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FORLIMPOPOLI. All’inizio degli Anni Duemila un tecnico romagnolo soleva ironizzare su se stesso autodefinendosi «l’allenatore della no-fly zone». Nel senso che si era abituato a volare solo da una parte all’altra di Forlimpopoli sedendo di volta in volta o sulla panchina della Pallacanestro Forlimpopoli o su quella della Pallacanestro 2000. Parliamo di Luciano Ruscelli, che ora ha un degno erede.

Sì perché cambiano i nomi delle società, ma la storia più o meno torna a ripetersi, incarnata adesso da Alessio Agnoletti, il coach che dopo avere guidato per tre stagioni l’Artusiana, salta il fossato della Rocca e passa sull’altra sua sponda: quella dei Baskérs in serie D.

E’ la notizia che smuove il mercato delle minors cestistiche romagnole e che va assolutamente analizzata con il diretto protagonista: l’allenatore che dopo le giovanili della Fulgor Libertas e l’esperienza alla Giorgina Saffi Forlì, nel triennio artusiano ha conquistato una promozione diretta in C Silver seguita poi, nell’ultima stagione, da una salvezza senza sofferenze.

Agnoletti, una scelta non semplice da assumere: com’è maturata?

«La chiamerei scelta radicale, ma assolutamente serena. Dopo tre anni splendidi ritenevo concluso il mio ciclo all’Artusiana. Tanto più dopo avere parlato con il presidente Riccardo Vitali che mi ha annunciato il desiderio di essere meno coinvolto d’ora in poi con la società di pallacanestro. A quel punto ho pensato che fosse arrivato per me il momento giusto di tuffarmi in una nuova sfida e proprio in quei frangenti mi è giunta la proposta dei Baskérs».

Da “uomo Artusiana” hai tentennato?

«No, non ci ho messo un attimo ad accettare perché parliamo di una realtà giovane, ambiziosa e con progettualità. Sicuramente l’occasione più intrigante che mi potesse capitare».

Agnoletti scende nuovamente di categoria dopo un’annata nella quale l’obiettivo è stato centrato. Non è un divorzio amaro, quindi.

«Tutt’altro. L’obiettivo era mantenere quella C Silver di cui Forlimpopoli è assolutamente degna e ci siamo riusciti nonostante gli infortuni, con Nervegna play e Piazza centro titolare. I ragazzi, tutti, mi hanno positivamente stupito, per noi è stata una grandissima annata».

Promozione del 2018 e salvezza a parte, che cosa resterà dentro di questo triennio?

«Tante cose perché l’Artusiana oltre a essere una società organizzata è una grande famiglia. Lavorare con Vitali è stato un piacere enorme perché è una persona che dà priorità alle idee, che infonde fiducia e fa crescere le persone. Io dovevo solo allenare ed ero nelle condizioni ideali per farlo. Lo ammetto, sono cresciuto».

Adesso sostituirà Riccardo Saragoni in una squadra che ha centrato i play-off di serie D. Quali sono i traguardi da raggiungere coi Baskérs?

«Sono felice abbia pensato a me una realtà che ormai si è consolidata e che vuole il salto di qualità. Se ho accettato è perché voglio provare a rivincere il campionato coi Baskérs. Non ho paura di dirlo, deve essere uno stimolo per noi anche se so benissimo come la serie D sia complicata, durissima e per vincerla serva anche tanta fortuna».

La squadra verrà rinnovata profondamente?

«Per ora sono sicuri della conferma Rossi, Rombaldoni e Biffi, oltre a Ronci come mio vice. Assieme al direttore sportivo Marco Catalano ci stiamo confrontando per allestire una rosa lunga, con elementi del territorio e che sia duttile ed equilibrata. Non andremo a caccia del “nome”, però».

E di chi, allora?

«Di un altro regista capace di cambiare ritmo uscendo dalla panchina, di un centro importante e di un suo cambio di buon livello e poi di due ali capaci di giocare in entrambi i ruoli aprendo il campo».

Lo hai detto, però. La D è molto incerta, quasi snervante.

«Lo so bene, ma ancora è difficile dire quali saranno le nostre principali avversarie. Mi aspetto squadre riminesi combattive e da corsa, poi la Scuola Basket Ferrara sarà sempre ad alto livello e le bolognesi rappresentano un’incognita e un’insidia costanti. E poi c’è il Grifo Imola: vediamo se vorrà tentare subito di risalire in C Silver».