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Amico è quello che non passa mentre tutto va. E lui amico di Forlì lo è e lo sarà sempre, perché quel biancorosso addosso gli ha sempre donato. Non che l’attuale gialloblù vesta peggio, anzi lo sta indossando come meglio non avrebbe potuto, ma dopo 4 lunghi anni, quando domani 3.500 e più persone lo vedranno in campo “diversamente vestito”, l’effetto sarà notevole.

Sarà e “farà strano”. Sarà un misto di piacere e di malinconia com’è tutte le volte che rivediamo un amico caro e il gioioso abbraccio del presente si miscela a un fiume di ricordi e nostalgie cui amiamo immergerci e crogiolarci. Sarà così quando domani sera al Pala Galassi, la pallacanestro forlivese rivedrà sul parquet che ha calcato dal 2015 sino alla primavera scorsa, Davide Bonacini.

La gara tra Unieuro e Montegranaro è importante per una squadra in piena salute che vuole tenere saldissimo in mano il suo secondo posto, ma è prima di tutto la partita del ritorno dell’ex capitano, per la prima volta avversario nella città che lo ha adottato e alla quale ha sempre donato una dedizione e una passione assolute, realizzando oltre 800 punti in 135 uscite, vincendo un campionato di B e una Coppa Italia, crescendo assieme a squadra e club e ricevendone in cambio tanto, tantissimo. Sia sotto il profilo umano e sentimentale, sia sotto quello più strettamente cestistico. Sì, perché è a Forlì che, in stagioni belle e al contempo difficili, Bonacini è diventato un giocatore da serie A2. Un giocatore da quintetto e da grandi prestazioni. Quelle che sta sfoggiando ora alla Premiata Montegranaro.

Ovviamente l’emozione più grande sarà quella che lui, in persona, vivrà. Davide Bonacini è pronto a reggerne l’impatto?

«Ah, meno male che partiamo con la squadra stasera, così domattina potrò andare al palazzetto a tirare e attutirò un po’ il colpo. Non completamente comunque, perché una situazione così non l’ho mai vissuta e domani sera sarà un’emozione che adesso non so né immaginare né descrivere. Sono sicuro che prima della partita e dopo la gara sarà stupendo come lo è stato a Porto San Giorgio, all’andata quando i tifosi forlivesi mi aspettarono per salutarmi. Sarà così, ma moltiplicato per 100… Per poi quando si è in partita, tutto va in stand-by e penso solo a giocare».

La Pallacanestro 2.015 ti premierà, probabilmente lo faranno anche i tifosi. Cosa hanno rappresentato i tuoi anni forlivesi?

«Tutto, questa è casa mia e, pensa, giovedì sarò ancora a Forlì per andare a vedere un’altra casa perché qui ci vivrò. Riabbracciare il presidente Giancarlo Nicosanti sarà stupendo, perché gli voglio bene: siamo “nati insieme”, abbiamo sofferto e gioito assieme e credo di avere dato anche il mio contributo alla crescita di un progetto che ora può davvero ambire alla serie A o, comunque, a mantenersi solidamente ai vertici dell’A2».

Nelle parole di Bonacini non si legge rimpianto tra le righe anche se in estate il rapporto è finito. Forse i nuovi stimoli hanno fatto bene a lui e il nuovo assetto, visti i risultati, anche all’Unieuro?

«Col senno del poi ha fatto bene a entrambi. Certo, con la tipologia di squadra che è stata costruita, per me non ci sarebbe stato molto spazio e non avrei accettato di restare in un contesto di quel tipo. E poi dopo 4 anni le esperienze vanno rinnovate e io ammetto di trovarmi benissimo alla Poderosa. Non rinnego nulla di quello che è stato, ma qui sto giocando con grande serenità».

E i risultati si vedono: Bonacini viaggia come un treno.

«Gennaio è stato un ottimo mese per me, è vero, ma ora arrivano le partite più difficili per noi e spero che arrivino anche i risultati perché è sempre il contesto di squadra quello dal quale scaturiscono anche le prestazioni individuali».

E questa Montegranaro cosa vuole raggiungere, la salvezza senza affanni?

«Perché solo quella? No, a parte la sconfitta con Udine che è una grande sqauadra, il nostro momento è decisamente positivo, abbiamo vinto match importanti anche senza Aaron Thomas e abbiamo trovato pur con tanti cambi tra coach e giocatori, una nostra identità. Siamo una squadra sempre più unita che ha i play-off appena due punti sopra le nostre teste. Noi ci guardiamo, perché non dovremmo?».

Il nostro augurio è che possano arrivare, e invece Forlì, che all’andata arrivò al confronto con la Poderosa in un momento delicato e che invece, adesso, viaggia col vento in poppa?

«E’ una squadra, passatemi il termine… “atipica”. Nel senso che ha il miglior pacchetto lunghi del campionato e due stranieri che non devono assicurare per forza punti, ma tante altre cose. So che all’inizio hanno fatto fatica a creare la chimica e che il pubblico non subito ha capito qual era il progetto tecnico, però adesso ci sono gli equilibri giusti e si vede. Sono convinto che a una squadra come l’Unieuro di quest’anno, un giocatore “alla Ferguson” non servisse. O almeno non glielo vedo io. Direi che hanno centrato l’obiettivo tecnico».

E quindi, tirando le somme, che partita sarà domani?

«Bellissima e complicata. Il Pala Galassi è un fattore, lo so e… farà effetto. Però io del match di domani sera voglio godermi ogni momento, ogni immagine, ogni angolo, ogni volto ed ogni voce. Tutto, dall’inizio alla fine. Sarà una figata».