by Stefano Albanese

Coach Martino in conferenza stampa presenta la sfida alla Tezenis Verona

Il menù della 3^ giornata di Serie A2 propone un’interessantissima sfida Unieuro Forlì vs Tezenis Verona e coach Antimo Martino (foto copertina di Stefano Albanese) la presente così: “Buongiorno a tutti, siamo alla vigilia della terza partita in una settimana e quindi un inizio molto intenso ad una ritmo al quale, comunque, dovremmo abituarci perché si ripeterà nel corso dell’anno per ben otto volte pertanto dovremo essere bravi ad adeguare le nostre abitudini e la nostra modalità di lavoro così come dovranno farlo tutte le squadre. Abbiamo avuto a disposizione soltanto due giorni per prepararci e provare a lavorare su alcuni aspetti che, chiaramente, all’interno di due partite è un tempo molto ridotto, però stiamo cercando di lavorare sulle cose che, soprattutto nella partita contro Cento, abbiamo fatto meno bene. Al tempo stesso utilizzeremo le partite per crescere e migliorare che non è certamente il massimo, ma questo dobbiamo fare. Siamo pronti per affrontare Verona, una squadra che non ha bisogno di tante presentazioni e che è come noi nel novero delle squadre ambiziose di questa Serie A2. Sarà una partita non semplice che dovremo affrontare al meglio e con grande attenzione”.

Buongiorno Antimo. Terza partita in sette giorni, probabilmente ai giocatori piace giocare piuttosto che allenarsi, ma agli allenatori? Forse piace poco?

“Un po’ e un po’ nel senso che essendo io un allenatore molto competitivo, la competizione mi piace e quindi l’idea di avere più emozioni all’interno della stessa settimana non è una cosa che mi dispiace. Dall’altra parte, quando hai la sensazione di dover lavorare per dedicare tempo ad alcuni aspetti, il fatto di giocare spesso e soprattutto il fatto che il giorno dopo una partita e quello prima della successiva, tra due partite ravvicinate, non puoi fare allenamenti nei quali la quantità ed i carichi siano importanti, diventa più una gestione. Sicuramente questo turno infrasettimanale in questo momento non lo avrei inserito. Diverso è quando capita più avanti e più o meno tutte le squadre hanno assunto una loro fisionomia ed una loro struttura. E’ chiaro che anche a livello temporale giocare spesso non aiuta lo staff, ma non aiuta gli stessi giocatori che devono assimilare concetti nuovi, però dobbiamo adeguarci e non possiamo farci niente”.

Rispetto alla partita contro Cento dove abbiamo visto la squadra giocare in velocità, da rimbalzo, da palla recuperata e nelle varie situazioni, dobbiamo aspettarci lo stesso con Verona e in futuro perché è l’impostazione pensata per la sua squadra quest’anno o era una situazione dettata dall’avversario?

“La speranza è quella di andare in quella direzione perché questa è una squadra che, per caratteristiche dei giocatori, può esaltarsi in campo aperto, a cui piace passarsi la palla e coinvolgere tutti e questo comporta dover cercare di tenere alto il ritmo e quindi tutti devono dare tutto quello che hanno nei minuti che vengono chiamati in campo e consentire la miglior efficacia delle rotazioni. Questa è l’idea che speriamo di realizzare anche se non è facile e soprattutto non lo è farlo per tutto l’arco della partita dove si tende a calare fisicamente, ma anche questo è un aspetto che crescerà con il migliorare della condizione atletica. Con Cento siamo stati molto bravi a farlo, ma non sarà sempre così perché, con tutto il rispetto che ho per Cento, quando incontreremo squadre di un livello superiore troveremo anche maggiori difficoltà”.

Alla luce delle prime due giornate e rispettive indicazioni che ha ottenuto, pensa che questa sua terza versione della Pallacanestro Forlì richieda più tempo rispetto alle precedenti per raggiungere i livelli che si aspetta?

“Rispetto all’anno scorso richiederà più tempo sicuramente perché la squadra è cambiata molto di più di quello che può sembrare il solo aspetto numerico perché dalla passata stagione possiamo portarci dietro poco e quindi è un po’ come ripartire da zero avendo nei vari ruoli giocatori con caratteristiche differenti da quelli precedenti. Abbiamo un pacchetto lunghi composto da italiani e due stranieri con caratteristiche e in ruoli differenti che non conoscono questo campionato. Questi sono aspetti determinanti che inevitabilmente comporteranno il fatto che ci vorrà un po’ di tempo per raggiungere determinati standard di rendimento. In più voglio anche aggiungere che questo è un campionato completamente diverso, con una formula diversa ed una competitività molto elevata e noi dovremo essere bravi ad accorciare quanto più possibile questo tempo”.

Su Verona, dove troverete tre ex come Penna, Palumbo e Gazzotti cosa può dirci?

“Penna e Gazzotti li conosciamo molto bene e sono due giocatori che per questa categoria sono una sicurezza. Negli ultimi anni sono sempre arrivati in fondo con un allenatore che conosce molto bene questo campionato e che è a Verona da molti anni. Loro hanno mantenuto 3/5 del quintetto ed hanno aggiunto due stranieri negli stessi ruoli della passata stagione. Pullen è un giocatore che aveva impatto importante in A1 e Cannon è un giocatore che questo campionato lo ha vinto e lo conosce molto bene. Sarà una partita dove la fisicità e il talento dell’avversario ci metteranno di fronte ad un avversario completamente diverso rispetto a Cento”.

In termini temporali quanto cambia potersi allenare tutta la settimana ed invece lavorare con la partita del mercoledì nel mezzo? 

“Eh.. cambia molto perché la settimana tipo dove nei primi due giorni ci concentriamo molto su di noi per poi dal giovedì iniziare a pensare agli avversari, viene completamente stravolta. Hai meno allenamenti e devi decidere le cose più importanti su cui lavorare e quindi non hai la possibilità di fare tutto e devi fare una sintesi. Il lavoro del video diventa importante perché quello che non riesci a provare sul campo cerchi di memorizzarlo guardando le immagini, però chiaramente non è la stessa cosa”.

Studiate l’avversario con video di squadra o anche con video individuali?

“Nella settimana tipo di base facciamo due video, uno con i giochi degli avversari e poi il giorno della partita un video per riassumere che tipo di partita vogliamo fare e le caratteristiche individuali. Ormai da tantissimi anni durante la settimana con i nostri giocatori faccio dei piccoli video dove andiamo selezionare delle azioni e delle situazioni nelle quali cerco di integrare quello che voglio da loro. Reputo il supporto video molto utile specie per quei giocatori che non hanno la capacità di ricordare un po’ tutte le situazioni e per rivedere e correggere gli eventuali errori”.

Dal punto di vista della fase difensiva, rispetto alla Supercoppa e a Cividale, con Cento si sono visti dei passi in avanti. A che punto è in termini percentuali la sua squadra dal punto di vista dell’assimilazione dei concetti difensivi rispetto a ciò che sono i suoi intendimenti?

“In percentuale faccio fatico a dare una risposta. Posso dire che la squadra ha predisposizione difensiva e sta dimostrando di credere in questo. Noi stiamo lavorando molto su questo aspetto mentale e sulla voglia di essere solidi anche perché in questo campionato l’aspetto più importante è quello difensivo. Contro Cento ho visto un atteggiamento molto positivo e grande predisposizione da parte di tutti a fare quello che avevamo deciso di fare, di mettere il corpo, tuffarsi su un pallone vagante e anche a rimbalzo. Tatticamente abbiamo ancora tanti margini di miglioramento, ma l’importante è che ci sia da parte di tutti la consapevolezza e la voglia di mettere tanta energia e questo la squadra lo sta facendo a partire dagli allenamenti”.

Anche contro Cento Forlì ha evidenziato difficoltà nel trovare canestri dalla media e dalla lunga distanza. È un’indicazione che questa sarà una squadra che dovrà cercare di giocare maggiormente sotto canestro o è solo un momento che passerà?

“Secondo me dobbiamo semplicemente raggiungere un livello di fluidità maggiore perché in tante situazioni siamo ancora poco concreti. Iniziamo un qualcosa e poi non lo riusciamo a concretizzare, a volte siamo addirittura troppo generosi, i ragazzi si passano molto la palla, c’è voglia di giocare insieme che non è affatto un aspetto negativo, ma dobbiamo crescere sicuramente tanto. Quello offensivo è un processo più lungo rispetto alla difesa e quindi abbiamo bisogno di un po’ più di tempo per assimilare certi concetti, però c’è predisposizione da parte dei ragazzi e questo è la cosa più importante per me. Non c’è dubbio che partita dopo partita dobbiamo migliorare, ma la qualità dei tiri che abbiamo preso contro Cento è stata una qualità eccellente. Molti dei nostri tiri sono stati presi con i tempi e gli spazi giusti, i giocatori sono stati messi nelle condizioni di fare canestro, poi le percentuali dipendono anche dalla partita, ma se scegli dei buoni tiri alla distanza le percentuali ti aiuteranno”.

A che punto sono i due americani dal punto di vista dell’adattamento e da quello della condizione fisica?

“E’ una situazione diversa per i due nel senso che Dawson, lo sappiamo, è arrivato tardi e sta pagando questo ritardo anche alla luce del fatto che avendo iniziato a giocare non abbiamo potuto svolgere determinati lavoro fisici individuali che sarebbero stati importanti e quindi non è ancora nelle migliori condizioni. Per Harper invece la situazione è differente perché è qui con noi dall’inizio è un giocatore completo e penso abbiate visto anche domenica con quale dedizione si sia speso sia in attacco che in difesa. E’ indubbio che debba abituarsi a un campionato che non conosce e dove anche a lui chiediamo di essere più aggressivo rispetto alle sue caratteristiche, ma è un giocatore di tale spessore che sono certo abbia solo la necessità di capire la nuova realtà nella quale ci sono meno talento e fisicità, ma proprio per questo più difficile per uno come lui. Ho avuto la fortuna di allenare anche in A1 e questo campionato per alcuni aspetti è più difficile perché qui se provi una penetrazione puoi trovarti anche cinque uomini addosso che è una cosa impensabile in A1 dove se lasci l’avversario è un canestro matematico. Per me l’importante è che tutti e due giochino con la squadra come hanno fatto anche domenica e si spendano per il gruppo. Questo è un aspetto non banale perché in passato noi abbiamo battuto, da underdog (sfavoriti n.d.r.), squadre i cui giocatori pensavano più alle loro statistiche che al bene della squadra e noi non vogliamo trovarci in quella condizione”.

Il menù della 3^ giornata di Serie A2 propone un’interessantissima sfida Unieuro Forlì vs Tezenis Verona e coach Antimo Martino (foto copertina di Stefano Albanese) la presente così: “Buongiorno a tutti, siamo alla vigilia della terza partita in una settimana e quindi un inizio molto intenso ad una ritmo al quale, comunque, dovremmo abituarci perché si ripeterà nel corso dell’anno per ben otto volte pertanto dovremo essere bravi ad adeguare le nostre abitudini e la nostra modalità di lavoro così come dovranno farlo tutte le squadre. Abbiamo avuto a disposizione soltanto due giorni per prepararci e provare a lavorare su alcuni aspetti che, chiaramente, all’interno di due partite è un tempo molto ridotto, però siamo cercando di lavorare sulle cose che, soprattutto nella partita contro Cento, abbiamo fatto meno bene. Al tempo stesso utilizzeremo le partite per crescere e migliorare che non è certamente il massimo, ma questo dobbiamo fare. Siamo pronti per affrontare Verona, una squadra che non ha bisogno di tante presentazioni e che è come noi nel novero delle squadre ambiziose di questa Serie A2. Sarà una partita non semplice che dovremo affrontare al meglio e con grande attenzione”.

Buongiorno Antimo. Terza partita in sette giorni, probabilmente ai giocatori piace giocare piuttosto che allenarsi, ma agli allenatori? Forse piace poco?

“Un po’ e un po’ nel senso che essendo io un allenatore molto competitivo, la competizione mi piace e quindi l’idea di avere più emozioni all’interno della stessa settimana non è una cosa che mi dispiace. Dall’altra parte, quando hai la sensazione di dover lavorare per dedicare tempo ad alcuni aspetti, il fatto di giocare spesso e soprattutto il fatto che il giorno dopo una partita e quello prima della successiva, tra due partite ravvicinate, non puoi fare allenamenti nei quali la quantità ed i carichi siano importanti, diventa più una gestione. Sicuramente questo turno infrasettimanale in questo momento non lo avrei inserito. Diverso è quando capita più avanti e più o meno tutte le squadre hanno assunto una loro fisionomia ed una loro struttura. E’ chiaro che anche a livello temporale giocare spesso non aiuta lo staff, ma non aiuta gli stessi giocatori che devono assimilare concetti nuovi, però dobbiamo adeguarci e non possiamo farci niente”.

Rispetto alla partita contro Cento dove abbiamo visto la squadra giocare in velocità, da rimbalzo, da palla recuperata e nelle varie situazioni, dobbiamo aspettarci lo stesso con Verona e in futuro perché è l’impostazione pensata per la sua squadra quest’anno o era una situazione dettata dall’avversario?

“La speranza è quella di andare in quella direzione perché questa è una squadra che, per caratteristiche dei giocatori, può esaltarsi in campo aperto, a cui piace passarsi la palla e coinvolgere tutti e questo comporta dover cercare di tenere alto il ritmo e quindi tutti devono dare tutto quello che hanno nei minuti che vengono chiamati in campo e consentire la miglior efficacia delle rotazioni. Questa è l’idea che speriamo di realizzare anche se non è facile e soprattutto non lo è farlo per tutto l’arco della partita dove si tende a calare fisicamente, ma anche questo è un aspetto che crescerà con il migliorare della condizione atletica. Con Cento siamo stati molto bravi a farlo, ma non sarà sempre così perché, con tutto il rispetto che ho per Cento, quando incontreremo squadre di un livello superiore troveremo anche maggiori difficoltà”.

Alla luce delle prime due giornate e rispettive indicazioni che ha ottenuto, pensa che questa sua terza versione della Pallacanestro Forlì richieda più tempo rispetto alle precedenti per raggiungere i livelli che si aspetta?

“Rispetto all’anno scorso richiederà più tempo sicuramente perché la squadra è cambiata molto di più di quello che può sembrare il solo aspetto numerico perché dalla passata stagione possiamo portarci dietro poco e quindi è un po’ come ripartire da zero avendo nei vari ruoli giocatori con caratteristiche differenti da quelli precedenti. Abbiamo un pacchetto lunghi composto da italiani e due stranieri con caratteristiche e in ruoli differenti che non conoscono questo campionato. Questi sono aspetti determinanti che inevitabilmente comporteranno il fatto che ci vorrà un po’ di tempo per raggiungere determinati standard di rendimento. In più voglio anche aggiungere che questo è un campionato completamente diverso, con una formula diversa ed una competitività molto elevata e noi dovremo essere bravi ad accorciare quanto più possibile questo tempo”.

Su Verona, dove troverete tre ex come Penna, Palumbo e Gazzotti cosa può dirci?

“Penna e Gazzotti li conosciamo molto bene e sono due giocatori che per questa categoria sono una sicurezza. Negli ultimi anni sono sempre arrivati in fondo con un allenatore che conosce molto bene questo campionato e che è a Verona da molti anni. Loro hanno mantenuto 3/5 del quintetto ed hanno aggiunto due stranieri negli stessi ruoli della passata stagione. Pullen è un giocatore che aveva impatto importante in A1 e Cannon è un giocatore che questo campionato lo ha vinto e lo conosce molto bene. Sarà una partita dove la fisicità e il talento dell’avversario ci metteranno di fronte ad un avversario completamente diverso rispetto a Cento”.

In termini temporali quanto cambia potersi allenare tutta la settimana ed invece lavorare con la partita del mercoledì nel mezzo? 

“Eh.. cambia molto perché la settimana tipo dove nei primi due giorni ci concentriamo molto su di noi per poi dal giovedì iniziare a pensare agli avversari, viene completamente stravolta. Hai meno allenamenti e devi decidere le cose più importanti su cui lavorare e quindi non hai la possibilità di fare tutto e devi fare una sintesi. Il lavoro del video diventa importante perché quello che non riesci a provare sul campo cerchi di memorizzarlo guardando le immagini, però chiaramente non è la stessa cosa”.

Studiate l’avversario con video di squadra o anche con video individuali?

“Nella settimana tipo di base facciamo due video, uno con i giochi degli avversari e poi il giorno della partita un video per riassumere che tipo di partita vogliamo fare e le caratteristiche individuali. Ormai da tantissimi anni durante la settimana con i nostri giocatori faccio dei piccoli video dove andiamo selezionare delle azioni e delle situazioni nelle quali cerco di integrare quello che voglio da loro. Reputo il supporto video molto utile specie per quei giocatori che non hanno la capacità di ricordare un po’ tutte le situazioni e per rivedere e correggere gli eventuali errori”.

Dal punto di vista della fase difensiva, rispetto alla Supercoppa e a Cividale, con Cento si sono visti dei passi in avanti. A che punto è in termini percentuali la sua squadra dal punto di vista dell’assimilazione dei concetti difensivi rispetto a ciò che sono i suoi intendimenti?

“In percentuale faccio fatico a dare una risposta. Posso dire che la squadra ha predisposizione difensiva e sta dimostrando di credere in questo. Noi stiamo lavorando molto su questo aspetto mentale e sulla voglia di essere solidi anche perché in questo campionato l’aspetto più importante è quello difensivo. Contro Cento ho visto un atteggiamento molto positivo e grande predisposizione da parte di tutti a fare quello che avevamo deciso di fare, di mettere il corpo, tuffarsi su un pallone vagante e anche a rimbalzo. Tatticamente abbiamo ancora tanti margini di miglioramento, ma l’importante è che ci sia da parte di tutti la consapevolezza e la voglia di mettere tanta energia e questo la squadra lo sta facendo a partire dagli allenamenti”.

Anche contro Cento Forlì ha evidenziato difficoltà nel trovare canestri dalla media e dalla lunga distanza. È un’indicazione che questa sarà una squadra che dovrà cercare di giocare maggiormente sotto canestro o è solo un momento che passerà?

“Secondo me dobbiamo semplicemente raggiungere un livello di fluidità maggiore perché in tante situazioni siamo ancora poco concreti. Iniziamo un qualcosa e poi non lo riusciamo a concretizzare, a volte siamo addirittura troppo generosi, i ragazzi si passano molto la palla, c’è voglia di giocare insieme che non è affatto un aspetto negativo, ma dobbiamo crescere sicuramente tanto. Quello offensivo è un processo più lungo rispetto alla difesa e quindi abbiamo bisogno di un po’ più di tempo per assimilare certi concetti, però c’è predisposizione da parte dei ragazzi e questo è la cosa più importante per me. Non c’è dubbio che partita dopo partita dobbiamo migliorare, ma la qualità dei tiri che abbiamo preso contro Cento è stata una qualità eccellente. Molti dei nostri tiri sono stati presi con i tempi e gli spazi giusti, i giocatori sono stati messi nelle condizioni di fare canestro, poi le percentuali dipendono anche dalla partita, ma se scegli dei buoni tiri alla distanza le percentuali ti aiuteranno”.

A che punto sono i due americani dal punto di vista dell’adattamento e da quello della condizione fisica?

“E’ una situazione diversa per i due nel senso che Dawson, lo sappiamo, è arrivato tardi e sta pagando questo ritardo anche alla luce del fatto che avendo iniziato a giocare non abbiamo potuto svolgere determinati lavoro fisici individuali che sarebbero stati importanti e quindi non è ancora nelle migliori condizioni. Per Harper invece la situazione è differente perché è qui con noi dall’inizio è un giocatore completo e penso abbiate visto anche domenica con quale dedizione si sia speso sia in attacco che in difesa. E’ indubbio che debba abituarsi a un campionato che non conosce e dove anche a lui chiediamo di essere più aggressivo rispetto alle sue caratteristiche, ma è un giocatore di tale spessore che sono certo abbia solo la necessità di capire la nuova realtà nella quale ci sono meno talento e fisicità, ma proprio per questo più difficile per uno come lui. Ho avuto la fortuna di allenare anche in A1 e questo campionato per alcuni aspetti è più difficile perché qui se provi una penetrazione puoi trovarti anche cinque uomini addosso che è una cosa impensabile in A1 dove se lasci l’avversario è un canestro matematico. Per me l’importante è che tutti e due giochino con la squadra come hanno fatto anche domenica e si spendano per il gruppo. Questo è un aspetto non banale perché in passato noi abbiamo battuto, da underdog (sfavoriti n.d.r.), squadre i cui giocatori pensavano più alle loro statistiche che al bene della squadra e noi non vogliamo trovarci in quella condizione”.