È un’antica tradizione della pallacanestro forlivese: arrivi alla partita di cartello nel tuo momento migliore, con le ali ai piedi e in classifica e la convinzione a mille dentro la squadra e nell’ambiente e… rigorosamente la perdi.
La storia si è ripetuta anche nel derby del Pala De Andrè che legittima il primato in classifica dell’OraSì e rimanda l’Unieuro ad altri appuntamenti con la verità. La stagione è lunga e ce ne saranno altri e ancora più importanti della sfida romagnola di oggi, ma sarà necessario presentarsi con ben altro piglio. Il coach dei biancorossi, Sandro Dell’Agnello, ne è consapevole.
«Non è stata certo la gara che volevamo fare. Vanno sottolineati i grandi meriti a Ravenna che ha avuto in mano il pallino del gioco dall’inizio alla fine e specialmente nei primi 20’ non era preventivato che facessimo così fatica davanti alla fisicità dei nostri avversari. E’ qualcosa che a noi non doveva e non deve succedere. Non ci ha aiutato il fatto che prima delle due triple realizzate nell’ultimo minuto, avevamo 2/22 dalla lunga. E’ stata una salita dall’inizio, potevamo difendere meglio, ma avremmo avuto anche bisogno di più precisione in attacco».
Sono tanti i particolari che l’allenatore mette sotto la lente del suo microscopio, ma alla fine tutto ruota attorno a un concetto: Ravenna ha avuto più energia, più intensità, più muscoli e forza fisica. L’Unieuro non ha mai saputo pareggiare il confronto atletico.
«Non cerco scuse, volevamo venire a Ravenna e fare tutt’altra partita. Non volevamo subire 86 punti e subirne 17 da secondo possesso, decisamente troppi, ma i nostri avversari sono stati molto più bravi e va riconosciuto. Quando poi ci siamo riaffacciati due volte sul -9 nel terzo periodo, tra le triple che abbiamo fallito per il -6 e due canestri allo scadere dei 24″ di Ravenna, la partita si è definitivamente chiusa. Ammesso che fossimo in grado di riaprirla davvero.
L’impatto fisico dell’OraSì ha fatto la differenza. Era quello che noi avevamo fatto pagare agli avversari nelle ultime gare e questa volta non ci siamo riusciti. Eravamo in casa della prima in classifica e oggi abbiamo capito anche il perché lo sia».
Cosa può rappresentare o insegnare una sconfitta di questo tipo?
«Ovviamente eviteresti volentieri ko del genere, ma alla fine fanno sempre comodo perché poi ti metti sotto con la testa e con le gambe ad aggiustare ciò che va aggiustato e ci poni più attenzione. Anche se poi, ai miei ragazzi a livello di impegno settimanale non ho nulla da rimproverare».
Qualcosa da rimproverare oggi ci sarebbe, però. Specialmente ai due americani. La prova di Rush e Watson è stata assolutamente negativa. Il coach, però, evita accuratamente di aprire il “Caso di Natale” dopo il derby.
«Abbiamo sempre ragionato sul fatto di essere una cooperativa del canestro e lo restiamo. E’ vero che qualcuno di noi oggi è stato un po’ sotto tono e in una partita così importante, in casa della prima in classifica, se hai due o tre giocatori non in giornata, poi paghi. Però sono cose che possono succedere».