, con grandi percentuali da tre punti, lo stesso Candussi che non ha bisogno di presentazioni, insomma facciamo fatica e non credo abbia molto senso concentrarci su uno o due elementi perché non è una di quelle squadre a cui vai a limitare un paio di giocatori e trovi la chiave di volta del match”.

Siamo arrivati alle fatidiche 10 giornate disputate e allora ci dica dove la sua Unieuro è molto migliorata e dove lei ancora non è contento rispetto alle sue aspettative?

“Sicuramente è una squadra che sta dimostrando di crescere partita dopo partita e questo è un aspetto molto importante. Questa è una squadra che all’interno di una partita riesce a fare delle cose che servono ai fini della gara e mi riferisco alla concretezza, a situazioni nelle quali spesso la durezza è più importante della parte estetica e questo è un aspetto che mi rende molto felice. La Pallacanestro Forlì oggi è una squadra che sta dimostrando di poter mantenere la fascia alta della classifica che non è un dato affatto scontato e non era banale riproporci dopo una stagione come quella passata con un roster in gran parte nuovo. Per quanto riguarda ciò che mi piacerebbe vedere, o fare meglio, sono molte le cose da citare perché sono un allenatore molto esigente. Dobbiamo assolutamente crescere sia in attacco che in difesa perché abbiamo proprio la possibilità di fare meglio e quindi mi auguro, partita dopo partita così come già sta avvenendo, che questa squadra continui a migliorare. Non voglio creare false illusioni perché chiaramente miglioreranno anche le altre ed essendo noi attualmente secondi non si pensi che i miglioramenti siano da intendersi in termini di classifica. Il miglioramento che intendo è legato a un discorso oggettivo di squadra. Un altro aspetto da migliorare è quello fisico perché mi auguro che si risolvano presto un po’ di problemini fisici che abbiamo, un po’ di noie individuali che poi ci condizionano sia nella preparazione delle partite che nelle partite stesse”.

Relativamente a queste noie che si protraggono nel tempo c’è qualche situazione fisica particolare?

“No non abbiamo situazioni particolari, però sapevamo di avere giocatori che venivano da prolungati stop causa infortunio. Zampini, ad esempio, da una lunga pausa a seguito di un intervento, Zilli da una pulizia al ginocchio, qualche situazione che ha coinvolto qualche altro giocatore che si sommano ad alcune noie che ci hanno condizionato ad inizio anno, vedi Xavier Johnson e Kadeem Allen, e che ciclicamente hanno colpito un po’ tutti i giocatori. Parliamo di una situazione che in fondo è anche abbastanza normale e che vedo ha colpito anche altre squadre, ma è chiaro che ci sono stagioni in cui queste situazioni le paghi meno ed altre che ti condizionano di più. Però grosse-grosse problematiche non ne abbiamo avute. Diciamo che mi piacerebbe poter lavorare nel corso della settimana con un po’ più di regolarità senza questi piccoli contrattempi che, ripeto, condizionano la preparazione delle partite e le partite stesse. Va detto, e questa una cosa abbastanza incredibile, che spesso ci dimentichiamo delle tante partite giocate perché io stesso ho la sensazione che la stagione sia cominciata sei mesi fa ed invece siamo a meno di tre mesi di lavoro e di strada da fare ce n’è ancora tanta”.

In attesa di vedere Trieste ad oggi Udine è parsa la squadra più forte e per avere la meglio avete fatto uno straordinario lavoro difensivo. Domenica basterà o per battere Trieste servirà qualcosa di più?

“Credo potrebbe bastare, ma è chiaro che Trieste rispetto a Udine cerca di esprimere più il talento individuale, cerca di esaltare più le caratteristiche dei giocatori e gioca una pallacanestro sicuramente più energica e atletica. Per questo motivo, come dicevo prima, come idea dobbiamo cercare di riproporre quella mentalità, quella durezza e concentrazione che secondo me ci hanno permesso di battere Udine. Grazie a questo siamo rimasti dentro la partita e poi siamo stati bravi nel finale a trovare le forze per vincerla sfruttando anche il fatto che Udine non ha avuto la forza di chiuderla. Ecco, con Trieste, il senso deve essere lo stesso però le modalità saranno differenti cercando di vincere i duelli individuali, limitare una squadra che prende più di 14 rimbalzi offensivi, che tira ancora di più da tre rispetto a Udine, ma lo fa in maniera diversa. Trieste è una squadra che corre molto e che spesso chiude l’azione nei primi 10 secondi dei possessi e quindi dovremo essere bravi anche ad adeguarci ai loro quintetti spesso anomali nei quali, ad esempio Reyes, che ho affrontato in Serie A da ala piccola, oggi gioca di base come ala forte, ma di frequente finisce le partite come centro tattico. Questo fa capire quanto siano una squadra atipica. Inoltre possono giocare con Ruzzier in alternativa a Brooks o possono giocare insieme, insomma hanno tantissime combinazioni e noi dovremo essere bravi a leggerle, a capirle e di conseguenza a limitarle”.