Fabrizi: “La continuità la nostra pecca più grande. L’aver cambiato più volte pelle ci ha rallentato. Harper non si discute”

La Pallacanestro Forlì 2.015 non sta certamente vivendo la sua miglior stagione e non sta attraversando un momento particolarmente brillante e, con una qualificazione ai playoff ancora tutta da conquistare, noi di Piazzale della Vittoria abbiamo voluto ascoltare dalla voce dell’assistant coach Andrea Fabrizi (foto copertina di Stefano Albanese) alcune considerazioni sulle difficoltà di un’annata nella quale l’Unieuro non è mai riuscita a trovare la giusta continuità di rendimento.

Buongiorno Fabrizi, partiamo dallo stato di salute fisica, ma soprattutto mentale, della squadra dopo un’altra prova sotto le aspettative in quel di Pesaro.

“Buongiorno. Credo che durante questa stagione, purtroppo, ci sia capitato di non approcciare bene alcune partite soprattutto da un punto di vista fisico e di intensità più che di durezza mentale e quando abbiamo incontrato squadre che fanno dell’intensità e dell’energia il loro punto di forza abbiamo pagato dazio. Questa è una cosa su cui dobbiamo lavorare non è facile da aggiustare ed infatti ogni tanto ci capita di ricascarci però non possiamo far finta che sia un problema che non esiste. La squadra fino ad oggi ha sempre reagito bene a queste brutte prestazioni e quindi anche in questa settimana stiamo lavorando per cercare di presentarci al massimo alla prossima settimana che ci vedrà impegnati con tre partite tutte insidiose tra scontri diretti e la trasferta di Piacenza. Dal punto di vista fisico stiamo bene, fortunatamente gli esami strumentali effettuati da Riccardo (Tavernelli n.d.r.) hanno escluso cose gravi. In questo momento il giocatore sta lavorando con lo staff medico e vediamo di giorno in giorno qual è la sua condizione e poi valuteremo sulla base della sopportabilità del dolore l’eventuale reintegro in gruppo”.

Nel corso della stagione tutti i protagonisti con i quali abbiamo avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere hanno sempre definito quello attuale, un campionato difficilissimo. Quello che le chiedo è se questo può bastare a giustificare un rendimento così altalenante della Pallacanestro Forlì 2.015.

“Sicuramente per noi c’è stato un cambiamento di pelle che è successo diverse volte all’interno di questa stagione, perché comunque avere tre giocatori stranieri, cambiarli e non tutti nello stesso ruolo è stato sicuramente complicato e quindi tante volte abbiamo dovuto trovare un equilibrio sempre diverso. Queste sono situazioni che ti fanno perdere tempo nella costruzione della squadra e nella costruzione del sistema di gioco, pertanto questo, sommato al fatto che oggettivamente questo campionato stia sorprendendo un po’ tutti, per due ragioni principalmente, e cioè perché essendo diminuito il numero delle squadre, il valore di quelle restanti è sicuramente salito e poi perché oggi, al 15 marzo, giorno dell’ultima partita disputata, abbiamo giocato 31 partite, quando normalmente, fino allo scorso anno, concludevi a fine aprile con 30. E’ chiaro che riducendosi i tempi, tutto quanto diventa più complicato per tutti e comporta che domenica dopo domenica escano sempre, e sottolineo sempre, risultati inattesi in numero maggiore rispetto alle passate stagioni. Ecco, secondo il mio punto di vista anche il nostro rendimento altalenante è la somma di queste due cose”.

Nel corso di questo campionato ci sono stati alcuni episodi dubbi, un paio che hanno riguardato anche Forlì, che, in caso di presenza dell’instant replay, avrebbero potuto cambiare le sorti dell’incontro. Andrea Fabrizi sarebbe favorevole all’istituzione di questo strumento anche in Serie A2?

“Sicuramente sì, ma credo che l’unico e vero problema sia economico perché l’instant replay prevede di avere, credo, almeno cinque telecamere in più, prevede di aver un sistema che avrebbe un costo molto alto e che in questi casi ricadrebbe sulle società e quindi forse la cosa più giusta sarebbe inserirlo ad esempio nei playoff e nelle Final Four di Coppa Italia”.

Capitolo Harper. Il giocatore si trova in un contesto sbagliato. Non è una prima punta. Non si è adattato al gioco di Martino. E’ sempre stato abituato a una prima lega e non si è calato nella nuova dimensione. Non è all’altezza. Sono alcuni dei pensieri che si leggono o si sentono tra i tifosi sull’americano di Forlì. Cosa c’è di vero in queste affermazioni o più correttamente qual è il suo punto di vista sul rendimento del giocatore?

“Guardi parto dall’ultima e cioè non è all’altezza. Ora, o le dieci squadre di prima lega che lo hanno fatto giocare fino adesso con ottimi risultati erano tutte impazzite, oppure credo che il fatto che non sia all’altezza di poter giocare in una Serie A2 italiana sia veramente e oggettivamente anacronistico. Demonte è un giocatore particolare perché posso dirle che è il giocatore americano, meno americano, tra tutti quelli che ho avuto la fortuna di allenare. Non è un ragazzo presuntuoso, non ha mai dato un problema da quando abbiamo iniziato, è un ragazzo che non ha saltato un allenamento, non s’è preso mai una pausa pur essendo un veterano di 36 anni con tanti anni di prime leghe alle spalle, è un ragazzo che va d’accordo con tutti e che non ha mai avuto screzi con nessuno, insomma è un professionista perfetto. Forse in questo ricorda, come persona, Vincent Sanford che fu con noi al mio primo anno a Forlì. Parliamo di giocatori americani che possono essere considerati come degli europei. In tutto ciò lui è un giocatore che sa fare tantissime cose, forse non ne sa fare nessuna benissimo, ma sicuramente non ne fa nessuna male. Lui porta all’interno della nostra squadra tantissimi elementi meno visibili di quelli che porta magari un giocatore che sa fare una sola cosa come ad esempio palleggio, arresto e tiro da tre punti dieci volte a partita che però ti crea lacune da altre parti. Harper è un giocatore che ti dà un certo equilibrio a cui non puoi chiedere di fare una cosa precisa benissimo perché non è quel tipo di giocatore, non è uno specialista, ma oggettivamente è uno dei pochissimi che sa rispettare in pieno il piano partita. Le faccio un esempio: ci sono giocatori che in attacco sono meravigliosi, ma non rispettano per niente il piano partita e questa cosa la sappiamo noi dello staff, ma il pubblico non lo percepisce, oppure ci sono giocatori che in difesa fanno bene, ma che non rispettano le regole che lo staff ha dato e che possono risultare efficaci per due stoppate date, Demonte posso dirle che invece è un giocatore da quel punto di vista perfetto che non sbaglia niente. Sicuramente può sbagliare un tiro, può sbagliare una penetrazione, ma raramente non rispetta quello che noi chiamiamo game plan. Ecco perché gioca molti minuti, perché ti dà una sicurezza importante anche nelle serate meno efficaci al tiro e sa rendere la squadra solida. Non perché si chiama Demonte Harper o perché è un americano e deve giocare”.

Capitolo squadra. Ci dice, dal suo punto di vista, dove questo gruppo non ha fatto i progressi che vi eravate preventivati a inizio stagione?

“Sicuramente nella continuità. E’ un gruppo che ha alti e bassi e la continuità di rendimento è indubbiamente la pecca che abbiamo in questo momento perché è un gruppo che è stato capace di fare degli exploit importanti, anche in serie, e poi di ricadere in partite oggettivamente meno brillanti o in alcuni casi, bisogna essere onesti, assolutamente sbagliate. Il nostro cruccio, come staff, è quello di rendere questo gruppo più continuo”.

Questa è la sua terza stagione da assistente di Martino qui a Forlì. Lo scorso anno ai nostri microfoni confessò di non aver smanie di grandezza e di trovarsi benissimo nel suo ruolo. E’ sempre della stessa idea o dobbiamo prepararci a vederla presto nel ruolo di capo allenatore?

“Mah.. più o meno sono della stessa idea. Penso che uno debba essere pronto ogni anno se passa un treno a prenderlo, però io mi trovo bene a Forlì e anzi devo ringraziare il club perché per me questo è stato un anno un po’ particolare e ringrazio tantissimo la società per essermi stato vicino e per avermi aiutato in un momento un po’ delicato per me”.

Si ringraziano la Pallacanestro Forlì 2.015 e l’assistant coach Andrea Fabrizi per la disponibilità mostrata nella realizzazione della presente intervista